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Valorizzare le nuove generazioni: la visione di Gaia Marzo, Media Director di ScuolaZoo

Il settore della comunicazione e dei nuovi media sta attraversando una fase di profonda trasformazione, spinta dalla necessità di connettere il mondo istituzionale e corporate con la velocità della creator economy. Al centro di questa evoluzione si trova la capacità di decodificare i linguaggi delle nuove generazioni, in particolare della Gen Z e della Gen Alpha, per trasformare l’ascolto dei loro bisogni in format strategici e progetti ad alto impatto sociale.

Gaia Marzo, da ScuolaZoo a OneDay Group

In questo contesto si inserisce la figura di Gaia Marzo, Media Director di ScuolaZoo, Corporate Communication Director ed Equity Partner di OneDay Group.

Con un background consolidato nel business consumer e nel posizionamento strategico, maturato in grandi realtà del settore, Gaia opera come “ponte” tra imprese, enti territoriali e startup community-based.

La sua attività si concentra sulla valorizzazione del potenziale creativo dei giovani, traducendolo in progetti e contenuti rilevanti.

Buongiorno Gaia, qual è stato il percorso professionale che ti ha portato a ricoprire importanti ruoli dirigenziali, come gli attuali Equity Partner di una grande realtà come OneDay e Media Director di ScuolaZoo? Hai sempre desiderato lavorare in questo settore?

Il mio percorso è stato tutt’altro che lineare. Ho fatto gavetta in Dalani/Westwing quando ancora l’e-commerce era avanguardia, sono entrata come editor, ma poi mi sono messa a disposizione del progetto spostandomi in aree diverse, dalla comunicazione al marketing fino al prodotto.

Così ho imparato ad essere flessibile e a ragionare in termini di performance e scalabilità. Da lì ho costruito un percorso orientato alla strategia a supporto della crescita di business consumer e al people management.

Ho amato molto lavorare in ambito home&living perché riuniva la mia passione per l’arte e il design che per anni sono stati oggetto di studio prima al liceo e poi all’università. Dopo Westwing il percorso è continuato in ambito design ma stavolta per il mondo kids con MUtable. E poi è arrivata OneDay dove l’aspetto di prodotto veniva a mancare, ma ho incontrato quello della community che ho amato dal giorno uno. Qui ho avuto modo di conoscere e poi costruire il brand OneDay, la holding che racchiude realtà capaci di mettere al centro sogni e bisogno delle nuove generazioni (ScuolaZoo, WeRoad allora, poi si sono aggiunte WAO, BRUM e BuddyJob).


Dall’esperienza nel funding team di Dalani/Westwing ai ruoli appena citati, la tua carriera è segnata da una forte evoluzione. In che modo l’approccio a 360° appreso nel mondo e-commerce influenza oggi la tua visione?

Il mio percorso mi ha insegnato due cose fondamentali: ogni scelta deve generare valore e deve essere misurabile, e un brand si costruisce passo dopo passo, attraverso scelte consistenti (a volte difficili) e coerenti. Questo dualismo è centrale nel mio lavoro ancora oggi.

ScuolaZoo è ormai da molti anni un riferimento per le nuove generazioni, caratterizzato da costanti miglioramenti in termini di offerta e servizi per i giovani. Quali sono i punti fondamentali della tua visione per rendere la company un punto d’incontro sempre più solido tra giovani e istituzioni, aziende ed enti territoriali?

ScuolaZoo è già un punto di riferimento, ma oggi la vera sfida è diventare sempre più un ponte. Un ponte tra giovani e istituzioni, tra studenti e aziende, tra i bisogni reali delle nuove generazioni e le soluzioni che si adottano per assolverli. 

Sto lavorando su tre direttrici principali: rafforzare il nostro ruolo di Osservatorio sulle nuove generazioni, strutturare relazioni sempre più solide con partner pubblici e privati e sviluppare progetti ad alto impatto sociale capaci di creare valore nel tempo. L’obiettivo è essere sempre rilevanti per le nuove generazioni: quando intratteniamo, quando informiamo, quando orientiamo e quando supportiamo i ragazzi. E cerchiamo partner che condividano con noi questa stessa visione.

Il tuo lavoro si basa sull’ascolto costante dei target Gen Z e Gen Alpha. Qual è il bisogno più urgente che hai intercettato negli ultimi tempi a cui il mercato non sta ancora dando una risposta adeguata?

Il bisogno più forte che intercettiamo oggi è quello di orientamento. Parliamo di una generazione che ha accesso a tantissime informazioni, e che spesso fatica a trasformarle in scelte. Scuola, lavoro, futuro: c’è tanta pressione e poca chiarezza. Il mercato spesso risponde con messaggi troppo generici o poco autentici. I ragazzi invece cercano qualcuno che li aiuti a decodificare il mondo. Per questo, da ScuolaZoo è nato il brand BuddyJob, che connette le nuove generazioni con il mondo del lavoro, e offre orientamento universitario e professionale, coaching e sessioni di mentoring con professionisti.

Un altro tema importante è quello della solitudine; sembra paradossale ma in un mondo iper-connesso i ragazzi si sentono soli: questa più che un’esigenza di mercato è una responsabilità che il mondo adulto (in ogni sua forma) deve comprendere e cercare di risolvere dando loro degli strumenti per sentirsi parte della comunità.

Qual è la sfida più complessa nel tradurre i linguaggi di questi segmenti di popolazione per renderli comprensibili e strategici agli occhi del settore pubblico e dei grandi brand?

La sfida più grande è evitare la semplificazione eccessiva. Tradurre non significa abbassare il linguaggio. Il nostro ruolo è proprio questo: trasformare insight e bisogni dei ragazzi in progetti comprensibili per brand e istituzioni, senza snaturarli. Serve equilibrio tra credibilità verso il target e strategia verso il partner.

Oltre ai ruoli operativi in OneDay, sei Advisor e Investor in startup community-based. Cosa cerchi in un progetto prima di decidere di sostenerlo?

Mi piace supportare business nascenti mettendo a disposizione il mio know-how. Scelgo per lo più progetti che hanno superato la fase di early seed e validazione dell’idea; quindi, progetti che stanno vivendo il go to market, fase in cui ogni operazione di branding può essere decisiva per la definizione del business, del prodotto e del suo percepito.

Prediligo progetti consumer o community based che propongono prodotti/servizi rivoluzionari e disruptive nel segmento di mercato cui si riferiscono. Oltre a questo, altri driver di scelta sono: preparazione ed empatia con i co-founder e le loro capacità di leadership & people management. Senza di quelle il team non sarà mai forte e motivato, e questo è fondamentale in un progetto in rampa di lancio.

Come si può costruire un equilibrio efficace tra sostenibilità economica e impatto sociale nei progetti rivolti alle nuove generazioni?

Non sono due dimensioni in contrapposizione se il progetto è costruito bene. Se risolvi un bisogno reale delle nuove generazioni, l’impatto sociale diventa parte integrante del modello di business, giusto? Il punto, quindi, è progettare iniziative che generino valore per tutti: per i ragazzi, per i partner e per l’azienda.

 
Il punto, per noi, è che la sostenibilità economica non sia il fine, ma la condizione che permette a questi progetti di esistere, crescere e avere continuità. Quando un’iniziativa è rilevante per i ragazzi, crea impatto e allo stesso tempo può generare valore anche per chi la sostiene.

Per concludere, in qualità di grande esperta di comunicazione con un percorso accademico d’eccellenza alla IULM, quale consiglio daresti a un giovane professionista che vuole intraprendere questa professione?

Non credo esistano regole precise o un percorso univoco per entrare nella comunicazione, anche perché è un mestiere che cambia continuamente. Se dovessi dare un consiglio, direi di coltivare prima di tutto curiosità e istinto: osservare molto, farsi domande, sviluppare uno sguardo capace di cogliere connessioni che altri non vedono.

Essere ricettivi è fondamentale, perché spesso le intuizioni arrivano da segnali deboli, da ciò che sta emergendo prima che diventi evidente. Direi poi di tenere sempre lo sguardo alto e avanti, non limitarsi all’operatività del presente ma allenarsi a pensare in prospettiva, perché la comunicazione non è solo esecuzione, è anche visione.

E insieme a questo, avere l’umiltà di ascoltare chi ha più esperienza, che non coincide con l’età: lasciarsi guidare, chiedere confronto, imparare dai percorsi degli altri accelera molto la crescita e poi cercare di stare al passo con le novità. In questo lavoro servono ambizione e ascolto, intuito e disciplina. La tecnica si impara; la capacità di leggere il contesto e anticiparlo si costruisce nel tempo.

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio è un giornalista digitale ed esperto di content strategy. È Caporedattore di Gioco Pulito e Influent People, due delle principali testate editoriali digitali del settore, e ricopre il ruolo di Responsabile dei Contenuti presso la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation.
Nel corso della sua carriera ha contribuito alla crescita e allo sviluppo editoriale di numerosi progetti digitali, curando la produzione e la direzione dei contenuti con un approccio orientato alla qualità e alla visibilità online.

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