In Italia il 95% delle successioni avvengono senza testamento e nello specifico del tessuto imprenditoriale solo 1/3 delle imprese delle imprese di media dimensione è oggetto di un passaggio proprietario in vita.
Quindi: dopo gli anni ’50/’60 della creazione di patrimoni e i successivi decenni di crescita e conservazione ora siamo immersi nell’età della consegna generazionale, ma come?
Tra la paura di affrontare il tema – scaramanzia sull’argomento morte? – e la non piena consapevolezza dell’importanza di saper governare un piano di successione molti patrimoni familiari/ imprenditoriali italiani si sgretolano sotto infinite liti tra eredi oppure l’incapacità, deresponsabilizzazione e disinteresse ad assumerne le redini da parte della cosiddetta “Next gen”
Dunque, non stupisce che – stime FFI Family Firm Institute – solo il 13 per centro delle imprese familiari italiane riesca ad arrivare alla terza generazione. Questo dato viene spesso citato negli studi sull’imprenditoria familiare ed è noto come parte del fenomeno del “paradosso generazionale” o “maledizione della terza generazione”.
Stefano Curzio, dottore commercialista e amministratore di trust company, con sedi in Trento e Roma, spiega le ragioni e quali siano le metodologie e strumenti che il suo gruppo di lavoro utilizza, oggi, in questo mondo al confine tra i sentimenti e le tradizioni delle famiglie ma che alla fine deve però fare i conti con bilanci, rischi e incognite.

Dott.Curzio da dove cominciamo?
Dalla definizione di passaggio generazionale e l’importanza di comprendere come questo indichi un complesso processo e non, come erroneamente si crede, un momento incidentale nella vita dell’imprenditore. Con il passaggio generazionale la leadership e la proprietà di un’impresa familiare vengono trasferite da una generazione all’altra; generalmente dai fondatori alla cosiddetta “next gen”.
Questo processo cosa comprende?
Il trasferimento della proprietà (quote, azioni, patrimonio dell’azienda) del potere decisionale (chi prende le decisioni operative e strategiche) ma anche il trasferimento della gestione operativa (chi guida concretamente l’impresa giorno per giorno) oltre alla trasmissione di know how, valori, cultura aziendale e visione imprenditoriale.
Perché è così importante attuarlo?
Perché garantisce continuità all’impresa oltre al fatto che rappresenta lo strumento più idoneo a realizzare il valore aziendale e patrimoniale a favore della famiglia. Evita conflitti familiari, protegge il patrimonio e i posti di lavoro infine permette ai successori di prepararsi per gestire con competenza l’azienda di famiglia.
Quali sono le prime fasi della vostra consulenza?
La prima fase consiste nell’analisi della situazione di fatto con riguardo a composizione della famiglia, composizione del patrimonio, esame delle criticità e degli obiettivi della famiglia imprenditoriale; a seguire l’implementazione del passaggio generazionale mediante l’utilizzo di uno o più operazioni, prodotti o istituti giuridici.
In base alla nostra esperienza potremmo riassumerle nella maturazione personale dei giovani di famiglia che precede il loro ingresso in azienda seguito dal periodo di convivenza tra genitori e figli per approdare al subentro ai genitori che definiamo “presa di comando” da parte dei giovani.
Detta così è relativamente semplice invece?
Secondo le ultime stime Istat il passaggio generazionale in Italia è andato peggiorando arrivando alla percentuale oltre il 70% di realtà che non hanno effettuato passaggi negli ultimi cinque anni e non ne prevedono nei prossimi futuri cinque.
Perché è così importante attuare un processo di passaggio generazionale quando il titolare è in vita?
È fondamentale che avvenga in vita dell’imprenditore per poter trasferire le competenze e la capacità di comando ma anche per costruire in modo non traumatico una governance dell’impresa che sia adeguata. Inoltre, spesso, la presenza dell’imprenditore riduce la conflittualità del passaggio generazionale con particolare riguardo ai rapporti tra i membri appartenenti alla next gen.
Quali sono le regole base che dovrebbero essere rispettate in ogni processo di ricambio generazionale?
Mantenere una parte del patrimonio della famiglia disponibile per affrontare oneri che potrebbero derivare da eventi imprevisti, costruire un patrimonio extra-aziendale che renda possibile la liquidazione dei soci familiari che non desiderano occuparsi dell’azienda di famiglia infine, non appena possibile, pianificare la detenzione del patrimonio familiare al fine di ridurre l’impatto fiscale della successione questo anche nel caso di scomparsa improvvisa dell’imprenditore.
Quali sono i rischi di non effettuarlo?
Non pianificare o non effettuare correttamente il passaggio generazionale comporta rischi concreti e spesso gravi per l’impresa e la famiglia; dai conflitti familiari a una perdita di continuità azienda con conseguenti danni economici e relativa erosione del valore dell’impresa stessa. I relativi problemi fiscali e patrimoniali possono comportare una perdita del know-how fino al rischio reputazionale.
Quali sono quindi gli errori da evitare?
Confondere i ruoli quali proprietà, governo e direzione; considerare la successione come obbligo verso il passato e non come opportunità per il futuro oppure ritenere la successione come un evento e non come un processo. Grande attenzione va poi rivolta alle assenze di dialettica tra e all’interno delle generazioni. Un grave errore inoltre è ritenere che i valori rappresentino essi stessi la soluzione infine affidarsi ad advisors incompetenti.
Entrando nel merito del passaggio generazionale quali sono gli strumenti?
Premesso che l’utilizzo dei diversi strumenti deve essere il risultato di un attento processo di analisi della situazione familiare (secondo le variabili prima descritte), della situazione aziendale e di quella patrimoniale, possiamo elencare, tra gli strumenti funzionali al passaggio generazionale la società semplice, le holding di famiglia (siano esse configurate come società di capitali che società di persone), l’utilizzo di apposite clausole statutarie – ovvero i patti parasociali – il patto di famiglia ed infine il trust.
Nell’ambito della conservazione del patrimonio spesso si tende a intestare il bene a un componente della famiglia pensando che amministrerà il patrimonio per il meglio di tutta la famiglia. Questo significa che?
Si tratta ovviamente di una intestazione fiduciaria spesso non formalizzata basata sulla convinzione che il familiare intestatario sia quello più capace di gestire il patrimonio intestato o, ancora, che sia quello meno soggetto al rischio di aggressione da parte dei creditori. Resta una scelta miope in quanto chi è intestatario è proprietario effettivo – senza alcun vicolo di gestione e destinazione del bene (casa, quote societarie, denaro, azienda) e se non ci sono atti formali che definiscano diritti e doveri verso gli altri familiari, questi ultimi non hanno alcuna tutela legale. Inoltre, in caso di separazione/divorzio, debiti o morte dell’intestatario, il bene entra nel suo patrimonio personale e segue le sue vicende patrimoniali o ereditarie.
Stipulare assicurazioni sui beni è ancora la migliore strategia di protezione di patrimoni e beni?
Le polizze assicurative sono certamente uno strumento che il consulente deve tenere in considerazione per le peculiarità delle medesime in termini di mitigazione del rischio e protezione del patrimonio. Esse vengono tuttavia sempre utilizzate in combinazione con altri strumenti.
Alle famiglie italiane piacciono molto le donazione: sono ancora strumenti validi rispetto alleattuali condizioni fiscali?
Le donazioni hanno certamente “appeal fiscale” dal punto di vista delle imposte dirette. Per quanto riguarda il passaggio generazionale, tuttavia, possono essere utilizzate in modo efficace solo in un ambito limitato di situazioni.
Un passo indietro rispetto alla tutela del patrimonio-prima del passaggio di consegne- quali sono oggi gli scenari di rischio?
La continua evoluzione normativa in materia di responsabilità personale oltre al recente contesto economico e finanziario hanno riacceso l’attenzione su particolari categorie di rischio, in grado di compromettere il patrimonio personale e familiare. Per brevità le aree sono due: rischi endogeni quali i personali e di famiglia e quelli esogeni che comprendono i rischi professionali, imprenditoriali e ambientali.
