Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere raccontati per esistere, perché la loro forza è talmente grande da precedere ogni parola. E poi ci sono persone che scelgono di dedicare la propria vita proprio a quel racconto, trasformandolo in un’esperienza accessibile, moderna, costruita attorno ai bisogni reali dei visitatori.
È il caso di Antonio Bifulco, imprenditore campano che ha deciso di riscrivere il modo in cui il pubblico vive Pompei, uno dei siti archeologici più iconici e fragili del pianeta.
La sua è una storia di visione e radicamento, di intuizione imprenditoriale e rispetto profondo per un patrimonio che appartiene all’umanità intera. Cresciuto all’ombra del Vesuvio, Bifulco ha osservato per anni il divario tra la grandezza del sito e la mancanza di strumenti capaci di valorizzarne davvero l’esperienza. Da questa consapevolezza nasce un progetto che non si limita a vendere biglietti, ma costruisce un ecosistema fatto di accoglienza, tecnologia, prossimità e cura del cliente.
La piattaforma che ha creato è un modello ibrido, metà fisico e metà digitale, che mette al centro l’utente, accompagnandolo prima, durante e dopo la visita, trasformando un semplice viaggio culturale in un percorso emotivo e consapevole.
In questa intervista, Bifulco racconta come è nato il progetto, quali responsabilità implica lavorare a contatto con un sito patrimonio UNESCO, quali strategie hanno permesso al brand di emergere in un mercato globalizzato e competitivo, e quale futuro immagina per il turismo culturale nei prossimi anni. Una conversazione che parla di innovazione, certo, ma anche di identità, resilienza e rispetto.
Com’è nata l’idea di creare una piattaforma dedicata all’esperienza di Pompei? C’è stato un momento preciso in cui ha capito che questo progetto poteva trasformarsi in un brand solido?
Sono nato e cresciuto a Pompei. Fin da ragazzo ho lavorato nel turismo e ho sempre percepito un grande divario tra il valore straordinario del nostro patrimonio culturale e i servizi effettivamente offerti ai visitatori. Pompei è un unicum mondiale, eppure per molto tempo mancavano strumenti capaci di connettere davvero le persone a questo luogo. L’idea di creare una piattaforma dedicata nasce proprio da qui: dalla volontà di valorizzare sia l’esperienza del cliente sia l’immenso patrimonio che custodiamo.
Il vero punto di svolta è arrivato quando ci siamo aggiudicati la gara d’appalto per la gestione dei locali al primo piano della stazione EAV di Pompei Scavi, proprio di fronte all’ingresso degli Scavi. Una posizione strategica, che ci ha fatto capire che avevamo l’opportunità e la responsabilità di trasformare quel progetto in un brand solido, riconoscibile, e soprattutto utile ai visitatori.
Pompei è uno dei siti archeologici più iconici al mondo. Che tipo di responsabilità sente nel raccontare, e vendere, un luogo così carico di storia?
Ogni giorno sento il peso, l’onere e l’onore di raccontare un luogo che non appartiene solo a noi, ma all’intera umanità. Pompei è la città romana meglio preservata al mondo: un affresco vivo del passato, un racconto cristallizzato nel tempo che continua a parlarci oggi.
Vendere un biglietto qui non è mai una transazione banale. Significa dare accesso a una testimonianza storica unica, far comprendere l’eccezionalità di ciò che si ha davanti, garantire che ogni visitatore possa cogliere almeno una parte di quella vita rimasta sospesa per duemila anni. La nostra missione è trasformare la curiosità in consapevolezza, e assicurare che questa meraviglia continui a essere protetta e rispettata da chi viene a scoprirla.
Si parla spesso di “esperienza utente”, ma nel turismo culturale non è scontato. Quali sono gli elementi fondamentali per creare un’esperienza digitale davvero fluida e inclusiva?
Abbiamo investito sin da subito in tecnologia e assistenza digitale. La creazione di siti web dedicati, un sistema di supporto online rapido ed efficace e una presenza costante sulle principali OTA (Online Travel Agencies) ci hanno permesso di intercettare il visitatore nel momento stesso in cui nasce il suo desiderio di visitare Pompei.
Abbiamo inoltre registrato i nostri marchi Pompeii Tickets, Pompeii Tickets Skip the Line e Pompeii Ruins Tickets, per dare forza e riconoscibilità alla nostra identità digitale. Questo ci ha consentito di posizionarci come un punto di riferimento affidabile per l’acquisto di biglietti, offrendo un’esperienza d’acquisto semplice, sicura e immediata.
Quali sono gli elementi fondamentali per creare un’esperienza digitale davvero fluida e inclusiva? E come costruite una relazione con l’utente prima, durante e dopo la visita? Il vostro brand non si limita a vendere biglietti, ma facilita l’intero viaggio del visitatore. In che modo costruite una relazione con l’utente prima, durante e dopo la visita?
Per noi tutto parte da un principio semplice: il turista non è un numero né una transazione, ma una persona con aspettative, dubbi, emozioni. La tecnologia non deve mai diventare un muro, bensì un ponte. Per questo puntiamo molto sulla vicinanza al cliente e sulla capacità di metterci nei suoi panni.
L’obiettivo è creare un’empatia reale, una relazione che inizi nel momento in cui cerca informazioni online e continui fino al termine della visita. La nostra assistenza digitale è attiva sia nella fase di pre-acquisto che in quella post-vendita, proprio per abbattere quella distanza impersonale che spesso caratterizza i servizi online.
Non proponiamo un contatto “finto”, costruito, ma un’interazione viva e personalizzata. La soddisfazione del visitatore non finisce con l’emissione del biglietto o con l’inizio del tour, ma continua nel modo in cui lo accompagniamo passo dopo passo, guidandolo verso un’esperienza che sia davvero memorabile.
Qual è la strategia più efficace che avete adottato per emergere in un mercato così competitivo?
Abbiamo scelto un modello ibrido sia fisico che digitale, commistione sviluppata da ben pochi operatori nel settore. La nostra presenza nelle stazioni di Pompei Scavi e di Sorrento, entrambe in posizioni strategiche, ci permette di essere letteralmente al fianco del visitatore, sin dal suo arrivo.
Allo stesso tempo, la nostra piattaforma online ci consente di offrire un servizio continuativo e immediato ai viaggiatori di tutto il mondo. Questa commistione di front-office e digitale è ciò che ci distingue e mantiene costante la nostra attenzione verso il cliente, ovunque si trovi e in ogni fase del suo viaggio.
Guidare un’azienda legata a un sito patrimonio UNESCO richiede equilibrio tra imprenditorialità e tutela culturale. Qual è la filosofia manageriale che segue?
Guidare un’azienda che opera a contatto con un sito patrimonio UNESCO richiede equilibrio. Crescere come impresa, sì, ma sempre con profondo rispetto per il luogo che ci circonda. Per questo collaboriamo con professionisti qualificati, tra cui guide turistiche certificate e archeologhe, persone che trasmettono la storia con competenza e passione.
Rifiutiamo l’idea del turismo mordi e fuggi e della vendita di massa, che impoverisce l’esperienza e snatura Pompei. Noi puntiamo sulla qualità intesa come meno volume e più valore. La nostra visione è offrire un servizio che lasci un segno positivo nel visitatore e nel territorio.
Il turismo post-pandemia è cambiato. Quali trend vede emergere oggi e come li state integrando nel vostro modello di business?
La pandemia ha segnato una trasformazione profonda. La vendita fisica ha subito un crollo improvviso, mentre l’online ha avuto un’accelerazione esponenziale. Oggi assistiamo alla crescita di nuovi bisogni, primo tra tutti la ricerca di esperienze intime e curate da parte dei viaggiatori.
Ci siamo adattati rapidamente, creando pacchetti pensati per eliminare ogni preoccupazione logistica. Tra questi i tour “semi privati”, attività all-inclusive e itinerari costruiti per far vivere la destinazione senza stress. Il visitatore deve solo godersi Pompei, Ercolano, il Vesuvio o la Costiera Amalfitana, al resto pensiamo noi.
Dal punto di vista umano, qual è la più grande lezione che Pompei le ha insegnato come imprenditore?
Pompei è un luogo straordinario ma anche complesso, e fare impresa qui significa affrontare sfide quotidiane. Manca una sinergia reale tra operatori locali e spesso le aziende finiscono per camminare da sole, mentre le OTA internazionali occupano una fetta sempre più grande del mercato.
Serve maggiore collaborazione tra stakeholder, istituzioni comprese. Un sistema più unito porterebbe beneficio all’intero territorio. La concorrenza è agguerrita e spesso aggressiva, ma questo mi ha insegnato determinazione, resilienza e la convinzione che lavorare per un servizio migliore, e non per una vendita in più, sia la strada giusta.
Se dovesse identificare un trend che nei prossimi cinque anni rivoluzionerà il modo di visitare luoghi come Pompei, quale sarebbe?
Credo che il futuro del turismo culturale si muoverà sempre più verso l’esperienza completa. Non basteranno visite guidate tradizionali o spiegazioni didascaliche. I visitatori cercheranno percorsi immersivi, personalizzati, integrati con servizi che semplifichino il viaggio.
Pacchetti esperienziali, all-inclusive, tecnologie che migliorano l’interpretazione del sito, e un’assistenza costante. Tutto convergerà verso un turismo che non vende informazioni, ma emozioni. Pompei non sarà più solo un luogo da vedere, ma uno spazio da vivere.
