Giornalista, una vita da precario

La professione di giornalista, ancora oggi molto ambita anche dalle nuove generazioni, vive ormai una situazione di precariato palese, testimoniato dal fatto che la maggioranza degli iscritti all’Albo, è impegnata in altri lavori per poter portare a casa un reddito che possa sostenerlo.

Non si tratta di una crisi temporanea, ma strutturale, che descrive un mercato del lavoro che ha ridotto sistematicamente la quota di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato — quelli tutelati dal CCNL — e ha esternalizzato una parte crescente della produzione giornalistica a collaboratori autonomi, spesso pagati poco e senza le tutele che il contratto garantirebbe.

I giornalisti dipendenti: tutelati ma in calo

I giornalisti dipendenti — assunti con contratto CCNL Fnsi-Fieg — sono la categoria con i redditi più alti e le tutele migliori. Il CCNL 2025-2026, rinnovato il 1° gennaio 2025, ha fissato nuovi minimi retributivi con un aumento generalizzato di 50 euro al mese dal 2026. I minimi contrattuali variano significativamente tra categorie: un praticante guadagna molto meno di un redattore ordinario, che a sua volta guadagna molto meno di un caposervizio.

Ma tutti hanno diritto a una retribuzione minima garantita, a contributi previdenziali versati regolarmente, alla cassa integrazione in caso di crisi, e alle ferie retribuite.

Una categoria in forte riduzione

Il problema è che questa categoria si sta riducendo. Le redazioni tagliano organici, non assumono per sostituire chi va in pensione, e spostano la produzione giornalistica su collaboratori autonomi. Il numero di giornalisti dipendenti è diminuito costantemente negli ultimi dieci anni.

Tra i dipendenti rimasti, l’età media si è alzata: i giovani entrano sempre meno nel giornalismo dipendente, e sempre più spesso nel giornalismo autonomo.

I collaboratori autonomi: tanti ma con tutele minori

I giornalisti autonomi sono la maggioranza numerica della professione ma la minoranza in termini di potere negoziale.

Si dividono in tre categorie principali: i freelance con partita IVA (reddito medio 15.995 euro), i collaboratori coordinati e continuativi o co.co.co. (reddito medio 11.404 euro) e i collaboratori occasionali (pagati a pezzo, spesso 15-50 euro per articolo, senza alcun contributo previdenziale a loro carico).

Distribuzione di reddito molto sbilanciata

Il dato più preoccupante non è la media: è la distribuzione. Tra i freelance, la distribuzione del reddito è molto sbilanciata: pochi guadagnano bene (quelli con le firme più note, quelli specializzati in nicchie pregiate come il giornalismo finanziario o tecnico), la maggioranza guadagna poco. Il 70% dei freelance guadagna meno di 25.000 euro annui.

Queste persone non riescono a costruire una previdenza adeguata per la vecchiaia, e il sistema previdenziale che li attende è quello contributivo puro, basato su quanto hanno versato: chi ha guadagnato poco per decenni andrà in pensione con una pensione insufficiente.

Il gender pay gap: il problema nella professione

I dati del report ‘Lo stato del giornalismo italiano’ presentato dalla Fondazione Paolo Murialdi nel marzo 2025 documentano un gender pay gap del 16% nella professione: gli uomini percepiscono in media 62.661 euro, le donne 54.016. Il gap non si spiega solo con differenze di ruolo o anzianità: c’è una componente di discriminazione strutturale che non è stata ancora affrontata.

Le donne sono concentrate nei ruoli meno remunerati e sono sotto-rappresentate nei ruoli di direzione. I direttori di testata italiani sono in grande maggioranza uomini, nonostante le donne rappresentino una quota crescente delle redazioni. Questa disparità nei ruoli di vertice contribuisce al gap retributivo medio e è un problema che le redazioni raramente affrontano in modo esplicito.

L’età e il precariato dei giovani

Il dato più allarmante nella distribuzione dei redditi è quello per età. L’Osservatorio AGCOM documenta che oltre il 40% dei giornalisti con meno di 35 anni guadagna meno di 5.000 euro dall’attività giornalistica. La maggior parte degli over 55, invece, guadagna tra i 20.000 e i 75.000 euro.

La forbice generazionale è enorme e reflette la struttura del mercato: i dipendenti con anzianità guadagnano bene, i giovani entrano in un mercato saturo di lavoratori autonomi pagati poco.

In un settore dove l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto, la stagnazione — o la riduzione — dei compensi reali significa un peggioramento delle condizioni materiali della professione. Chi sceglie il giornalismo oggi lo fa con aspettative che il mercato sistematicamente non riesce a soddisfare.

È un problema che riguarda sia i professionisti sia la qualità del giornalismo che verrà prodotto nei prossimi vent’anni.

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio è un giornalista digitale ed esperto di content strategy. È Caporedattore di Gioco Pulito e Influent People, due delle principali testate editoriali digitali del settore, e ricopre il ruolo di Responsabile dei Contenuti presso la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation.
Nel corso della sua carriera ha contribuito alla crescita e allo sviluppo editoriale di numerosi progetti digitali, curando la produzione e la direzione dei contenuti con un approccio orientato alla qualità e alla visibilità online.

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