Marco Nicolini

Lo Storytelling che mette al tappeto l’AI: intervista a Marco Nicolini

In un mondo in cui il digitale ha preso il sopravvento e le nuove tecnologie e innovazioni stanno modificando ogni aspetto della quotidianità sia per quel che riguarda il lavoro che la vita di tutti i giorni, riuscire a imporsi in determinati settori diventa sempre più difficile. 

Il perfezionamento e l’espansione dell’Intelligenza Artificiale, poi, ha reso alcune attività totalmente automatizzate, annullando completamente o quasi la componente umana, sostituita da bot in grado di assolvere a ogni funzione, non solo ripetitiva o “di concetto” ma anche quelle relative alla creatività, all’originalità e a quelle componenti che fino a poco tempo erano a totale appannaggio dell’uomo.

In questo contesto, anche il settore letterario e dello storytelling sta risentendo dell’influenza dell’AI, con moltissimi contenuti che sono scritti di sana pianta da assistenti virtuali che non scrivono automaticamente solo articoli e news ma anche libri e storie, rendendo tutto sicuramente più veloce ma anche più “freddo” e meno “reale”.

Fortunatamente, esistono autori che, grazie alle proprie capacità di emozionare e coinvolgere il pubblico, riescono a contrastare questa tendenza, configurandosi come dei veri e propri custodi di un modo di scrivere e raccontare che sta pian piano sparendo. Tra questi troviamo Marco Nicolini, scrittore e fondatore di Nicolini racconta di pugili, una pagina facebook attorno alla quale orbita una solida e vasta community di appassionati della nobile arte e non solo.

Buongiorno Marco, in un settore saturo come quello dello storytelling, come sei riuscito a creare la tua pagina di successo e quali sono state le chiavi per raggiungere le ottime performance in termini di interazione e visualizzazioni da parte degli utenti?

Io scrivo fin da bambino e ho sempre letto tantissimo. Sono appassionato alle storie di gente comune cui cerco di regalare una scrittura non ordinaria. Non credo sia solo il pugilato – che è lo sport letterario per eccellenza ma che è già trattato da tanti cronisti e scrittori – ad appassionare il mio seguito, ma semmai una sorta di originalità. Prima che quel che ho scritto passi per autocelebrazione, aggiungo che la mia corsa all’evitare il conformismo costituisce per me una specie di condanna: il timore di ripetere le parole di altri, di ripetere parole o concetti altrui, spesso mi imbriglia, tanto da bloccare la mia produzione. Nonostante ciò, i ritagli di tempo e la notte mi hanno permesso di scrivere migliaia di racconti di breve o media lunghezza in questi anni: un sacrificio che tanti lettori e lettrici hanno apprezzato.  

Marco Nicolini, fondatore della pagina “Nicolini racconta di pugili”

In un mondo, come quello della rete, dove tutto corre veloce e gli utenti fruiscono dei contenuti in modo praticamente istantaneo, possiamo dire “mordi e fuggi”, la tua community è un esempio di come invece è ancora possibile appassionarsi al racconto e alle storie. In che modo sei riuscito a creare questo seguito e questa fidelizzazione così diversificata per uno sport, come il pugilato, che può essere considerato di nicchia?

Credo che tra me ed il lettore vi sia un rapporto di sincerità basato sul riconoscimento delle nostre affinità. Io non faccio il saccente sulla mia pagina, perché non ne ho la dottrina, la gestisco completamente da solo, quindi non posso coprire capillarmente le normali fasi come, ad esempio, rispondere alla posta e ai commenti, ma questo mi è perdonato perché le persone di ogni età, uomini e donne, cominciano ad essere stanche dell’assurdità di Instagram e Facebook, con i soliti link strappalike, con le solite immagini ritoccate o completamente fasulle, con le didascalie sgrammaticate e melense. Credo che in molti apprezzino un normale padre di famiglia che non si discosta dall’unica risorsa di cui dispone, il racconto, senza cercare scorciatoie o cadere in banalità. Poi, purtroppo, capita che alcuni abbandonino la pagina per qualche rispostaccia frutto del mio carattere impossibile. Il fatto è che chi mi offende non si aspetta di ricevere pan per focaccia. Francamente, per fare il “superiore” e non rispondere bisognerebbe essere un po’ snob, mentre io sono un iroso popolano.

I tuoi racconti si contraddistinguono per un linguaggio che arriva subito al cuore e che emoziona, in un contesto in cui, come dicevamo, l’Intelligenza Artificiale sta sostituendo anche la creatività umana. Come si può “mettere a tappeto” l’AI?

Nei dibattiti liberi, quando io scrivo che l’unica cosa che possa fare l’AI è prendere tutto ciò che trova in rete ed elaborarlo con la propria enorme potenza, senza quindi inventare nulla, metto subito in rivolta gli informatici i quali, al contrario, sostengono come l’AI abbia una propria creatività. Mi pare che la loro non sia la miglior difesa di questo sistema artificiale che, nei prossimi anni, certamente sostituirà gli interpreti simultanei, persone di elevata professionalità che hanno investito decenni nella loro formazione, ma potrebbe arrivare a rimpiazzare giornalisti, scrittori, attori del cinema, presentatori televisivi, telefonisti, ingegneri, operai specializzati e via dicendo. Come membro del Consiglio d’Europa, un paio d’anni fa, avevo partecipato alla disputa sull’AI in Commissione Cultura: una discussione che non aveva portato a nulla. Purtroppo, la storia lo insegna, questi processi sono inarrestabili. Nel mio piccolo, continuerò il mio lavoro notturno da “monaco amanuense”, con cura e fantasia, che sono le mie armi: sarò come il bradipo sulle punte degli alberi che conta di essere invisibile ai predatori per la sua innaturale lentezza. Se ciò non sarà sufficiente, avrò comunque fatto del mio meglio. 

Storie di Pugili, uno dei libri di maggiore successo di Marco Nicolini

Ad un giovane che vuole aprire una pagina dedicata allo storytelling, quali consigli vorresti dare e quali sono le strategie di comunicazione e marketing da suggerire?

Il racconto è l’ultimo appiglio ad un mondo che si sta sgretolando, che chiede dedica continua anche se non si è dei professionisti. Personalmente, vivo il racconto dentro me per tutto il periodo nel quale mi dedico alla sua redazione. Io, però, rischio di essere un dinosauro cinquantenne che dispensa consigli sbagliati ad un ragazzino che vuole sfondare sui social. Gli direi di scovare l’ambiente che più lo ispiri, di capire se è stimolato dalla solitudine di un bosco o da una affollata nave da crociera. Magari, però, dovrei solo dirgli di frequentare un corso avanzato per la gestione dell’AI per raggiungere i risultati che si prefissa. Però, dato che non me la sento di dare un consiglio tale, preferisco lasciare questa domanda senza una precisa risposta.

Questo il link alla pagina facebook “Nicolini racconta di Pugili”

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio è un giornalista digitale ed esperto di content strategy. È Caporedattore di Gioco Pulito e Influent People, due delle principali testate editoriali digitali del settore, e ricopre il ruolo di Responsabile dei Contenuti presso la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation.
Nel corso della sua carriera ha contribuito alla crescita e allo sviluppo editoriale di numerosi progetti digitali, curando la produzione e la direzione dei contenuti con un approccio orientato alla qualità e alla visibilità online.

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