Il successo imprenditoriale spesso affonda le radici in un problema non risolto. Per Stefano Pepe, CEO e fondatore di Badacare, quel problema era profondamente personale. Cresciuto professionalmente tra i giganti del management, Pepe è riuscito a canalizzare un’esperienza familiare in una brillante opportunità di business con un impatto sociale ineguagliabile.
L’azienda ha infatti saputo colmare un vuoto di mercato, digitalizzando e portando trasparenza in un settore tradizionale e frammentato come quello dell’assistenza domiciliare. La chiave del successo? Unire rigore manageriale, strategie di marketing e innovazione tecnologica.
In questa intervista, Stefano Pepe ci svela come un’impresa può prosperare investendo in servizi integrati, espandendo oggi la sua visione dall’Italia all’Europa.
Qual è il suo background professionale e quando ha capito che la sua idea poteva diventare una vera impresa e non solo una soluzione personale?
Il mio percorso parte da una laurea in Management all’Università Bocconi, conseguita nel 2015. Dal 2016 al 2021 ho lavorato in grandi multinazionali come Dell Technologies, IKEA e Carrefour, esperienze che mi hanno insegnato l’importanza della visione strategica, della gestione delle persone e della sostenibilità nei modelli di business.
Tuttavia, dentro di me cresceva la voglia di costruire qualcosa di mio, capace di generare anche un impatto sociale. Durante il corso universitario di Social Entrepreneurship ho scoperto che si potevano unire impresa e solidarietà, creando valore economico e umano allo stesso tempo.
La vera spinta, però, è arrivata da una storia personale: per oltre dieci anni ho visto i miei genitori assistere mia nonna Maria, malata di Alzheimer. Hanno vissuto sulla propria pelle la fatica di trovare badanti affidabili, rivolgendosi ad agenzie molto costose ma con standard qualitativi spesso deludenti. Quell’esperienza mi ha fatto toccare con mano un problema enorme e comune a tantissime famiglie italiane: la solitudine nel gestire la non autosufficienza.
Ho notato che nessuno offriva un servizio di selezione badanti digitale, trasparente e accessibile, e lì ho capito che potevo unire la mia formazione manageriale alla mia esperienza personale per creare una soluzione nuova. Così, tra il 2017 e il 2018, ho studiato il mercato, analizzato i modelli europei e sviluppato un business plan di oltre cento pagine. Da quel lavoro di ricerca e da un bisogno vissuto in prima persona è nata Badacare: un progetto che unisce tecnologia, empatia e impatto sociale per restituire serenità alle famiglie e dignità ai caregiver.
Guardandosi indietro, quali difficoltà ha incontrato nel trasformare un bisogno umano in un modello di business sostenibile?
Operare in un settore a forte impatto sociale è una sfida complessa. I margini economici sono limitati e le famiglie spesso hanno risorse contenute. Abbiamo capito che la chiave della sostenibilità è offrire un ecosistema di servizi integrati, che semplifichi la vita delle famiglie e garantisca valore a lungo termine.
Non solo selezione della badante, ma anche gestione fiscale, formazione continua (sia in presenza che online), supporto psicologico ai caregiver, soluzioni assicurative e consulenze specialistiche.
In Italia, purtroppo, l’assistenza domiciliare non è ancora considerata un diritto primario, ma in Paesi come l’Olanda – dove ora operiamo – è completamente finanziata dallo Stato. Questo ci conferma che il nostro modello ha potenzialità anche su scala europea.
Badacare è una startup a vocazione sociale, ma con un’anima fortemente digitale. Come si bilanciano impatto sociale e sostenibilità economica nel vostro modello?
Badacare oggi non è più una startup in senso stretto. Dopo oltre cinque anni di attività siamo una realtà solida, ma con la stessa mentalità innovativa del primo giorno. Investiamo ogni anno in ricerca e sviluppo, creando nuovi servizi e brand capaci di rispondere ai bisogni reali delle famiglie e dei caregiver.
Stiamo per lanciare, ad esempio, un servizio di supporto psicologico online per caregiver e anziani, un sistema di mobilità assistita “on demand” – una sorta di Uber per gli anziani – e un servizio per la spesa a domicilio dedicata ai nuclei assistiti.
Il nostro equilibrio nasce dall’unione di tre fattori: visione imprenditoriale, gestione rigorosa dei costi e capacità di innovare in modo utile. È così che si uniscono impatto sociale e sostenibilità economica.
Il settore dell’assistenza familiare in Italia è spesso frammentato e informale. Qual è la principale innovazione che Badacare ha portato in questo mercato?
In Italia l’assistenza domiciliare è ancora troppo frammentata e spesso informale. La nostra missione è contribuire a renderla un diritto accessibile, trasparente e professionale.
Nel 2023 abbiamo presentato al Governo Meloni alcune proposte di legge per potenziare i fondi per la non autosufficienza e favorire la regolarizzazione del settore. Abbiamo dimostrato come investire nell’assistenza domiciliare possa generare valore economico, aumentare l’occupazione femminile e ridurre i costi sociali legati ai sussidi. Sul piano operativo, Badacare promuove la contrattazione regolare, la formazione continua e la valorizzazione del ruolo del caregiver, che nei prossimi anni sarà sempre più professionalizzato, al pari degli OSS e degli infermieri. Vogliamo essere pronti a guidare questa trasformazione.
Quali sono stati gli elementi tecnologici chiave (motore di ricerca, algoritmi, test attitudinali digitali, ecc.) che hanno fatto la differenza nel vostro servizio?
La tecnologia è la spina dorsale di Badacare. Grazie a importanti investimenti in ricerca e a collaborazioni con spin-off universitari del Politecnico di Torino, abbiamo sviluppato software proprietari che utilizzano algoritmi di intelligenza artificiale per ottimizzare il processo di ricerca e selezione dei caregiver. Il nostro sistema di matching intelligente analizza migliaia di profili, competenze e parametri comportamentali per proporre il candidato più compatibile in modo rapido e preciso.
Questo approccio data-driven ci consente di dedicare più tempo all’ascolto delle famiglie, lasciando che la tecnologia si occupi dell’efficienza operativa.
In un settore così delicato, dove entra in gioco la fiducia, come avete costruito credibilità verso le famiglie?
La fiducia non si racconta, si costruisce giorno dopo giorno, con coerenza e presenza. Noi di Badacare abbiamo scelto di mettere il cliente e la badante al centro, davanti anche ai nostri interessi aziendali. Essere credibili significa mantenere le promesse, ascoltare con empatia e trovare soluzioni concrete. A volte vuol dire anche fare da educatori, spiegare, confrontarsi e prendersi il tempo per capire davvero le persone. È così che abbiamo costruito relazioni durature e una reputazione solida.
Qual è stata la strategia di comunicazione e marketing che ha permesso a Badacare di distinguersi e crescere in un ambito tradizionalmente offline?
Quando siamo nati, nel 2019, il digitale nel settore dell’assistenza era quasi inesistente. Abbiamo colto un vuoto e lo abbiamo riempito con contenuti di valore.
Abbiamo creato Il Badablog, oggi uno dei principali punti di riferimento online per le famiglie: centinaia di articoli che spiegano come gestire un rapporto di lavoro domestico, i costi dell’assistenza, i diritti e i doveri di entrambe le parti. La strategia SEO ci ha permesso di raggiungere migliaia di famiglie ogni mese e oggi persino alcuni assistenti virtuali – come ChatGPT – citano i nostri contenuti come fonte.
La nostra forza è stata educare il mercato, non solo vendergli un servizio.
Quali canali di comunicazione funzionano meglio per raggiungere il vostro pubblico (tv e canali digitali, famiglie, caregiver, partner istituzionali)?
Ci rivolgiamo prevalentemente al ceto medio, perciò utilizziamo una strategia multicanale: radio, stampa, riviste specializzate e un uso mirato dei social.
I nostri video informativi hanno superato oltre un milione di visualizzazioni, segno che c’è fame di conoscenza e voglia di comprendere meglio questo settore. Il messaggio giusto, veicolato attraverso più canali, crea fiducia e rende l’assistenza domiciliare un tema di conversazione sociale, non più un tabù familiare.
Guardando al futuro, come immagina il futuro dell’assistenza domiciliare in Italia e in Europa?
Il futuro dell’assistenza domiciliare sarà ibrido, comprendendo l’aspetto umano e tecnologico insieme. Robotica e intelligenza artificiale avranno un ruolo importante, ma non potranno mai sostituire l’empatia, la sensibilità e la capacità di ascolto.
Le organizzazioni come Badacare dovranno saper integrare le nuove tecnologie con un approccio umano e personalizzato, garantendo sempre dignità e prossimità. L’innovazione avrà senso solo se metterà la persona – non l’algoritmo – al centro.
Se dovesse dare un consiglio a un giovane imprenditore che vuole creare una startup con impatto sociale, quale sarebbe?
Il mio consiglio è semplice: inizia, e fallo presto.
L’imprenditoria sociale è un viaggio che ti mette alla prova, ma ti restituisce un senso profondo. Bisogna essere pronti a sacrificarsi, ad accettare che i margini siano ridotti e che la sostenibilità richieda creatività e rigore. Sii frugale, integra i servizi, crea valore reale e soprattutto non dimenticare mai perché hai iniziato.
Quando il tuo progetto cambia la vita di qualcuno, capisci che ogni fatica aveva un senso.
