La pubblicità del Pennello Cinghiale, con il suo celebre “Non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello”, è un vero e proprio pezzo di bravura della comunicazione italiana.
Nata nel 1982, da un’idea geniale del pubblicitario e attore Ignazio Colnaghi, lo spot punta tutto sul siparietto tra i due protagonisti, l’impatto dell’oggetto e un claim indimenticabile.
Un pennello fuori misura
La scena del primo spot Cinghiale si svolge nel bel mezzo del traffico di Milano, un contesto quotidiano e riconoscibile. Tra le macchine, i fumi dello smog e i clacson si vede un imbianchino, interpretato da Enzo De Toma, divenuto famoso per questa pubblicità e attore di piccole parti in varie commedie italiane di quegli anni.
Il nostro protagonista se ne va in giro in bicicletta con un pennellone sulle spalle talmente grande da essere fermato da un vigile urbano, ovviamente esterrefatto per la scena alla quale sta assistendo. L’agente, interpretato da Francesco Papi, e doppiato dal grande Carlo Bonomi, uno dei doppiatori italiani più famosi, con fare severo ammonisce sul suo comportamento incauto e i disagi che sta causando agli automobilisti.
Il manovale allora risponde: “Per una parete grande, ci vuole un pennello grande”. Ed è proprio in questo momento che risuona quella frase che è diventata un mantra: “Non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello”, estraendo il pennello Cinghiale.
Una scelta di parole tutt’altro che casuale, pensata apposta per spostare l’attenzione dalla mera dimensione fisica dell’oggetto alla sua intrinseca qualità.
Il successo dello spot
Il successo dello spot sta proprio nella sua semplicità disarmante. È facile da capire, si fissa nella mente in un attimo e sottolinea un concetto fondamentale: quando si tratta di dipingere, la qualità batte la quantità. E, inevitabilmente, questo messaggio si lega al marchio Cinghiale, che da quel momento in poi diventa sinonimo di pennelli affidabili e performanti.
A dimostrarlo il fatto che quello slogan, oltre ad essere andato in onda per tantissimi anni, non è rimasto confinato allo schermo televisivo. È entrato nel linguaggio comune, diventando un modo di dire per sottolineare l’importanza della qualità in svariati contesti, e gli spot Cinghiale (oltre al primo ne sono stati girati altri sempre con protagonisti l’imbianchino e il vigile urbano in altri contesti), sono stati registrati come marchio multimediale.
Il pennello enorme è diventato un oggetto di culto, una vera e propria mascotte, un simbolo che l’azienda porta con sé in tutte le manifestazioni.
