marco fiocchi romaora

Marco Fiocchi (RomaOra): “Come raccontiamo la Città Eterna ai tempi dei social “

In un contesto come quello attuale in cui l’ambiente digitale rappresenta il “luogo” preferito dalle persone per interagire e relazionarsi, riuscire a emergere risulta essere sempre più difficile, alla luce dei tanti player presenti che operano in rete.

Tra gli argomenti che generano maggiore interazione troviamo certamente quello dell’attualità locale che, nei grandi centri urbani, cattura l’interesse anche di utenti che vivono altrove. Sempre più persone sono infatti interessate a scoprire le bellezze e le curiosità delle città italiane, le storie che si celano negli angoli più noti e in quelli più nascosti e, ovviamente i problemi che affliggono la quotidianità dei cittadini.

Tra le realtà che da tempo rappresentano uno dei punti di riferimento per quanto riguarda il racconto metropolitano digitale troviamo certamente RomaOra, che sulle piattaforme social può vantare una community di centinaia di migliaia di utenti, appassionati ai contenuti originali e creativi dedicati all’unica ed inimitabile Città Eterna.

Per comprendere il successo di questo contenitore video, abbiamo intervistato Marco Fiocchi, fondatore di RomaOra.

Ecco cosa ci ha detto.

Buongiorno Marco, quando e come nasce l’idea di creare RomaOra?

Buongiorno a voi, RomaOra è una mia vecchia amica, mi occupo di Roma da almeno 30 anni (prima come cronista, poi come blogger), e quando collaboravo, dirigendo 06blog per Blogo, una società di blog verticali (era l’epoca presocial, quella della “blogosfera”) mi inventai un hashtag tutto mio per riordinare i miei contenuti: #RomaOra.

Nel 2018 mi venne a trovare un giovane laureato in Architettura che avevo conosciuto, fra gli altri, per un’altra collaborazione con La Sapienza. Era Andrea Comisi. Il mio socio di maggioranza ormai.  Mi convinse a sfruttare meglio la pagina che avevo su Facebook, e da quel momento abbiamo cominciato a lavorare insieme sempre più professionalmente. Raccontare Roma in presa diretta. Direttamente per strada. Praticamente ogni giorno.

In che modo siete riusciti a ottenere il successo che avete e quali sono state le maggiori difficoltà? Come avete impostato le vostre strategie di marketing?
Il successo è stato lento, per come si analizzano i social network oggi, ma inesorabile. Roma ha un tale rimbalzo sui media e sulla comunicazione, che è impossibile non ottenere riscontro. La svolta fu “metterci la faccia”. E posso dire con un pizzico di vanità, che fummo decisamente i primi a farlo. Ora ogni giorno nasce un nuovo “divulgatore” social che racconta Roma. Addirittura la TV, faccio solo il nome di Alberto Angela, ricalca lo stile naturale e narrativo dei profili social come il nostro. Roma è un brand che offre potenza virale a tutti!

Cominciammo su Facebook, e forse fu un errore strategico, ma in quel momento era il social di punta, e soprattutto era quello che offriva la migliore retribuzione per inserzioni. Poi ci siamo spostati su Instagram (che non retribuisce, se non in notorietà), ora puntiamo fortemente a Youtube, ma siamo ovviamente anche su Tik Tok e persino, ancora, X. La difficoltà principale è comprendere e studiare letteralmente i linguaggi differenti di ogni social, e seguirne anche le evoluzioni. Il livello tecnico, amministrativo e di regolamentazioni, varia anche mentre sono qui a risponderti.

In che modo decidete gli argomenti dei vostri contenuti e qual è secondo tua opinione la storia che vi ha stupito di più, in una città come Roma che è in grado di regalare tesori nascosti in ogni angolo?

Ogni giorno facciamo dei briefing su come programmare il nostro lavoro. L’opinione comune è che sui social network si riversino contenuti senza pensarci troppo. Non è così. C’è un grosso lavoro di progettazione, studio, preparazione e montaggio. Il risultato sembra una cosa fatta al volo, ma dietro c’è sempre più qualità.
Avrei tante storie da raccontare, posso dire che mi ha stupito lo strepitoso ed insistente amore che Roma suscita nelle persone. Dalla sua storia ai suoi segreti, dal cibo ai modi di dire. C’è una forma, quasi patologica, stendhaliana (nel senso della sindrome ma anche dell’amore che Stendhal aveva per Roma) da dipendenza romana. Roma attira come una calamita. E quando ci si innamora, non ti passa più. Abbiamo follower che vengono dall’altra parte del mondo almeno una volta l’anno per rifare i nostri itinerari…

Il settore dei social network, come noto, è ipercompetitivo. Come si riesce ad emergere e a conquistare il grande pubblico?

Ecco, questo sta diventando un po’ asfissiante. Come dicevo, ogni giorno spunta un nuovo content creator che si mette a raccontare Roma. Spesso ci si calpesta un po’. Alcuni tendono a “ricopiare” i contenuti di altri, ma in effetti è una bagarre molto ridicola. Di fatto la gente segue chi gli piace o magari profili che dicono le stesse cose, ma in maniera diversa. Più che emergere, che è piuttosto facile con social aggressivi come Tik Tok, è faticoso essere costanti. Una forma di resilienza, come oggi si ama dire.

Molte pagine dedicate all’attualità cittadina, si focalizzano soprattutto sui problemi, mentre nei vostri video si evidenzia la bellezza. Quali sono i motivi dietro a questa scelta?
Devo dire che da questo punto di vista le cose sono cambiate nel tempo. E’ vero che nei primi anni dei blog si aveva molto più ascolto battendo sul “degrado”, e del resto anche su Facebook ricordo per esempio l’esplosione di Roma fa schifo, poi, anche per merito di pagine come la nostra, sono sorte tante realtà (o molti hanno spostato il tiro, soprattutto su IG che nasceva come social molto patinato) che hanno puntato sull’immenso patrimonio di Bellezza, spesso nascosta, che ha una città come Roma. Comunque il degrado funziona ancora eh! Pensiamo a Cicalone…

Roma non ha ovviamente bisogno di essere spinta dal punto di vista turistico, ma certamente attività come la vostra aiutano sempre. Avete avuto un riscontro concreto in questo senso?

Questa è una gran bella domanda. Posso dire che finalmente negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo, oltre ai privati e meteore pubbliche. Il Comune di Roma, questa giunta, figure come l’Assessore Onorato, ma anche lo stesso ufficio del Sindaco Gualtieri, sono, come avrete visto, giustamente molto presenti sui social. Spesso veniamo contattati ed invitati per eventi, mostre, concerti. E voglio anche citare Zètema Progetto Cultura, società partecipata al 100% da Roma Capitale.

E’ bello e gratificante sapere che venga riconosciuta una certa meritocrazia nella qualità dei contenuti che circolano. Il sogno sarebbe avere anche dei fondi per sostenere certi progetti sempre più coraggiosi ma ovviamente più dispendiosi. Abbiamo anche lavorato con la Pubblica Amministrazione, ma sono sempre situazioni complicate, e troppo lunghe. Resto fiducioso. Tutti remiamo dalla stessa parte. Ora, credo, l’impegno a distribuire il la folla di visitatori in maniera più allargata per Roma, per evitare l’Over Tourism e far conoscere tante meraviglie anche meno centrali.

La diffusione dell’Intelligenza Artificiale sta cambiando tutto e siamo già in un’epoca in cui è possibile “visitare” le città direttamente stando davanti a uno schermo. Come si sopravvive a questo nuovo e “ingombrante” protagonista dei nostri tempi?

In realtà l’esplosione di certi contenuti sui social secondo me è cominciata proprio con questo scopo. Mostrare città, opere d’arte e bellezze naturali, restando dietro lo schermo, magari anche di uno smartphone mentre sei in metropolitana. E non è un caso che il periodo Covid abbia aggiunto sete e fame di queste narrazioni divulgative. Ma qui vengono fuori i miei studi filosofici. Sono fatalista. Come per i social che hanno cannibalizzato la TV generalista, come lo streaming TV che sta uccidendo il cinema, e del resto come la “TV killed radio star” e via così fino al teatro greco, credo che dipenda sempre da quello che si “crea” usando ogni mezzo tecnologico. La Fantasia non sarà mai artificiale perché appunto è quella che produce per prima; ha bisogno dell’Idea, del “Genio” in senso etimologico. Poi ovviamente ogni cosa è condizionata, ogni cervello, ogni moda. Ma lo scatto, la scintilla che indirizza la nuova tendenza sarà sempre figlia di un primo pensiero generante. Umano. Almeno per ora, dai.

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio è un giornalista digitale ed esperto di content strategy. È Caporedattore di Gioco Pulito e Influent People, due delle principali testate editoriali digitali del settore, e ricopre il ruolo di Responsabile dei Contenuti presso la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation.
Nel corso della sua carriera ha contribuito alla crescita e allo sviluppo editoriale di numerosi progetti digitali, curando la produzione e la direzione dei contenuti con un approccio orientato alla qualità e alla visibilità online.

Marcel Vulpis
Articolo Precedente

Business e Sport, un binomio indissolubile: intervista a Marcel Vulpis

Articolo successivo

Ludovico Fois e ACI, tra sfide digitali e tradizione

Sign Up to Our Newsletter

Be the first to know the latest updates

Informazione, Digital e Comunicazione di Successo
Direttore Antonio Padellaro