Nell’epoca in cui viviamo, la rete rappresenta senza dubbio il luogo in cui le persone trascorrono la maggior parte del tempo, non solo per ricercare prodotti e servizi, facendo largo uso dei nuovi strumenti di intelligenza artificiale, ma anche per occupare il tempo libero, sostituendo i vecchi media con i nuovi a disposizione, con i social network che ricoprono certamente il ruolo da protagonisti.
In questo contesto, come detto, i media tradizionali stanno perdendo molto terreno, pur reggendo ancora botta, ma proprio in virtù delle abitudini delle nuove generazioni, sembra che il futuro sia ormai segnato, in particolare per la televisione in chiaro ma anche per le pay tv e le piattaforme di streaming.
E’ quanto emerge da un recente studio condotto da ITMedia-Consulting, con numeri e dati che sottolineano una vera e propria rivoluzione in atto.
Lo studio “Turning Digital: Mainstream tv, is this the End?”
Il nome scelto per lo studio pubblicato da ITMedia-Consulting fa ben comprendere la situazione che stanno vivendo i media tradizionali. Ma è davvero la fine della televisione mainstream?
Non siamo ancora al funerale di questo media, ma sicuramente al capezzale. Gli artefici di questo “assassinio” sono sicuramente i giovani che stanno abbandonando ormai da tempo la visione sulla televisione per dedicarsi alle piattaforme social video. E anche lo streaming non può dormire sonni tranquilli.
Secondo il report, dal 2013 al 2023, in Europa la quota delle persone di età compresa tra i sedici e i ventiquattro anni che guardava la televisione è scesa del 68%, con i tempi che da 2 ore e 29 minuti sono crollati a 33 minuti. Percentuale che sale al -72% se prendiamo in esame la fascia 4-15 anni.
Inoltre, sempre nel 2023, per la prima volta il 25% della popolazione europea, e il 50% della fascia 16-24 anni non si è messa davanti alla tv su base settimanale.
Numeri che però vanno in controtendenza con l’aumento della fruizione di contenuti video da parte delle persone europee e americane, sottolineando, come detto, l’avanzata inesorabile dello streaming, non solo delle note piattaforme come Netflix, ma anche dei media tradizionali come Mediaset o Rai (con Infinity e Rai Play) e, ovviamente, dei social network, con quelli maggiormente utilizzati dalle nuove generazioni che fanno la parte del leone, come Tik Tok o Youtube, quest’ultimo certamente il “capo” della rivoluzione.
La situazione dei ricavi e degli abbonamenti
Se da una parte la visione tv tradizionale sta crollando, complice anche format ormai vecchi o non in linea con le nuove abitudini dei giovani, i ricavi pur scendendo in termini assoluti, vivono una fase contrastante a seconda del Paese.
In Europa, gli introiti pubblicitari sono scesi del 3%, con la tv della Germania e del Regno Unito che ha registrato un calo rilevante, mentre in Italia, Francia e Spagna è cresciuta del 2%, ma avendo un “peso” di mercato differente, non hanno portato a performance in positivo a livello continentale. Il mercato italiano della pubblicità in TV oggi vale 3,5 miliardi di euro.
Anche gli abbonamenti delle pay tv sono calati drasticamente, sorpassati ormai da tempo da quelli delle piattaforme di streaming. Ma anche in questo contesto, il futuro può riservare sorprese, perché gli abbonamenti non sono infiniti, e le suddette piattaforme dovranno inevitabilmente pianificare nuove metodologie per monetizzare i propri contenuti.
A sorridere, come detto, i social network dedicati ai video, Youtube su tutti, che con la sua modalità di fruizione di contenuti e le sue innovazioni nel campo dell’user experience, sta sbaragliando la concorrenza digital, dopo aver già sconfitto quella classica.
