L’autore che ha scritto 120 libri con l’AI

Se è vero che l’Intelligenza Artificiale sta cambiando il modo di lavorare in praticamente ogni settore, è anche vero che l’ultimo baluardo che ci tiene attaccati a una realtà quotidiana “umana” è quello collegato alla nostra originalità e creatività che, almeno per adesso, le macchine non riescono a replicare, se non in parte.

Di recente, infatti, il regista James Cameron ha parlato del futuro del cinema in cui i bot saranno parte integrante non solo degli effetti speciali ma anche della narrazione e della realizzazione delle scene, sostituendo completamente il lavoro artistico dei soggetti coinvolti nel processo creativo.

E proprio a livello di creatività che sorgono le preoccupazioni più grandi, come emerso dall’incredibile notizia che riguarda il settore della letteratura.

Il prossimo Premio Strega sarà un bot?

Scrivere un libro rappresenta un processo intimo e viscerale, con gli autori che spendono mesi, anni, per poter realizzare un’opera frutto del proprio estro artistico e della propria capacità di tradurre in parole i propri sentimenti, le proprie emozioni e immaginazione.

Non la pensa sicuramente così Tim Boucher, protagonista di una notizia clamoroso che ha fatto scalpore sui social.

L’autore, infatti, è stato “beccato” a scrivere libri facendo interamente uso dell’Intelligenza Artificiale. Non uno, non cinque, ma ben 120 libri in un periodo di due anni, molti dei quali realizzati in un tempo brevissimo: appena quattro ore, attraverso i tool ChatGPT e Claude.

Boucher ha ammesso orgogliosamente di aver fatto uso di questi strumenti AI, illustrando i suoi intenti in un editoriale pubblicato su The Informant, nel quale rivendica questa pratica attraverso la quale i chatbot si configurano come un “narratore inaffidabile”, evidenziando quanto sia interessante che gli assistenti virtuali possano commettere errori, essere incoerenti e avere capacità incomplete, avvicinandosi di fatto a un modello “umano”.

C’è da chiedersi se anche l’editoriale in questione sia stato scritto con l’AI. Ma questa è un’altra storia.

Come è stato scoperto

I lettori delle “opere” di Boucher si sono accorti dell’”inghippo” analizzando i 120 libri pubblicati dall’autore, evidenziando il formato anomalo, soprattutto per quel che concerne l’inserimento delle immagini, dalle 40 alle 120, che sono risultate generate dall’intelligenza artificiale, e da un range di parole sempre compreso tra le 2000 e le 5000.

Ovviamente non è mancato il disappunto di coloro che hanno acquistato il prodotto e dei professionisti del settore, come il premio Pulitzer Michael Chabon. 

Boucher però ha rispedito al mittente le accuse di plagio e frode, evidenziando la sua trasparenza nell’utilizzo dell’AI. 

Redazione

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