Stella Menna, dai fornelli di casa al food brand da un milione di follower

Ci sono persone che mentre cucinano raccontano storie e trasformano la quotidianità in qualcosa che resta. Stella Menna è una di loro. Con Unastellaincucina ha portato sui social un’idea di cucina autentica e riconoscibile, capace di profumare di casa senza bisogno di effetti speciali per emozionare. Un linguaggio diretto e spontaneo che nel tempo ha acceso i fornelli e la curiosità di milioni di italiani.

Stella Menna, food influencer

Ex sportiva professionista, Stella ha trasferito nel mondo del food la determinazione imparata sul campo e contraddistinta da allenamento costante, rispetto delle regole e una straordinaria capacità di rimanere focalizzata sull’obiettivo. Un approccio che l’ha portata ben oltre la cucina di casa. Forbes l’ha inserita tra i 20 food influencer più influenti d’Italia e Cook del Corriere della Sera tra le 20 Women Food del 2023. Ha pubblicato un ricettario con Mondadori, condotto un programma tutto suo su Food Network e partecipato a numerose trasmissioni Rai, entrando nelle cucine e nei salotti del grande pubblico. A suggellare questo percorso, Stella ha recentemente portato la Fiamma Olimpica a Roma. Un gesto simbolico che racconta perfettamente la sua storia, fatta di costanza, cuore e sacrificio. 

In questa intervista per Influentpeople.it si racconta con lo stesso tono che l’ha resa così riconoscibile. Parla di creatività e algoritmo, di branding, di numeri che crescono e di fiducia. Un dialogo che non profuma solo di cucina, ma di visione, disciplina e anche di quell’intelligenza emotiva che nessuna AI potrà mai replicare.

Stella Menna, Una stella in cucina

Produrre contenuti quotidiani ad alti livelli richiede una disciplina ferrea. Hai un processo creativo codificato per non rimanere mai senza idee, o ti affidi ancora all’ispirazione del momento?

“Sono una ex sportiva professionista e cosa sia la disciplina l’ho imparato da molto piccola. Così come ho imparato che senza dedizione, senza impegno e senza sacrifici i risultati non arrivano. Tuttavia il progetto @Unastellaincucina è nato dalla spontaneità e, da semplice appassionata di cucina quale sono, mi sono sempre avvicinata ai fornelli in modo istintivo e familiare. Ho iniziato a condividere quello che cucinavo semplicemente per raccontare agli altri l’amore che provo per le persone a cui tengo e che dimostro proprio attraverso i miei piatti e i sapori che mi rappresentano. 

All’inizio l’ispirazione del momento guidava quasi tutto il mio processo creativo. Oggi, però, questo è diventato un lavoro vero e proprio, impegnativo e strutturato, e quindi ho dovuto trovare un equilibrio. L’ispirazione resta fondamentale – e non potrei mai rinunciarci – ma ora mi do anche delle regole: giornate dedicate a certi format, momenti in cui mi concentro solo sulla creazione dei video, sulla progettazione di nuovi contenuti e sulla ricerca di idee che possano raccontare altre sfumature della cucina e di me stessa.

Non è semplice stare al passo con i ritmi frenetici dei social, soprattutto in un mondo che richiede contenuti quotidiani, ma è ancora qualcosa che mi diverte tantissimo. Finché mi emoziona, so che troverò sempre qualcosa di nuovo da raccontare.”

Sei una libera professionista, ma in realtà rispondi a un capo molto esigente e volubile: l’Algoritmo. Come ci si sente emotivamente e professionalmente a sapere che un aggiornamento del codice può cambiare improvvisamente le regole del gioco e la tua visibilità, indipendentemente dalla qualità del tuo lavoro?

“Devo dire che ciò che non si vede sui social è proprio lo stress che l’algoritmo porta con sé. Lavorare su Instagram – o sui social in generale – non è più semplicemente seguire un’ispirazione, creare un contenuto e pubblicarlo. Oggi serve una continuità serrata, un flusso costante di idee, di energia e di creatività… e già questo, di per sé, è impegnativo.

Il fatto che poi l’algoritmo, questo “capo invisibile” di cui in realtà sappiamo pochissimo dal punto di vista tecnico, possa cambiare dall’oggi al domani e riscrivere tutte le regole, influisce inevitabilmente sia emotivamente che professionalmente. Ti lascia un po’ con quella sensazione di precarietà, come se tutto potesse cambiare in un istante, indipendentemente dalla qualità del lavoro che fai.

Però, negli anni, ho capito qual è il punto: non posso permettere all’algoritmo di farmi sentire una sua vittima. Io devo rimanere fedele a ciò che mi piace fare, a ciò che racconto da sempre, alla community che mi segue e che è cresciuta con me. Devo continuare a essere aderente all’idea di me stessa che ho costruito con autenticità, perché è quella che ha parlato alle persone fin dal primo giorno.

L’algoritmo cambia. Io, invece, cerco di evolvermi ma di rimanere sempre la Stella che qualche anno fa decise di aprire una pagina di cucina pubblicando la foto di un ciambellone.. per altro bruttissima! Della serie, se ce l’ho fatta io, c’è speranza per tutti!”

Oggi, ad un passo da 1 milione di followers, Una Stella in cucina è un Brand forte e riconosciuto. Qual è stata la sfida più difficile nel trasformare la tua passione in una struttura aziendale?

“La sfida più difficile  è stata senza dubbio quella di non farmi travolgere dalle dinamiche tipiche di chi poi diventa un professionista in questo mondo. Fin dall’inizio la mia volontà è stata chiara: rimanere centrata sui contenuti che mi hanno fatto nascere e crescere, cioè ricette reali, consigli autentici e una cucina che parla di verità e di quotidianità. 

Con il tempo sono arrivate tantissime richieste, anche da settori merceologici molto lontani dal mio. Non critico chi fa scelte diverse, ci mancherebbe, ma io ho sempre sentito che accettarle mi avrebbe snaturata. Mi avrebbero allontanato dall’identità che ho costruito e soprattutto mi avrebbero resa meno credibile agli occhi di chi mi segue. Per me la sfida più importante è stata restare salda. Continuare a consigliare ristoranti dove vado davvero, dove pago il conto come chiunque altro. Consigliare ingredienti e prodotti che ritengo all’altezza della qualità e dell’eccellenza italiana, su cui non ho mai voluto – e mai vorrò – abbassare lo standard.

La community che all’inizio era di poche persone e oggi sfiora il milione per me non è cambiata: i principi sono gli stessi. Io devo consigliare solo ciò che consiglierei davvero, solo ciò che appartiene al mondo che ho scelto di raccontare. E resistere alla tentazione di altro, anche quando sarebbe stato facilissimo caderci, è stata – ed è tuttora – la mia vera vittoria.”

Guardando indietro alla tua scalata verso il milione, c’è qualcosa nel tuo percorso — una scelta strategica, una collaborazione, o un modo di comunicare — che oggi, con la consapevolezza che hai, non rifaresti assolutamente?

“A dire la verità, no. Guardando indietro, non c’è nulla che oggi non rifarei. In parte credo di aver già risposto nella domanda precedente: le regole rigide che mi sono imposta nel momento in cui ho scelto di fare il salto e trasformare questa passione in un lavoro vero e proprio mi hanno, in qualche modo, protetta in anticipo da quegli errori che magari avrei potuto rimpiangere. Sono sempre stata molto attenta a non tradire la mia identità e questo mi ha permesso di rimanere lucida anche quando le opportunità iniziavano ad aumentare e la visibilità cresceva velocemente. 

So che sembra una frase un po’ abusata, ma è la verità: oggi rifarei tutto quello che ho fatto, esattamente così. Perché ogni scelta, ogni passo, anche quelli più incerti, mi hanno portato qui senza farmi mai perdere di vista chi sono davvero.”

Se dovessi dare un consiglio di marketing — non di cucina — a chi oggi apre un profilo food sognando i tuoi numeri, quale sarebbe la prima regola d’oro da seguire per emergere?

“Non mi considero un’esperta di marketing, quindi mi riesce difficile dare una regola “tecnica” a chi apre oggi un profilo food. Posso però condividere l’unico consiglio che ha guidato me fin dall’inizio: rimanere fedeli a ciò che si è davvero. Non cercare di costruire un personaggio che non ti appartiene, non imitare trend o stili che non senti tuoi. Le persone percepiscono subito quando c’è autenticità e quando, invece, c’è una posa. E alla fine il rapporto che costruisci con chi ti segue si basa tutto lì: credibilità e fiducia, giorno dopo giorno. 

Che tu abbia duecento follower o migliaia, ciò che non deve mai mancare è questo legame vero. Perché i numeri possono crescere o calare, ma la fiducia – quella sì – è la vera cosa che ti permette di emergere e durare nel tempo.”

Quale piattaforma consideri la più cruciale per la crescita in questo momento e perchè?

“Devo dire che, nonostante oggi mi muova su diverse piattaforme, resto profondamente legata a quella che mi ha vista nascere e crescere: Instagram. È lì che il mio progetto ha preso forma, è lì che durante il periodo del Covid ho visto esplodere la mia community e dove ho costruito le basi di tutto ciò che è venuto dopo. 

Ogni piattaforma ha i suoi punti di forza, certo, ma per me Instagram rimane la più cruciale. Non solo perché continua a essere un luogo di grande visibilità, ma perché rappresenta la casa del mio linguaggio, del mio modo di raccontare la cucina e della relazione che ho costruito con chi mi segue.

Gli anni passano, le piattaforme cambiano, ma Instagram resta il cuore del mio percorso.”

L’Intelligenza Artificiale sta rapidamente ridefinendo i confini della creazione di contenuti. Per te, che hai fatto della genuinità e del rapporto diretto con la community il pilastro della tua comunicazione, l’AI rappresenta una minaccia o riesci ad intravedere anche delle opportunità?

“Proprio perché il cuore della mia comunicazione è sempre stato la genuinità e il rapporto diretto con la mia community, devo dire che al momento non vedo grandi opportunità nell’intelligenza artificiale per il mio modo di lavorare. Mi rendo conto che la AI stia entrando sempre di più nella vita social e che per molti rappresenti uno strumento utilissimo, ma per me ciò che fa davvero la differenza è altro: l’intelligenza emotiva, l’ispirazione del momento, i feedback reali delle persone che mi seguono.

Il mio lavoro si basa su relazioni vere, sul confronto quotidiano con i miei collaboratori, sulle sensazioni che ricevo dalla community, sul capire cosa emoziona e cosa unisce. E questo, almeno per ora, non credo possa essere sostituito o potenziato dalla AI.

Continuo quindi a rimanere fedele al mio approccio umano, diretto e spontaneo. È quello che mi ha portato fin qui e che continua a dare senso a tutto ciò che faccio.”

Claudia Barbara

Claudia Barbara

Claudia Barbara è una giornalista digitale ed esperta di content strategy. Collabora con la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation, dove si occupa della pianificazione e gestione strategica dei contenuti. È inoltre giornalista presso alcune delle principali testate editoriali digitali dell'agenzia, tra cui Influent People, La Vera Cronaca e Best of Puglia, contribuendo alla loro crescita editoriale con un approccio attento alla qualità e alla rilevanza dei contenuti.

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