Nella storia della pubblicità italiana, pochi marchi sono riusciti a imprimere la propria identità nella cultura popolare con la stessa capillarità e ironia di Crodino. Nato a metà degli anni Sessanta nella Val d’Ossola, l’aperitivo monodose per eccellenza ha costruito il proprio successo non solo sulla ricetta segreta a base di erbe e spezie, ma su una strategia di marketing televisivo visionaria.
Attraverso decenni di evoluzione dei media, dalle storiche cornici di Carosello fino alle narrazioni surreali degli anni Duemila e alle campagne internazionali, la comunicazione del marchio ha saputo ridefinire il concetto di convivialità, trasformando un semplice slogan in un vero e proprio tormentone intergenerazionale.
Gli esordi a Carosello e i primi volti d’autore
Le fondamenta della mitologia pubblicitaria del celebre analcolico vengono gettate negli anni della ripresa economica e del boom dei consumi. Con il debutto sul mercato a metà degli anni Sessanta, l’esigenza primaria era posizionare il prodotto come l’alternativa analcolica ideale per il rito dell’aperitivo, un segmento all’epoca dominato quasi esclusivamente dalle bevande alcoliche.
Lo stabilimento piemontese comprese fin da subito la potenza espressiva del mezzo televisivo, affidandosi alla vetrina di Carosello, il format che univa intrattenimento teatrale e messaggio commerciale.
In questa prima fase, la regia di alcuni spot viene affidata a maestri dell’animazione e del cinema d’impresa, capaci di conferire al marchio una dignità artistica d’avanguardia. A dare un respiro internazionale e un tocco di sofisticata eleganza alle prime campagne contribuisce l’apparizione di icone del cinema globale, tra cui spicca l’attrice francese Brigitte Bardot.
La scelta di abbinare un prodotto pop e accessibile a figure del jet set internazionale serviva a conferire prestigio alla bevanda dorata, dimostrando che il piacere della socialità e dell’aperitivo poteva prescindere dalla componente alcolica senza perdere in fascino e desiderabilità.
L’invenzione dello slogan perfetto e il biondo irresistibile
La vera svolta strategica e l’ingresso definitivo del marchio nel dizionario dei modi di dire italiani avviene con la nascita di uno dei payoff più longevi e azzeccati della storia della pubblicità: l’analcolico biondo che fa impazzire il mondo.
La formula in rima, orecchiabile e immediata, riusciva a riassumere in pochissime parole le due caratteristiche distintive del prodotto, ovvero il colore dorato e la natura analcolica, proiettandole in una dimensione di allegria e respiro globale. Lo slogan divenne il filo conduttore di una serie di sketch comici e surreali, in cui personaggi bizzarri entravano nei bar chiedendo esplicitamente la bevanda per risolvere situazioni stravaganti o ritrovare il buonumore.
Tra le narrazioni più celebri di quel periodo si ricordano le incursioni di personaggi fantastici, come un Conte Dracula dall’accento teatrale che entrava nei locali non per cercare sangue, ma per sciacquarsi la bocca con la freschezza delle erbe dell’aperitivo biondo. La comicità basata sul paradosso e sul rovesciamento dei clichè cinematografici ha permesso al marchio di consolidare un legame emotivo fortissimo con i consumatori, associando il momento del consumo a una pausa di puro divertimento e spensieratezza.
L’epopea del gorilla e la satira sociale al bancone del bar
All’inizio degli anni Duemila, la gestione creativa del marchio compie un ulteriore salto di qualità introducendo un personaggio destinato a fare la storia della televisione commerciale italiana: il gorilla.
Concepito dal genio creativo del regista Erminio Perocco, questo imponente primate, caratterizzato da una marcata e irresistibile parlata romanesca, diventa il cliente fisso di un bar di quartiere gestito dal paziente e flemmatico barista Dino. La struttura degli spot si evolve in una vera e propria sit-com in pillole, ambientata interamente attorno a quel bancone che rappresenta il microcosmo della provincia italiana.
Il gorilla incarna i vizi, le nevrosi e le debolezze dell’uomo comune. Racconta a Dino le sue sventure sentimentali, le serate andate male al casinò o le vacanze finite con multe salatissime, per poi esplodere in una fragorosa e contagiosa risata che lo fa sistematicamente ribaltare dallo sgabello.
La narrazione si arricchisce successivamente con l’ingresso di nuovi personaggi, come la conduttrice Victoria Cabello, che interpreta la fidanzata del Gorilla in una serie di sketch che ironizzano sulle dinamiche e sulle incomprensioni della vita di coppia. La saga pubblicitaria, andata in onda per anni, ha saputo umanizzare il brand in modo inedito, utilizzando la metafora dell’animale per mettere in scena una satira leggera ma acuta della quotidianità contemporanea.
L’apertura internazionale e il ritorno al messaggio sociale
Con il consolidamento del marchio all’interno del Gruppo Campari e la necessità di dialogare con un mercato sempre più globale, la strategia comunicativa decide di omaggiare le proprie origini con un tocco di hollywoodiana ironia.
Lo slogan storico trova così una sua incarnazione letterale nella scelta come testimonial dell’attore statunitense Owen Wilson. Notissimo interprete di commedie di culto, con la sua inconfondibile chioma bionda, Wilson diventa il nuovo volto dell’aperitivo, portando lo stile disinvolto del cinema americano all’interno dei bar italiani.
In tempi più recenti, la comunicazione ha dimostrato una profonda sensibilità verso i mutamenti sociali, decidendo di richiamare in servizio il suo testimonial più amato, il Gorilla, ma in una veste rinnovata e più matura.
In un contesto dominato dalla digitalizzazione e dalla freddezza delle interazioni virtuali, il personaggio è diventato il portavoce di campagne orientate alla riscoperta dei rapporti autentici e dell’inclusione, modificando temporaneamente lo storico payoff in un invito a connettersi profondamente con gli altri. La capacità di evolvere, passando dal puro intrattenimento alla riflessione valoriale senza mai perdere l’ironia di fondo, spiega perché le pubblicità di questo aperitivo continuino a rimanere impresse nella memoria collettiva come esempi insuperati di efficacia e creatività.
