Quando parliamo di storie di successo imprenditoriale, spesso e volentieri ci troviamo a raccontare la vita di uomini e donne che sono partiti dal basso e che grazie all’ambizione e a un’idea geniale hanno rivoluzionato il mercato, divenendo esempi positivi da seguire e, per quanto possibile, imitare.
E se parliamo del settore dell’arredamento non possiamo non citare un brand che nel corso degli anni è divenuto un punto di riferimento globale, partendo dall’intuizione del suo fondatore e da strategie di marketing che hanno cambiato per sempre il modo di acquistare mobili e complementi per la casa.
Ecco la storia di Ingvar Kamprad, il padre di IKEA.
La storia di Ingvar Kamprad
Per risalire alle origini di IKEA dobbiamo fare un tuffo nel passato e tornare nel lontano 1926 a Pjätteryd, un paesino agricolo dello Småland, provincia meridionale della Svezia. Qui, il 30 marzo nasce Ingvar Kamprad, il futuro fondatore di IKEA, che fin da piccolo si distingue per il suo spiccato animo imprenditoriale.
All’età di 5 anni, infatti, il nostro protagonista comincia a vendere fiammiferi in strada, ottenendo un grande successo dalla gente del suo quartiere, portandolo successivamente ad ampliare il suo “business“, acquistando all’ingrosso da un produttore di Stoccolma, così da abbattere i costi di fornitura e aumentare il margine di profitto.
La sua intraprendenza e il suo fiuto per gli affari vengono notati dal padre che, una volta finiti gli studi, gli dona una certa somma di denaro, con la quale, a 17 anni, Ingvar dà il via all’azienda IKEA, costruendo uno stabilimento.
Il nome IKEA, come da lui stesso dichiarato, nasce dall’acronimo delle sue iniziali, e dal nome della fattoria di famiglia Elmtaryd e del comune Agunnaryd, luoghi in cui è cresciuto e ha trascorso la sua giovinezza.
E’ il 1943, e quello che sarebbe diventato un leader globale dell’arredamento si occupa della vendita per corrispondenza di articoli di uso quotidiano come penne, cancelleria, orologi, semi, decori natalizi e ovviamente fiammiferi, poi nel 1947 comincia a vendere mobili cercando di replicare i tavoli da cucina dello zio, per poi ampliare l’offerta rifornendosi da artigiani locali.
La grande svolta arriva nel 1950 con la creazione di un catalogo dei mobili in vendita inviato per corrispondenza. Una scelta di marketing vincente e “rivoluzionaria“, con i clienti che direttamente da casa potevano scoprire l’intera offerta IKEA. Un oggetto che nel corso degli anni è divenuto un’icona del brand, il principale canale di comunicazione dell’azienda. All’interno, venivano e vengono presentati tutti i prodotti del marchio, i cui nomi che definiamo spesso “assurdi”, prendono spunto da luoghi svedesi e vennero scelti anche in virtù di un problema di discalculia che impediva al fondatore di ricordare i numeri, come dichiarato dallo stesso Kamprad.
L’azienda col passare del tempo continua a crescere e a svilupparsi e nel 1958 apre il suo primo store ad Älmhult, oggi Museo IKEA,
con il percorso esperienzale che possiamo ritrovare ancora visitando ogni negozio.
La multinazionale svedese può contare oggi su oltre 460 punti vendita sparsi in 92 paesi, con un fatturato che supera i 41 miliardi di dollari.
I problemi di Kamprad e l’eredità
Ingvar Kamprad nel corso della sua storia ha dovuto affrontare diversi problemi di natura personale e di reputazione. Nella sua biografia, infatti, si legge della sua continua lotta contro l’alcolismo, e della sua vicinanza in gioventù con il partito nazista svedese. Proprio per quest’ultima, successivamente si scusò pubblicamente con i propri dipendenti ebrei, definendo la sua simpatia per i nazisti il suo più grande errore e, oggi, IKEA è una delle poche aziende che ha uno stabilimento in Israele, una scelta che in molto ritengono dovuta per cancellare la macchia sul suo passato.
Nel 1986, all’età di 60 anni lascia l’impresa in eredità ai suoi tre figli, rimanendo consulente senior, mentre dal 1976 va a vivere in Svizzera con la sua seconda moglie, per ritirarsi a vita privata e lontana dai riflettori, ma anche per motivi fiscali.
Nel 2018, Ingvar Kamprad muore a 91 anni a Liatorp, in Svezia.
Il marketing dietro al successo IKEA
Dietro al successo planetario di IKEA ci sono sicuramente le strategie di marketing pianificate negli anni dall’azienda svedese, alcune delle quali davvero originali e innovative, come la campagna pubblicitaria Sleepfluencer recentemente lanciata.
Come detto in precedenza, uno dei punti di forza è sicuramente la creazione di un catalogo completo di tutta l’offerta di arredamenti che consente ai clienti o potenziali tali di poter farsi un’idea comodamente da casa, così da potersi recare presso il negozio e acquistare con un rilevante risparmio di tempo, senza contare ovviamente l’opportunità di comprare dallo store online.
A questo si aggiunge la capacità di vendere mobili a prezzi molto competitivi, frutto di processi in cui si abbattono i costi, grazie soprattutto all’utilizzo di materiali di recupero o da mobili di seconda mano. In questo senso, la svolta arrivò quando Kamprad decise di sostituire il legno con il truciolato, con un evidente risparmio a livello di costi di produzione.
Ma la vera rivoluzione del marketing di IKEA riguarda certamente la scelta degli imballaggi piani e della destrutturazione dei mobili. Con un packaging del genere, infatti, si ottenne un risparmio di spazio, tempo e costi di spedizione. Stesso discorso per l’assemblaggio “fai da te” tipico degli arredi svedesi che, essendo un’attività svolta direttamente dal cliente, riduce i tempi di produzione e consente a chiunque di poter portare a casa mobili anche di grandi dimensioni, senza dover ad esempio noleggiare furgoni o camion.
Infine, da non sottovalutare, la customer experience all’interno dei negozi, con i clienti che passeggiando nelle diverse aree degli store possono immaginarsi fin da subito l’arredamento della propria abitazione, potendo anche prendersi una pausa presso la zona dedicata al food, altro elemento distintivo dei punti vendita IKEA.
