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Ridhima Pandey, attivista ambientale indiana

Novembre 5, 2025

Ridhima Pandey è un’attivista ambientale indiana nata a Haridwar, Uttarakhand, nel 2007. Il suo impegno precoce e tenace per la giustizia climatica affonda le radici in un’esperienza traumatica: l’aver assistito, sebbene in giovane età, alle devastanti inondazioni e frane che colpirono l’Uttarakhand nel 2013, causando centinaia di vittime e danni irreparabili alle infrastrutture.

L’attivista ha raccontato che vedere tale distruzione e sentire le grida di dolore in televisione le ha causato incubi ricorrenti, motivandola profondamente a intraprendere un’azione, come fatto anche in altri Paesi da Greta Thunberg e Vanessa Nakate.

Le origini del suo attivismo

Ridhima è cresciuta in un ambiente familiare già sensibile alle tematiche ecologiche: suo padre, Dinesh Pandey, è un attivista climatico che ha lavorato per la Wildlife Trust India e ha operato per anni nell’Uttarakhand in questo campo, mentre sua madre, Vinita Pandey, lavora per il Dipartimento Forestale dell’Uttarakhand.

L’atmosfera domestica ha facilitato la sua comprensione della crisi climatica e ha fornito le basi per il suo attivismo, spingendola a chiedere spiegazioni ai suoi genitori sul significato del “cambiamento climatico” dopo averlo sentito ripetere durante le cronache dei disastri.

L’influenza dei suoi genitori, professionisti della conservazione, ha contribuito a formare la sua prospettiva, ma la spinta all’azione è nata dalla sua esperienza diretta e dalla frustrazione per la mancanza di protezione da parte delle autorità.

La battaglia legale nazionale: il ricorso al National Green Tribunal

Il primo e più audace passo compiuto da Ridhima Pandey nel suo percorso di attivismo è stato l’avvio di una battaglia legale contro il Governo indiano. Nel marzo 2017, all’età di soli nove anni, Ridhima ha presentato un ricorso al National Green Tribunal (NGT) indiano, un tribunale speciale per le questioni ambientali.

La sua petizione sosteneva che il governo indiano non avesse adottato misure sufficienti per mitigare i cambiamenti climatici, contravvenendo sia alla Costituzione indiana, che impone a ogni cittadino il dovere di proteggere e migliorare l’ambiente naturale, sia agli impegni internazionali assunti dal Paese nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

Il concetto di ‘ambiente’ e di ‘clima’

Nel suo ricorso, Ridhima ha argomentato che il termine “ambiente“, così come usato nella Legge sulla Protezione Ambientale del 1986, dovesse necessariamente includere il clima. La giovane attivista sosteneva di essere stata direttamente colpita dagli impatti negativi del riscaldamento globale e denunciava la mancanza di una politica climatica efficace. Il NGT, tuttavia, ha respinto la sua petizione nel gennaio 2019, sostenendo che le considerazioni sui cambiamenti climatici erano già incluse nei processi di valutazione d’impatto e nelle autorizzazioni ambientali. Nonostante il rifiuto iniziale, Ridhima ha dimostrato la sua tenacia presentando successivamente ricorso contro la decisione del tribunale presso la Corte Suprema dell’India, continuando la sua lotta per la giustizia climatica a livello nazionale.

La petizione al Comitato ONU per i diritti dell’infanzia

L’attivismo di Ridhima Pandey ha rapidamente superato i confini nazionali, guadagnando una risonanza globale. Nel 2019, si è unita a un gruppo di sedici adolescenti provenienti da tutto il mondo per presentare una petizione storica al Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Infanzia.

L’iniziativa mirava a denunciare cinque Paesi (Argentina, Turchia, Germania, Francia e Brasile) per i loro sforzi giudicati insufficienti nell’affrontare la crisi climatica, sostenendo che l’inazione dei governi costituiva una violazione dei diritti dell’infanzia. La giovane indiana ha viaggiato fino a New York, unendosi a figure come Greta Thunberg in questa azione di portata internazionale.

Il cambiamento climatico come problema di diritti umani

La mossa ha sottolineato la sua convinzione che il cambiamento climatico sia una minaccia intergenerazionale e un problema di diritti umani, non solo ambientale. La sua partecipazione a questo ricorso ha amplificato il suo messaggio sul palcoscenico mondiale, rendendola un’importante portavoce della gioventù indiana e globale che chiede maggiore azione e responsabilità ai leader politici per proteggere il loro futuro, promuovendo la green economy. L’attivista ha chiesto che il mondo la consideri semplicemente come una bambina che chiede ai governi di “fare ciò che devono fare”.

Riconoscimenti, collaborazioni e impatto culturale

Grazie al suo impegno instancabile e alla sua retorica diretta e incisiva, Ridhima Pandey ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali. Nel 2020, è stata inclusa nella lista delle 100 donne più influenti del mondo stilata dalla BBC, evidenziando la sua crescente influenza e l’efficacia della sua comunicazione, che enfatizza la necessità di una conservazione basata sulla scienza e guidata dal cuore.

La sua storia e la sua lotta sono state anche immortalate in diverse produzioni mediatiche. Nel 2022, Ridhima, allora quindicenne, è stata una delle figure centrali del documentario “The Letter: A Message for Our Earth”, prodotto da Off the Fence Productions con la collaborazione del Movimento Laudato Si’ e del Vaticano. Il film, ispirato all’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, l’ha vista viaggiare a Roma per un dialogo con Papa Francesco stesso sulla crisi climatica, dove ha rappresentato la voce della gioventù.

L’attivista ha condiviso le sue esperienze in Uttarakhand, sottolineando l’urgenza di un’azione intergenerazionale. Il documentario, proiettato in anteprima nella Città del Vaticano e vincitore del Golden Dolphin Award, ha ottenuto un vasto seguito globale.

Oltre a questi traguardi, Ridhima continua a promuovere pratiche di vita sostenibili, a sostenere la protezione delle foreste e della fauna indiana e a impegnarsi attivamente contro l’utilizzo della plastica. Il suo attivismo non si limita alle aule dei tribunali o ai vertici internazionali, ma include anche la sensibilizzazione dei suoi coetanei, con l’obiettivo di aprire la strada verso un futuro più sostenibile nel suo Paese e nel mondo intero.

Giacomo Padellaro

Giacomo Padellaro

Giacomo Padellaro è un editore digitale ed esperto di web marketing. È Co-fondatore e CEO della Linking Agency, azienda nata nel 2021 specializzata in Digital Pr, SEO e Web Reputation.

Ha fondato e sviluppato numerose testate editoriali digitali di successo, tra cui Gioco Pulito, Influent People e Best of Puglia.

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