I think tank e il loro ruolo dietro le quinte nella sfera pubblica

Luglio 11, 2025

Ogni volta che un economista viene intervistato in televisione per commentare una proposta di legge sul lavoro, vale la pena chiedersi una cosa che quasi nessun giornalista chiede esplicitamente: da quale istituto proviene, chi finanzia quell’istituto e qual è la posizione di quell’istituto sul tema in discussione?

La risposta non cambia necessariamente il valore intellettuale di ciò che l’economista dice. Ma cambia il contesto in cui valutare quella dichiarazione, e il contesto conta.

I think tank — gli istituti di ricerca e policy che producono analisi, proposte e posizioni su temi di interesse pubblico — sono uno dei canali più dibattuti attraverso cui si esercita influenza intellettuale e politica in Italia. Sono meno visibili dei partiti politici, meno regolamentati delle lobby formali, e spesso presentati dai media come fonti neutrali di analisi quando hanno in realtà orientamenti e finanziatori molto specifici.

Cosa sono i think tank e come funzionano

Un think tank è un’organizzazione che produce ricerca e analisi su temi di policy con l’obiettivo di influenzare il dibattito pubblico e le decisioni politiche. Si distingue da un centro di ricerca accademico tradizionale per due elementi: ha un orientamento più esplicito verso l’influenza delle politiche pubbliche (non solo verso la conoscenza scientifica in sé), e ha meccanismi di finanziamento che possono includere donazioni private, finanziamenti da aziende, partiti o governi, oltre ai fondi pubblici per la ricerca.

Questa distinzione non è sempre netta nella pratica. Molti think tank italiani hanno una storia accademica e mantengono legami con le università. Alcuni centri di ricerca universitari hanno funzioni simili ai think tank nella loro influenza sulla policy. Ma la distinzione analitica è utile perché i think tank hanno una logica di comunicazione pubblica molto più esplicita rispetto alla ricerca accademica tradizionale: producono ‘policy paper’, comunicati, eventi, ospitano dibattiti, ed è attraverso questi prodotti che esercitano influenza.

La questione della trasparenza sui finanziatori

In molti paesi la trasparenza sui finanziatori dei think tank è diventata un requisito normativo o almeno una forte pressione di mercato. Transparify, l’organizzazione internazionale che valuta la trasparenza dei think tank globali, pubblica annualmente classifiche in cui molte organizzazioni italiane ricevono valutazioni basse per l’opacità delle informazioni sui finanziatori.

In Italia non esiste un obbligo normativo specifico di disclosure per i think tank che non siano fondazioni politiche registrate, e molti operano con strutture giuridiche che non richiedono la pubblicazione dei bilanci in modo facilmente accessibile.

Questo crea un problema di comprensione pubblica: quando un think tank produce un’analisi su, diciamo, la liberalizzazione del mercato del gas, e quell’analisi viene citata in parlamento o sui media come ricerca indipendente, il pubblico non ha modo facile di sapere se quell’istituto riceve finanziamenti da aziende del settore energetico. Non è detto che la risposta sia sì. Ma non saperlo è un deficit informativo che il sistema mediatico italiano generalmente non colma.

Il paesaggio dei think tank italiani

L’ecosistema italiano dei think tank è meno sviluppato di quello anglosassone — dove istituti come la Brookings Institution o il Policy Exchange hanno budget di decine di milioni di dollari e staff di centinaia di persone — ma ha prodotto nel tempo alcune realtà significative.

Il Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti (fondata dagli Agnelli), l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI, con sede a Milano), la Fondazione Bruno Leoni (orientamento liberista), il Centro Europa Ricerche (CER, orientamento riformista di sinistra), il Merita-Brookings Institute (ex Fiat), e decine di fondazioni legate a partiti politici o a ex politici.

L’osservazione generale che emerge da un’analisi di questi istituti è che i più noti nel dibattito pubblico tendono ad avere un orientamento politico-economico riconoscibile, anche quando non lo dichiarano esplicitamente: la Fondazione Bruno Leoni produce analisi che tendono a favorire la riduzione dell’intervento statale nell’economia; il CER tende a produrre analisi favorevoli a politiche di sostegno della domanda interna.

Non è sorprendente che sia così: gli istituti tendono ad attrarre ricercatori con orientamenti compatibili con quello dell’istituto, e i finanziatori tendono a sostenere istituti con orientamenti compatibili con la propria visione.

Le fondazioni politiche: un caso a parte

Le fondazioni legate a partiti politici o ex politici occupano un’area di confine tra il think tank e la struttura di supporto politico. In Italia esistono fondazioni legate a quasi tutti i principali partiti o ai loro leader storici: producono ricerca, organizzano eventi, ospitano ricercatori, e servono anche a costruire e mantenere reti di relazioni politiche e intellettuali.

Sono più trasparenti dei think tank privati sul piano dell’orientamento politico — l’identità del partito o del leader di riferimento è chiara — ma non necessariamente sui finanziatori specifici.

Come decodificare l’influenza dei think tank nel dibattito pubblico

La competenza mediatica richiesta per decodificare l’influenza dei think tank non è particolarmente complessa, ma richiede un’abitudine che la maggior parte dei lettori non ha sviluppato. Quando un esperto o un istituto viene citato su un tema, tre domande sono utili: chi finanzia quell’istituto? Qual è l’orientamento dichiarato o riconoscibile dell’istituto su quel tema? L’analisi prodotta è metodologicamente verificabile o è essenzialmente un’opinione vestita da ricerca?

Il giornalismo italiano fa poco per facilitare questa decodifica: raramente indica l’orientamento degli istituti che cita, raramente cerca commenti di istituti con orientamenti diversi sullo stesso tema, e raramente esamina i finanziatori degli istituti che presenta come fonti autorevoli. Questa è una lacuna sia del giornalismo che dell’alfabetizzazione mediatica del pubblico, e contribuisce all’opacità di un canale di influenza intellettuale che funziona meglio quanto meno è visibile.

Claudia Barbara

Claudia Barbara

Claudia Barbara è una giornalista digitale ed esperta di content strategy. Collabora con la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation, dove si occupa della pianificazione e gestione strategica dei contenuti. È inoltre giornalista presso alcune delle principali testate editoriali digitali dell'agenzia, tra cui Influent People, La Vera Cronaca e Best of Puglia, contribuendo alla loro crescita editoriale con un approccio attento alla qualità e alla rilevanza dei contenuti.

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