Pubblicità storiche: gli spot Sanpellegrino “Aranciata esagerata”

“Sanpellegrino, che aranciata esagerata!”. Questo slogan, semplice ma incredibilmente efficace, ha accompagnato per decenni le pubblicità dell’Aranciata Sanpellegrino, diventando un vero e proprio tormentone e imprimendo il marchio nell’immaginario collettivo italiano.

Le campagne pubblicitarie del brand rappresentano quindi un perfetto esempio di comunicazione che ha saputo evolversi nel tempo pur mantenendo un filo conduttore distintivo e memorabile.

L’aranciata che ti svolta la giornata

La storia dell’Aranciata Sanpellegrino risale al 1932, e fin dai suoi esordi il prodotto è stato associato a un’immagine di qualità e di un gusto “esagerato“ grazie alla sua ricetta con succo d’arancia. Tuttavia, è con le campagne pubblicitarie televisive, soprattutto a partire dagli anni ’80, che lo slogan “Aranciata Esagerata” ha raggiunto la sua massima popolarità, consolidandosi come un elemento distintivo del brand.

Uno degli elementi chiave del successo di queste pubblicità risiede nella loro semplicità e immediatezza e soprattutto nella presenza di un gruppo di bambini, i veri protagonisti degli spot.

La scena si apre con le espressioni annoiate dei giovani, tra sbuffi, gesti evocativi e occhi all’insu. Il punto di rottura arriva quando uno di loro, con un’indimenticabile r moscia esclama “adesso esageriamo”, aprendo una lattina di aranciata Sanpellegrino che dà il via a una svolta, accompagnata da un jingle orecchiabile e una canzone in cui lo slogan “Sanpellegrino che aranciata esagerata!” ripetuto rafforzava ulteriormente il messaggio, rendendolo facile da ricordare e associare al prodotto, facendo da sfondo ad attività di vario genere in cui i bambini finalmente erano divertiti, come ad esempio cavalcare un’onda di aranciata.

Un successo duraturo e indimenticabile

Negli anni, la campagna “Aranciata Esagerata” ha saputo rinnovarsi pur mantenendo il suo core message. Dalle prime versioni più semplici e dirette, si è passati a spot con animazioni colorate e personaggi memorabili, capaci di catturare l’attenzione di un pubblico più ampio, inclusi i bambini.

Questa evoluzione stilistica ha permesso al marchio di rimanere rilevante nel panorama mediatico in continua trasformazione, senza perdere la sua identità distintiva.

Ad esempio, gli spot con i bambini che cantano esistono in tre diverse varianti, che si differenziano sostanzialmente per il genere musicale della canzone e il contesto collegato. Oltre a quella presente all’inizio dell’articolo, che è la versione rock, datata 1991, troviamo quella dance del 1994 e la prima, che possiamo definire in stile pop, del 1988.

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio è un giornalista digitale ed esperto di content strategy. È Caporedattore di Gioco Pulito e Influent People, due delle principali testate editoriali digitali del settore, e ricopre il ruolo di Responsabile dei Contenuti presso la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation.
Nel corso della sua carriera ha contribuito alla crescita e allo sviluppo editoriale di numerosi progetti digitali, curando la produzione e la direzione dei contenuti con un approccio orientato alla qualità e alla visibilità online.

Articolo Precedente

Pubblicità storiche: Pampero e il rum “più bevuto nei peggiori bar di Caracas”

Articolo successivo

Pubblicità storiche: gli spot Scottex con i cuccioli di Labrador

Sign Up to Our Newsletter

Be the first to know the latest updates

Informazione, Digital e Comunicazione di Successo
Direttore Antonio Padellaro