In un’epoca in cui il digitale è l’assoluto protagonista, la cybersicurezza è diventata una priorità fondamentale sia a livello pubblico che privato. Proteggere dati sensibili, infrastrutture critiche e la nostra stessa identità digitale è essenziale per garantire la sicurezza e la stabilità del nostro mondo sempre più interconnesso. Una evidenza che risulta essere ancora più importante se parliamo di sicurezza nazionale, con i rischi che sono sempre dietro l’angolo, come accaduto a più riprese in Italia negli ultimi anni, con diversi episodi di violazione dei portali istituzionali da parte di hacker e soggetti malintenzionati.
Per comprendere meglio cosa si può fare in questo ambito, abbiamo intervistato l’Avvocato Stefano Mele, responsabile del Dipartimento “Cybersecurity & Space Economy Law” e co-responsabile di quello “Privacy & Data Protection” presso Gianni & Origoni, uno dei professionisti più esperti e riconosciuti a livello nazionale e internazionale in materia di diritto applicato alle tecnologie, privacy e cybersecurity.
Ecco cosa ci ha detto.
Buongiorno Avvocato, ha senso un’assistenza specialistica nel settore della cybersecurity e cosa spinge le aziende a richiederla?
L’assistenza specialistica nel settore del diritto applicato alla cybersecurity oggi non solo ha senso, ma è fondamentale. Le aziende e le pubbliche amministrazioni richiedono sempre più questo genere di supporto legale in quanto si trovano fronteggiare minacce cyber sempre più complesse, che richiedono competenze specialistiche aggiornate e una conoscenza approfondita delle normative vigenti, come il GDPR, la Direttiva NIS2 o il Regolamento DORA. Un’assistenza qualificata consente loro di prevenire, gestire e reagire rapidamente agli attacchi, evitando così gravi danni economici, operativi e soprattutto reputazionali.
Qual è il profilo delle aziende che hanno bisogno di assistenza cybersecurity?
Non esiste un’unica tipologia di azienda che ha bisogno di assistenza in materia di cybersecurity law. Tuttavia, le realtà più esposte sono certamente quelle che gestiscono grandi quantità di dati personali o riservati, come banche, assicurazioni, strutture sanitarie, utilities, aziende di telecomunicazioni e tecnologiche. Anche aziende di medie o piccole dimensioni, che rappresentano sempre più spesso uno degli obiettivi preferiti dai criminali informatici attraverso attacchi di tipo ransomware e truffe digitali, proprio perché meno protette, devono necessariamente dotarsi di competenze e supporto specifico anche nel settore legale.
Quali sono le minacce di cybersecurity più emergenti e insidiose, e come possono le aziende proteggersi da tali minacce?
La minaccia cyber più rilevante e che è capace di avere un impatto devastante sul business delle aziende è senza alcun dubbio l’attacco ransomware, ovvero un attacco informatico che ha come obiettivo quello di criptare tutti i dati aziendali e chiedere un riscatto per riaverli. Anche lo spionaggio informatico svolto da attori statali o da attori sponsorizzati da uno Stato, così come il “classico” spionaggio industriale, devono essere in cima ai pensieri delle nostre aziende: del resto il “made in Italy” in alcuni settori è sinonimo di qualità assoluta e fa il pari con la strategicità di alcune tipologie di informazioni delle nostre infrastrutture critiche. Ancora, gli attacchi basati sul social engineering, che sfruttano tecniche di manipolazione per accedere a dati sensibili e gli attacchi alla catena di approvvigionamento (la cosiddetta supply chain), che prendono di mira i fornitori per raggiungere indirettamente i propri obiettivi. Le aziende possono difendersi attraverso investimenti mirati in cybersicurezza tecnica, conformità legale specifica, formazione continua dei dipendenti, strategie di gestione dei rischi e, soprattutto, affidandosi a partner esterni – anche legali – per prevenire e gestire situazioni di crisi in caso, ad esempio, di attacchi ransomware o truffe.
C’è una dimensione internazionale dell’attività di un avvocato di cybersecurity?
Assolutamente sì. Il cyberspazio non conosce confini geografici, rendendo inevitabilmente internazionale l’attività di chi si occupa professionalmente di cybersecurity. Un avvocato specializzato deve continuamente confrontarsi con leggi, regolamenti e standard internazionali, lavorando spesso a stretto contatto con autorità di altri Paesi per gestire incidenti informatici transnazionali, attività di compliance internazionale e cooperazione nelle indagini digitali.
A livello di Paese, quali sono i pericoli informatici che possono mettere a rischio la sicurezza nazionale, le infrastrutture e i dati sensibili di uno Stato. Quali strategie vengono adottate per contrastarle?
A livello nazionale, i pericoli maggiori derivano da cyber attacchi sponsorizzati da Stati esteri o gruppi criminali che mirano a sabotare o spiare infrastrutture critiche come energia, trasporti, telecomunicazioni e sanità. Attacchi di tipo ransomware e le operazioni di disinformazione mirate rappresentano ulteriori minacce concrete. L’Italia risponde quotidianamente a queste minacce attraverso una specifica strategia nazionale di cybersicurezza fondata sull’azione congiunta e coordinata dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) per la parte di resilienza dei soggetti privati e pubblici, dei nostri Organismi Informativi (n.d.r., l’intelligence) per la protezione anche nel cyberspazio degli interessi politici, militari, economici e industriali del nostro Paese, del Comando per le Operazioni in Rete (COR) del Ministero della Difesa per la condotta delle operazioni nel dominio cibernetico e la gestione delle crisi cibernetiche (insieme all’ACN), delle nostre Forze dell’Ordine per il contrasto alle attività criminali e da ultimo – ma non per importanza – anche della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo per la repressione delle condotte criminali.
Quanto è importante il ruolo della cooperazione internazionale in questo ambito e quali sono le sinergie più efficaci tra Stati?
La cooperazione internazionale è fondamentale quando si parla di cybersecurity, poiché nessuno Stato e nessuna sua articolazione può fronteggiare da solo questo genere di minacce, che sono “per definizione” quasi sempre globali e transfrontaliere. Tra le sinergie più efficaci, troviamo certamente la collaborazione nell’ambito della NATO e dell’Unione Europea, lo scambio tempestivo di informazioni e intelligence sulle minacce emergenti, l’armonizzazione delle normative in materia di tecnologie e cybersecurity (come la Direttiva NIS 2, il Regolamento DORA, l’AI ACT e a breve il Cyber Resilience Act), nonché la collaborazione attiva nei forum internazionali specializzati in questo settore e nella lotta al cybercrime.
Quali sono le tecnologie emergenti che considera più promettenti per migliorare sia la cybersecurity che la protezione della privacy e quali consigli darebbe alle aziende per prepararsi al futuro?
Le tecnologie emergenti più promettenti sono quelle legate all’intelligenza artificiale e al machine learning, capaci di identificare e rispondere alle minacce in tempo reale. La crittografia avanzata – inclusa la crittografia quantistica – e la tecnologia blockchain sono anch’esse fondamentali per migliorare la protezione dei dati e l’integrità delle informazioni. Consiglio alle aziende di investire costantemente in formazione interna, aggiornare periodicamente i propri sistemi, implementare processi rigorosi di gestione del rischio e, soprattutto, non trascurare mai l’aspetto umano della cybersecurity, in quanto – citando Bruce Schneier – in questo settore i “dilettanti” attaccano solo i sistemi informatici, mentre i veri professionisti attaccano anzitutto gli esseri umani.
