Bastano tre secondi di voce vera e trenta euro per fabbricare un audio deepfake che il 70 per cento delle persone scambia per autentico. Lo certifica un rapporto di Security.org citato dall’ANSA nell’ottobre 2025. Kaspersky misura un aumento dei crimini di clonazione vocale del +1.300 per cento in un anno. Nel 2025 le vittime di truffe telematiche in Italia sono state oltre 64.000, di cui gli over 65 rappresentano circa il 26 per cento. Ma il dato che cambia tutto non è la quantità: è la qualità tecnologica degli strumenti usati contro di loro.
Il salto tecnologico: da telefonata artigianale a deepfake personalizzato
Per decenni la truffa agli anziani ha funzionato su uno schema semplice: una telefonata, una voce sconosciuta che si spacciava per un carabiniere o un avvocato, una storia drammatica su un figlio o un nipote in difficoltà, la richiesta di consegnare contanti o gioielli a un fantomatico incaricato. Era una truffa artigianale, replicabile in serie, efficace perché faceva leva sull’emozione di chi riceve la chiamata. Oggi quello schema esiste ancora, ma si è trasformato in qualcosa di radicalmente diverso: la voce che chiama potrebbe essere quella vera del figlio o del nipote, clonata in pochi secondi da un audio trovato su WhatsApp o da un video pubblicato sui social.
Il cambiamento è strutturale. Prima, l’anziana truffata poteva avvertire qualcosa di strano nel tono di chi chiamava: un accento diverso, una cadenza sbagliata, qualcosa che non tornava. Oggi i modelli di voice cloning riproducono con precisione il timbro, l’accento e le inflessioni di una persona specifica partendo da campioni audio di pochi secondi. Il software entry-level per farlo costa meno di un abbonamento a una piattaforma di streaming. Il confine tra voce autentica e voce sintetica, già sottile per un utente esperto, è praticamente invisibile per chi non ha mai sentito parlare di intelligenza artificiale generativa.
I casi italiani: non teoria, cronaca
Il caso Crosetto e la clonazione istituzionale
Nel febbraio 2025 la voce del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto è stata clonata con l’intelligenza artificiale e usata per contattare telefonicamente imprenditori e dirigenti di alto profilo, tra cui Massimo Moratti, ex proprietario dell’Inter, e altri leader nel mondo della moda e dell’industria. I truffatori si spacciavano per il ministro e richiedevano fondi per presunte operazioni riservate. La Polizia Postale ha aperto un’indagine e ha ribadito l’urgenza di adottare misure di cautela contro le truffe con deepfake vocali. Il caso è diventato il primo esempio italiano documentato di istitutional voice cloning su larga scala, ma non era certo rivolto agli anziani: era rivolto a persone con disponibilità economiche significative e un motivo per fidarsi di una voce autorevole.
La voce del figlio clonata: il caso di Luco dei Marsi
Ben più vicino alla realtà quotidiana degli anziani è il caso documentato di Luco dei Marsi, in provincia dell’Aquila: una donna anziana ha consegnato ventimila euro in oro a sconosciuti convinta di rispondere a una telefonata di suo figlio in difficoltà. La voce era stata clonata partendo da messaggi vocali e video pubblicati sui social. Non era necessario registrare il figlio di nascosto: era sufficiente raccogliere i campioni audio già disponibili pubblicamente. Ogni messaggio vocale su WhatsApp, ogni storia Instagram, ogni video TikTok diventa un potenziale materiale di addestramento per chi vuole costruire un clone vocale convincente.
Nel marzo 2025 SkyTG24 ha riportato un’indagine su una truffa deepfake che ha sottratto 33 milioni di euro a pensionati e imprenditori italiani. A Milano la Procura ha aperto tre fascicoli su frodi bancarie con AI, uno dei quali da 24 milioni di euro. Il caso Fideuram ha visto prosciugare il conto di un manager attraverso un messaggio WhatsApp con voce clonata. Sono episodi che segnano un salto qualitativo: l’intelligenza artificiale non è più un elemento accessorio nelle truffe, è diventata lo strumento principale.
Perché gli anziani sono il bersaglio più esposto
Il paradosso della familiarità con i dispositivi
Secondo i dati ISTAT 2025, il 72,5 per cento degli italiani tra i 65 e i 74 anni usa internet regolarmente. Lo smartphone non è più un oggetto estraneo per questa fascia d’età: è integrato nella quotidianità, usato per comunicare con i nipoti, per pagare le bollette, per guardare le notizie. Eppure solo il 49,1 per cento ha competenze digitali di base adeguate. Il paradosso è proprio questo: la tecnologia è diventata familiare, ma la comprensione dei suoi rischi non è cresciuta alla stessa velocità. E l’automatismo nell’uso delle app porta spesso a una riduzione della soglia di attenzione, che rende più efficace l’azione del phishing e dei siti clone.
Lo stress emotivo come arma tecnologica
I truffatori che usano il voice cloning non si limitano a imitare una voce: costruiscono una situazione di emergenza artificiale. La telefonata non dice semplicemente sono tuo figlio: dice sono tuo figlio, ho avuto un incidente, ho bisogno di soldi adesso, non ne parlare con nessuno. L’adrenalina prodotta da questa combinazione — voce riconoscibile, urgenza estrema, richiesta di segretezza — blocca il pensiero razionale in modo documentato dalla neuroscienza: di fronte a una minaccia percepita per un familiare, il cervello attiva le aree di risposta all’emergenza e disattiva quelle della valutazione critica. Non è debolezza: è biologia.
A questo si aggiunge la solitudine come fattore amplificante. Uno studio del Comune di Cremona sui rischi per gli over 65 ha identificato la solitudine e l’isolamento come primo fattore di rischio, prima ancora dell’alfabetizzazione digitale. Chi è solo è più disponibile al dialogo con uno sconosciuto affabile, più incline a fidarsi di chi sembra preoccuparsi per lui. Il truffatore che usa una voce clonata si inserisce in questo vuoto con uno strumento tecnologico, ma sfrutta una vulnerabilità profondamente umana.
Come funzionano i nuovi strumenti di attacco
Il phishing senza errori
Per anni uno dei segnali più affidabili per riconoscere un tentativo di phishing era la qualità del testo: errori grammaticali, frasi sbilenche, un italiano approssimativo che tradiva l’origine straniera di chi aveva scritto il messaggio. Nel 2025 questo campanello d’allarme ha smesso di funzionare. I modelli linguistici generativi producono testi in italiano corretto, con il tono formale appropriato alla banca o all’istituzione che si vuole imitare, personalizzati con il nome del destinatario e i dettagli del suo conto. La Polizia Postale ha documentato pacchetti già pronti in vendita sul dark web che permettono di creare testi di phishing, pagine false e procedure guidate per intercettare dati sensibili senza particolari competenze tecniche.
I siti clone e lo spoofing dei numeri
Parallelamente al phishing testuale, i siti clone replicano con precisione grafica l’interfaccia delle banche, delle Poste, dell’INPS o delle forze dell’ordine. L’URL è leggermente diverso dall’originale, ma la pagina è indistinguibile visivamente. Ci si arriva attraverso link contenuti in email, SMS o messaggi sui social, e una volta sulla pagina si inserisce nome utente e password convinti di essere sul sito giusto. Lo spoofing dei numeri di telefono — la tecnica che permette di far apparire sullo schermo un numero noto, come quello della propria banca o della Polizia Postale — ha reso queste truffe ancora più efficaci: il numero visualizzato è autentico, la voce è convincente, e il senso di urgenza fa il resto. Nel 2025 il governo italiano ha introdotto sistemi antispoofing per bloccare le chiamate estere che imitano numeri italiani, ma la loro efficacia rimane parziale.
Il voice cloning dal profilo social del nipote
Il meccanismo del voice cloning per le truffe familiari funziona in tre fasi. Prima: raccolta del materiale — audio e video pubblici del familiare, disponibili senza bisogno di hackerare nessun dispositivo. Seconda: addestramento del modello — con strumenti disponibili a pagamento su abbonamento mensile, la voce viene clonata in un tempo che va da qualche ora a qualche minuto con i sistemi più avanzati. Terza: esecuzione della chiamata — la voce sintetica viene usata in tempo reale o in una registrazione. Secondo i dati di McAfee, i deepfake audio sono cresciuti del 900 per cento in un anno, e la clonazione vocale pesa il 10,5 per cento del totale dei deepfake rilevati. L’ITU, l’agenzia ONU per le telecomunicazioni, ha classificato il fenomeno come emergenza di sicurezza pubblica.
Cosa si sta facendo e cosa manca
Dal febbraio 2026 sono entrate in vigore in Italia pene più severe per chi truffa gli anziani. Il Ministero dell’Interno ha firmato protocolli con ABI e Poste Italiane per rafforzare la protezione delle fasce più vulnerabili. La Banca d’Italia sta sviluppando un sistema di monitoraggio delle frodi basate su AI in collaborazione con le banche. A ottobre 2025, al Viminale si è concluso il progetto Attivi digitali della Fondazione Lottomatica: un percorso di alfabetizzazione digitale per gli over 65, sviluppato insieme alla Polizia Postale, con l’obiettivo di costruire una cultura della diffidenza consapevole, non della paura.
Il punto critico, però, è quello segnalato da Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’ODCEC di Bergamo: inasprire le sanzioni non è sufficiente. Occorre investire molto di più nell’alfabetizzazione digitale e nella prevenzione. La legge arriva dopo il danno. La tecnologia che rende possibili queste truffe è già disponibile, già in uso, già documentata in casi reali. La risposta norma tiva segue sempre in ritardo rispetto all’evoluzione degli strumenti. L’unica difesa che precede l’attacco è la conoscenza.
Il tema si inserisce nel quadro più ampio della responsabilità delle piattaforme nella diffusione di contenuti generati dall’AI, analizzato nell’approfondimento su AI Act e gli obblighi di trasparenza sui contenuti sintetici. La questione della clonazione vocale e dei deepfake è esplicitamente citata nell’articolo 50 dell’AI Act come categoria soggetta a obblighi di etichettatura: ma quegli obblighi riguardano chi produce e distribuisce i contenuti, non chi li usa per truffare. La repressione penale rimane la strada principale.
Cosa si può fare concretamente: sette comportamenti pratici
1. Concordare una parola d’emergenza in famiglia. La contromossa più semplice ed efficace al voice cloning: una parola segreta che solo i familiari conoscono, da richiedere quando si riceve una chiamata di emergenza inattesa. Se chi chiama non la conosce, non è chi dice di essere.
2. Richiamare sempre su un numero noto. Prima di agire su qualsiasi richiesta urgente ricevuta per telefono, chiudere la chiamata e richiamare il presunto mittente su un numero già salvato in rubrica o trovato autonomamente. Non usare mai il numero da cui si è stati chiamati.
3. Non rispondere mai a domande di sicurezza per telefono. Nessuna banca, nessun ente, nessuna forza dell’ordine chiede coordinate bancarie, codici OTP, password o dati personali per telefono. Mai.
4. Ridurre la presenza vocale pubblica dei familiari. I video e i messaggi vocali pubblicati sui social sono il materiale grezzo del voice cloning. Impostare profili privati e limitare la visibilità dei contenuti audio e video dei familiari riduce il materiale disponibile per chi vuole clonare una voce.
5. Verificare sempre l’URL prima di inserire dati. Un sito clone può essere graficamente identico all’originale. L’unica differenza è spesso nell’indirizzo web: una lettera diversa, un dominio alternativo. Prima di inserire qualsiasi credenziale, controllare che l’URL corrisponda esattamente a quello ufficiale.
6. Non agire mai in condizioni di urgenza indotta. L’urgenza è una tecnica, non una circostanza. Chi truffa crea artificialmente la sensazione che non ci sia tempo per verificare. Fermarsi, respirare, chiamare un familiare prima di fare qualsiasi cosa è sempre la scelta giusta, anche se la voce dall’altro capo dice che non c’è tempo.
7. Segnalare sempre. Ogni truffa subita o tentata va segnalata alla Polizia Postale. Anche i tentativi falliti: permettono di mappare i metodi in uso e aggiornare gli avvisi pubblici.
