Ludovico Fois e ACI, tra sfide digitali e tradizione

L’evoluzione digitale e l’arrivo di tecnologie come l’Intelligenza Artificiale hanno cambiato completamente il modo di operare in ogni settore. In questo contesto, il marketing e la comunicazione hanno subito un processo di adattamento radicale, implementando nuove strategie in linea con le abitudini degli utenti e la diffusione dei nuovi strumenti presenti in rete.

Non fa eccezione l’automobilismo, un settore che porta con sé milioni di appassionati e di un pubblico sempre più vasto, non solo con i grandi eventi della Formula 1 e della Formula E, ma anche e soprattutto con tutta una serie di appuntamenti, progetti e iniziative che lo rendono tra i più innovativi e in crescita dell’intero panorama sportivo e non solo.

Per comprendere pienamente come è cresciuto e quali sono state le leve principali di questo successo, abbiamo intervistato Ludovico Fois, responsabile comunicazione e consigliere per le Relazioni esterne e istituzionali dell’ACI.

Ecco cosa ci ha detto.

Buongiorno Ludovico, come è entrato a far parte dell’universo ACI e quali sono state le tappe più importanti della sua vita per raggiungere la sua posizione di prestigio all’interno di questo importante Ente?

Diciamo che ho un background di formazione misto. All’università ho studiato Legge, poi mi sono specializzato in un Master in Marketing e Comunicazione d’azienda. Successivamente mi sono occupato per anni di Comunicazione Politica e infine di Comunicazione Pubblica. Negli anni ho dunque lavorato per diverse realtà e questo mi ha aiutato ad adeguare il mio approccio a differenti pubblici di riferimento. Una caratteristica che mi è tornata molto utile in ACI, proprio per le differenti attività che svolgiamo, da quelle più di servizio pubblico come il PRA, all’organizzazione e gestione di ben quattro eventi mondiali di Motorsport (tra cui i due Gran Premi di Formula 1 di Monza e Imola), passando per il settore dei servizi agli associati.

Ludovico Fois, responsabile comunicazione e consigliere per le Relazioni esterne e istituzionali dell’ACI.

Guardando ai dati on line, ACI è tra le istituzioni che ottengono i migliori risultati in termini di engagement e campagne social, come si arriva a questo successo?

Con programmazione nel tempo e attenzione costante ai linguaggi. Per ACI il web è uno strumento essenziale di dialogo con il popolo degli appassionati ai motori come con chi necessità di informazioni sul mondo dell’auto in tutte le sue sfaccettature. Quindi siamo stati tra i primissimi enti, circa dieci anni fa, a capire il rilievo e le potenzialità del web e ad agire di conseguenza. Inoltre l’ambiente digitale, i social, i siti delle testate giornalistiche, … sono luoghi perfetti per la diffusione e la penetrazione delle nostre campagne sociali, a iniziare da quelle per la sicurezza stradale. Basti ricordare “Molla Sto Telefono” la campagna solo web realizzata nell’ormai lontano 2016 con Francesco Mandelli che fa vista da oltre 17 milioni di utenti unici.

Oltre alle attività in rete, ACI è molto presente nell’offline, con diverse riviste cartacee, di cui sei anche direttore editoriale, che rappresentano un importante asset per l’Ente. In un contesto in cui il digitale la fa da padrone, che ruolo ricoprono i mezzi di comunicazione tradizionale?

E’ indiscutibile e inarrestabile il peso del digitale e in questa direzione sono i nostri maggiori investimenti. Ma questo non significa che la carta sia scomparsa, ne che scomparirà in futuro. Innanzitutto perché è ancora molto presente un pubblico che apprezza lo sfogliare e non solo tra gli “over”. Inoltre ACI edita riviste di altissimo profilo tecnico (per la qualità delle foto delle vetture) e di approfondimento, oltre che belle me lo consenta, che vengono conservate dai lettori permettendone una pratica consultazione nel tempo. Oggi facciamo migliaia di foto con gli smartphone che quasi sempre si disperdono nei cloud e quando le cerchiamo spesso non le troviamo, ma se via via stampiamo quelle significative e le conserviamo avremo sempre il piacere di rivedere i ricordi in pochi istanti. Pertanto i media offline manterranno anche nel prossimo futuro un loro spazio, a condizione di saper occupare specifici ambiti e di rispondere alle necessità dei lettori. Come sa (pur parlando ovviamente di una nicchia) ad esempio c’è un grande ritorno dei dischi in vinile, perché il contenuto può essere uguale ma come ne fruisco ne cambia la percezione finale (il medium è il messaggio, Mcluhan).

Con l’arrivo di nuove tecnologie e le nuove abitudini degli utenti sempre più presenti sulle piattaforme digitali, in che modo è cambiato il marketing e la comunicazione e quali sono state le difficoltà maggiori? Quali le opportunità migliori?

Ci vorrebbe un libro (di carta) per provare a rispondere. In sintesi, mi sento di dire che sono cambiate le risposte che vanno date ma i bisogni dei cittadini/utenti sono sempre gli stessi. Mi spiego meglio: la transizione digitale sta rivoluzionando i nostri stili di vita e i nostri comportamenti finali, grazie al moltiplicarsi delle opportunità; basti solo pensare a come è cambiato organizzare un viaggio oppure acquistare prodotti particolari, di nicchia, che richiedevano lunghe e complesse ricerche ed oggi troviamo subito sulle piattaforme di e-commerce. Quindi marketing e comunicazione si sono trasformati proprio per sfruttare al meglio le nuove opportunità che offre il web e che permettono di proporre soluzioni e prodotti ogni ora del giorno per 365 giorni l’anno. Opportunità favolosa e per ogni ambito. Al contempo però siamo stati tutti un po’ travolti dimenticando spesso che i bisogni di partenza, le necessità degli utenti, sono rimasti essenzialmente gli stessi, solo le risposte sono cambiate, migliorate, aumentate. La difficoltà è oggi data proprio dall’aumento incontrollato delle risposte che raggiungono i consumatori e i cittadini, un flusso travolgente nel quale occorre operare con grande capacità. Viceversa la nostra risposta, anche se la migliore, naufraga e non raggiunge la superfice.

L’automobilismo è un settore nel quale esistono due universi che possiamo considerare agli antipodi, quello orientato al futuro, come ad esempio la mobilità elettrica, e quello appassionato al passato, con l’amore verso le auto e le gare storiche. In che modo ACI riesce a far convivere questi due mondi e come si possono creare punti di contatto tra le due categorie di pubblico apparentemente così diverse?

Mi perdoni ma la devo correggere; l’universo è unico, quello della mobilità e dell’auto quale strumento individuale per muoversi, quale che sia la ragione. È vero che ci sono due modi di vedere l’auto, da due prospettive opposte, una rivolta al futuro e una attraverso la sua storia, però spesso è lo stesso automobilista che guarda entrambe le prospettive, accomunate nella passione per l’automobile.  La vera distanza che in ACI trova l’incontro, è tra chi vede l’auto come mero mezzo di trasporto (utile e razionale) e chi vede l’auto quale oggetto meraviglioso di tecnica, design, innovazione, confort che riduce le distanze. L’auto ha rivoluzionato le nostre vite, la nostra economia, il nostro lavoro proprio grazie a questa seconda accezione e continuerà a farlo a prescindere dal motore. Ecco perché in ACI tutti gli automobilisti convivono e trovano tutela, supporto, risposte a bisogni comuni e spazio per passioni condivise. La protagonista, per tutti, è l’auto con le poliedriche capacità e infinite chiavi di lettura, quella con cui i nostri nonni hanno raggiunto il mondo come quella con cui i nostri nipoti andranno in vacanza.

Parlando di nuove tecnologie, non possiamo non citare l’intelligenza artificiale. Dalla sua esperienza quale sarà il suo ruolo nel marketing e nella comunicazione e in che modo riusciremo a sopravvivere agli algoritmi?

Innanzitutto abbiamo grande fiducia che la Intelligenza Artificiale aiuti la mobilità su due grandi temi: la sicurezza stradale attraverso sempre più efficaci aiuti alla guida fino alla guida autonoma e la riduzione dell’impatto ambientale grazie alla ottimizzazione dei percorsi, la riduzione del traffico e l’interoperabilità tra i diversi mezzi di trasporto. L’apporto complessivo della IA e i diversi campi di applicazione offriranno alle case automobilistiche nuove strade di sviluppo del prodotto, una sempre maggiore capacità a capire il mercato e diverse opzioni per il loro marketing e la loro comunicazione. Per noi di ACI sarà certamente un’opportunità per comprendere sempre meglio i bisogni e le attese dei cittadini e per offrire a loro servizi e tutele sempre più aderenti, anche ai singoli automobilisti. È indiscutibilmente una grande sfida di cui ci stiamo già occupando e studiando. Proprio conoscere e capire è il primo antidoto per sopravvivere agli algoritmi, per evolvere la nostra capacità di essere utilizzatori e non utilizzati. Non va dimenticato che (quantomeno ad oggi) in realtà non siamo di fronte ad una vera “Intelligenza” ossia alla facoltà di intendere (dal latino intelligere) ciò che ci circonda e di estrarne un senso, alla capacità di elaborare il pensiero astratto e di applicare ad altri ambiti ciò che impariamo e ricordiamo, e molto altro ancora. La IA incorpora (soltanto) miliardi di informazioni e correlazioni e ce le restituisce in modo da poter offrire risposte plausibili e ben formulate a molte domande, ma questo non vuole dire che capisca di cosa parla. Insomma, per ora l’uomo è straordinariamente più intelligente, la IA ci mette solo molto meno tempo a raccogliere ciò che ci è utile. Ma consumando tantissima energia. L’antidoto è continuare a sviluppare ed ad usare la nostra intelligenza e non impigrirsi diventando stupidi.

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio è un giornalista digitale ed esperto di content strategy. È Caporedattore di Gioco Pulito e Influent People, due delle principali testate editoriali digitali del settore, e ricopre il ruolo di Responsabile dei Contenuti presso la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation.
Nel corso della sua carriera ha contribuito alla crescita e allo sviluppo editoriale di numerosi progetti digitali, curando la produzione e la direzione dei contenuti con un approccio orientato alla qualità e alla visibilità online.

marco fiocchi romaora
Articolo Precedente

Marco Fiocchi (RomaOra): “Come raccontiamo la Città Eterna ai tempi dei social “

gianrico carofiglio
Articolo successivo

Intervista a Gianrico Carofiglio: “La democrazia muore nel cattivo linguaggio”

Sign Up to Our Newsletter

Be the first to know the latest updates

Informazione, Digital e Comunicazione di Successo
Direttore Antonio Padellaro