100 secondi per raccontare la serie A di calcio: è il titolo della trasmissione radiofonica su RDS ma anche il diktat di un buon comunicatore: veloce, impattante e chiaro per chi lo ascolta. Un po’ come deve riuscire a essere un allenatore per cambiare l’andamento di una partita; l’allora mister Serse Cosmi lo aveva già intuito non ha mai lesinato pensieri e frasi rimaste impresse.
“Il problema vero è che i mediocri hanno sempre detestato il talento, magari pensando che fosse un dono che avrebbero meritato solo loro. Magari perché hanno studiato tanto, si sono laureati col massimo dei voti, oppure hanno incarichi in società di calcio importanti dopo aver frequentato per anni i sottoscala più putridi del calcio nostrano. Invece no, il Padreterno regala questo dono pescando anche negli angoli più bui del nostro mondo.” Queste è una delle tante; forse un po’ troppo lunga per gli standard di oggi ma sempre diretta e incisiva.
E a proposito di comunicazione nello spogliatoio e con i calciatori gli abbiamo chiesto:
1) Il ruolo della strategia di comunicazione interna allo spogliatoio?
“La strategia di comunicazione interna allo spogliatoio è fondamentale e fa parte del bagaglio di un allenatore. Un allenatore che non ha capacità strategiche nel comunicare all’interno dello spogliatoio è limitatissimo sempre e oggi in maniera particolare. Quindi la considero una risorsa enorme e credo che gli allenatori che ottengono grandi successi abbiano non come unica ma come grande capacità proprio questa.”
2) Gestione dei giocatori ai tempi dei social?
“Qui è davvero difficile intervenire per quello che riguarda la gestione dei giocatori. Per quanto riguarda le dinamiche social siamo un pochino tutti dentro questo contesto. Non sono solo i giocatori e gli allenatori, ci sono i dirigenti, i tifosi, insomma tutti dentro questo frullatore mediatico diverso che sicuramente non migliora le cose. O non li guardi – il che è impossibile – e vivi la tua vita oppure li guardi e se sei di carattere non forte rischi di lasciarti condizionare. Oggettivamente non è semplice. Io vedevo a fine partita tanti giocatori prima ancora di farsi la doccia già sul cellulare a guardare i commenti delle persone e questo non è un fatto positivo perché troppo condizionante.”
3) Complessità di comunicazione nelle squadre piene di giocatori stranieri.
“Io ho vissuto proprio con il Perugia questo problema che poi era un non problema perché nel Perugia c’era la necessità da parte degli stranieri di adeguarsi subito per quello che riguardava la lingua e il contesto dello spogliatoio. Ora vedo che anche nello staff ci sono collaboratori e interpreti per tutti, prima c’erano per un coreano o per un cinese e quello era normale, ora anche per calciatori di origine non così esotica e lontana ci sono a disposizione interpreti e questo non va bene. I calciatori devono a piccoli e grandi passi integrarsi subito anche con la lingua per riuscire a comunicare con i compagni e l’allenatore. Basta poco, non è che devi avere un italiano perfetto però alcune frasi le devi imparare per comunicare il tuo stato d’animo e le tue idee e a volte bastano poche cose. Poi aggiungi una tua gestualità o lo sguardo con gli occhi per rendere tutto più comprensibile.”
4) Lei che ha avuto a che fare con presidenti come Gaucci e Zamparini come si rapporterebbe o meglio come comunicherebbe oggi con un board straniero?
“Per la verità ho avuto solo un’esperienza con un fondo straniero ed è stata drammatica per cui sarei impietoso però oggettivamente partiamo da un concetto: è vero che anche i fondi sono rappresentati da persone e mi viene da pensare all’Inter o al Milan e quindi tu ti rapporti direttamente con queste persone e alla fine cambia poco, teoricamente. Io privilegio tantissimo i rapporti umani e dunque in tutti i settori, calcio compreso, si ottengono risultati se c’è la ricerca dei rapporti umani e si coltivano soprattutto quelli. La sensazione poi è quella che tu parli con persone in modo sincero che però devono far riferimento ad altri a cui proprio non frega un c….”
