La Mattel, fondata nel 1945, è ad oggi la seconda azienda più produttiva al mondo nel suo settore, con un fatturato pari a circa 5 miliardi di dollari. Conosciuta per giocattoli che hanno fatto la storia, come Big Jim, Monster High e soprattutto Barbie.
La storia di Barbie dagli anni 50’ ad oggi
Erano i lontani anni 50’ quando Ruth Handler, cofondatrice della Mattel, insieme al marito Elliot e all’amico Harold Matson, voleva dar forma ad una nuova idea da lanciare sul mercato. A quei tempi, le bambine giocavano con bebè di plastica o con bambole dalle fattezze infantili. I giocattoli erano molto limitati e l’idea di gioco era legata perlopiù al concetto di “cura materna”.
Un giorno Ruth, mentre osservava sua figlia, si rese conto che preferiva giocare con bambole di carta dall’aspetto adulto. Così prese consapevolezza del fatto che sul mercato non esisteva alcun giocattolo dalle sembianze adulte, una lacuna che avrebbe colmato con la nascita di Barbie.
La nascita di Barbie: un’idea rivoluzionaria
La nascita di Barbie segnò un momento rivoluzionario a livello educativo e sociale. La prima bambola in plastica adulta incontrò da subito critiche e ostacoli. Quando Ruth Handler decise di presentare la sua idea ai suoi soci, entrambi la rifiutarono credendo che i genitori non avrebbero mai acquistato per le loro bambine una bambola che riproducesse le forme di una donna adulta. Ma questo fu solo il primo ostacolo, che venne superato con non poca determinazione da Ruth. Sottopose nuovamente la sua proposta, dopo aver scoperto che in Germania esisteva Lilli, una bambola simile a quella pensata da Ruth.
Lilli, era una bambola ispirata ad una vignetta di un quotidiano tedesco, nata come oggetto di scherzo per gli uomini. Solo in un momento successivo venne scoperta la sua valenza ludica, in quanto le bambine amavano giocarci.
Da Lilli a Barbie
Scoprire Lilli fu importantissimo per la Mattel, in quanto servì come modello per ideare Barbie. Ruth scelse il nome “Barbie” dedicandolo a sua figlia Barbara, stessa cosa per “Ken”, in onore di suo figlio Kenneth.
Jack Ryan si occupò di ridisegnare il corpo della bambola eliminando le connotazioni erotiche del primo modello pensato per gli uomini. Charlotte Johnson realizzò invece la prima serie di abiti con i quali Barbie debuttò il 9 marzo del 1959 alla Fiera internazionale del giocattolo. Il costume da bagno zebrato e i capelli biondissimi fecero breccia nel cuore del pubblico. Le prime vendite schizzarono alle stelle, 350 mila Barbie in un solo anno, il primo di tantissimi altri.
Barbie tra maschilismo ed emancipazione
Per la prima volta le bambine si trovano tra le mani un giocattolo molto diverso da quello con il quale erano abituate a giocare. Non era più un’attività ludica di emulazione mamma-figlia, ma una vera immedesimazione in una futura donna adulta. Barbie era una giovane donna alla moda, bella, interessante, libera, a cui aspirare. Il marchio inizialmente fu criticato pesantemente per aver idealizzato la donna perfetta, magra, bionda e soprattutto bianca. Molte bambine iniziarono a considerare la Barbie come il modello di bellezza da raggiungere, e ovviamente questo problema doveva essere risolto. Come d’altronde quello legato al colore della pelle. Motivo per cui nel 1968 la Mattel lanciò sul mercato la prima amica di Barbie, afroamericana. Seguita nel 1980 da un altro modello latinoamericano.
Gli anni contemporanei e le critiche
Ma le critiche non si fermarono, fino ad arrivare nel 2020 alla grande svolta, con le prime Barbie in sedia a rotelle, protesi ed apparecchi acustici.
Tuttavia la nascita di Barbie portò anche molti contributi positivi, perché la bambola non rivestiva il solito lavoro da “donna”. La Barbie non era una casalinga, una cuoca, una mamma, ma una donna indipendente, economicamente autonoma, libera di scegliere qualsiasi professione. Nel corso degli anni, la bambola più famosa al mondo ha rivestito ruoli professionali pensati per gli uomini, conferendo mobilità all’interno delle dinamiche di genere. Nel 1965 divenne astronauta, prima che le donne potessero lavorare alla NASA. Nel 1973 chirurga, mentre nel 1992 sergente nell’esercito americano.
Questa visione della donna veicolata dalla Barbie, permise alle bambine di aspirare a ruoli sociali e professionali impensabili un tempo. Una donna forte, libera, che può scegliere di sé stessa e per sè stessa.
