“Non ce la faccio”, “questa cosa è impossibile”, “non ci riuscirò mai”. Quanto volte nella nostra testa certe frasi sono rimbombate, facendoci piombare nella desolazione e lo sconforto? Tante, tantissime. Del resto, gli ostacoli della vita sono tanti e, soprattutto per coloro che partono da una condizione difficile, la situazione si complica ancora di più.
Ma esistono esempi nella storia del business, come quello di Howard Shultz e Starbucks, che possono farci comprendere quanto spesso e volentieri le paure e le esitazioni siano soltanto un’illusione della mente, come direbbe Michael Jordan, e che con la giusta dose di coraggio e la determinazione si possono ottenere cose inimmaginabili.
E’ il caso di Zhou Qunfei, un nome che a più non dice nulla ma che rappresenta perfettamente quanto l’uomo, anzi in questo caso la donna, possano superare e andare oltre a ogni avversità, riuscendo a raggiungere traguardi che sembravano fantascienza.
E se state scorrendo questo articolo su uno smartphone, sappiate che con molta probabilità lo schermo su cui poggiate le dita lo ha prodotto lei.
Chi è Zhou Qunfei
Nascere e vivere negli anni 70 in un piccolo villaggio agricolo della Cina centrale in condizioni di economia di sussistenza non deve essere stato facile. Ancor di più se, ultima di tre figli perdi la mamma a soli 5 anni di vita e tuo papà artigiano perde la vista e un dito sul luogo di lavoro. E’ così in buona sostanza il punto di partenza dal quale inizia la storia di Zhou Qunfei.
Gli episodi appena raccontati, portano la nostra protagonista a dover suddividere la sua quotidianità di giovane ragazza tra gli impegni scolastici e quelli domestici per aiutare il padre rimasto vedovo. Proprio in classe apprende le meraviglie della natura, soffermandosi sulla capacità quasi magica dei fiori di loto di mantenere asciutto il proprio centro malgrado le gocce di pioggia che, invece, gli corrono intorno, come se ci fosse una pellicola.
Nel frattempo, Zhou cresce e la necessità di portate qualche soldo in più a casa la costringono a lasciare gli studi a 16 anni, abbandonando anche il sogno di divenire una fashion designer per trasferirsi nella provincia di Guangdong, vivendo da uno zio e cercando un lavoro più redditizio.
Qui comincia la sua esperienza lavorativa come operaria in una azienda che produceva lenti per orologi, con una paga risicatissima, un dollaro all’ora, e ritmi di lavoro devastanti. Malgrado tutte queste difficoltà, la ragazza riesce a seguire lezioni serali di contabilità e business plan ma dopo 3 mesi non regge più gli impegni in fabbrica e decide di dimettersi con una lettera scritta inviata al datore di lavoro. Ecco la prima svolta. Il capo, apprezzando la qualità di quanto scritto, decide di proporgli un altro ruolo in azienda, promuovendola.
La decisione di fare tutto da sé
Malgrado la situazione di stabilità economica, la voglia di imporsi e affermarsi definitivamente non frena le ambizioni di Zhou. Nel 1993 lascia il posto sicura presso la fabbrica e decide di divenire “datore di se stessa”. Con 3000 dollari in tasca e grazie all’aiuto della famiglia si mette in proprio e apre un piccolo laboratorio artigianale di lenti, con l’obiettivo di creare prodotti migliori degli altri concorrenti. La situazione non è rosea, si vive tutti dentro la stessa casa e l’abitazione altro non è che uno spazio dietro al suo ufficio. Durante questo periodo, la ragazza si specializza nel settore, apprendendo metodi e processi di lavorazione del vetro, utilizzo di macchinari e progettazione di attrezzature.
Il sudore e il sacrificio non tardano a portare i propri frutti e nel 2003 la piccola azienda personale si trasforma nella Lens Technology, realtà che viene a sorpresa contattata dal colosso della telefonia Motorola che, per il suo nuovo modello di telefono, vuole sostituire lo schermo in plastica con uno in vetro, in virtù di una migliore qualità in termini di resistenza ai graffi e immagini. Da quel momento l’azienda comincia a crescere enormemente, acquisendo altri clienti importantissimi come Apple, Samsung e LG, divenendo una leader nel settore degli schermi per smartphone.
Non sono mancate le difficoltà però. Un concorrente, come da lei stessa raccontato, cercò di metterle i bastoni tra le ruote, collaborando con un fornitore comune chiedendo a quest’ultimo di rifornire l’azienda della Qunfei solo a pagamento completo delle materie prime ordinate. Una situazione che portò la Regina degli smartphone a dover vendere casa e a pensare addirittura al suicidio, scongiurato grazie a una telefonata risolutiva della figlia. L’ennesima difficoltà superata con impegno, dedizione e grandi sacrifici economici.
Oggi, il patrimonio di Zhou è stimato oltre i 5,6 miliardi di dollari e nel 2015 la sua società è stata quotata in borsa a Shenzhen.
Una storia incredibile che ci fa capire quanto la determinazione possa farci uscire anche dalle situazioni peggiori, e che il “non ci riuscirò mai” è solo un’illusione, come dicevamo all’inizio.
