Geoffrey Hinton, premio Nobel per la fisica e figura di riferimento assoluta nel campo del deep learning, spesso definito il “padre dell’AI“, ha recentemente delineato uno scenario prossimo e inquietante per l’economia globale.
Secondo quanto riportato da Fortune, lo scienziato identifica nel 2026 il punto di non ritorno in cui l’intelligenza artificiale smetterà di essere una semplice curiosità tecnologica per diventare una forza capace di sostituire integralmente l’essere umano in una vasta gamma di professioni.
Non si tratta più di una previsione a lungo termine, ma di un cambiamento imminente che poggia su basi tecnologiche ed economiche già consolidate.
La logica economica dietro la sostituzione
Il motore di questa trasformazione non è solo il progresso scientifico, ma una pressante necessità finanziaria.
Le grandi aziende tecnologiche hanno investito somme astronomiche nello sviluppo dell’AI e ora si trovano di fronte all’urgenza di rendere questi investimenti redditizi. Hinton sottolinea che, poiché il costo del personale rappresenta la spesa maggiore per la maggior parte delle imprese, la sostituzione dei lavoratori con sistemi automatizzati diventa la via più logica e veloce per massimizzare i profitti.
In questo contesto, la narrazione dell’AI come “assistente” che potenzia l’uomo appare sempre più come una fase transitoria destinata a esaurirsi rapidamente.
Il bersaglio principale di questa nuova ondata tecnologica sarà quello che Hinton definisce il “lavoro intellettuale ordinario“. Se le precedenti rivoluzioni industriali avevano colpito la forza lavoro fisica, la rivoluzione del 2026 minaccia professioni che richiedono anni di istruzione.
Settori come la programmazione informatica, l’assistenza legale e i servizi amministrativi sono i più esposti, poiché i nuovi modelli di AI sono ormai in grado di gestire ragionamenti complessi e compiti burocratici con una velocità e un’efficienza che superano di gran lunga le capacità umane.
La resistenza dei mestieri manuali specializzati
Nonostante l’avanzata degli algoritmi, esiste un ambito che Hinton considera ancora relativamente al sicuro: il lavoro manuale altamente specializzato che si svolge in contesti fisici non strutturati.
L’esempio classico citato dallo scienziato è quello dell’idraulico. Riparare un guasto in una vecchia casa richiede una capacità di adattamento fisico e una manipolazione di oggetti che la robotica attuale non è ancora in grado di replicare. Per questo motivo, i mestieri che richiedono abilità motorie complesse e risoluzione di problemi sul campo potrebbero rappresentare l’ultimo baluardo dell’occupazione umana nel breve termine.
La conclusione di Hinton non è però di natura tecnica, ma profondamente politica e sociale. Egli avverte che se l’aumento della produttività generato dall’AI non verrà redistribuito, il divario tra l’élite tecnologica e il resto della popolazione diventerà insostenibile. Per evitare tensioni sociali distruttive e una povertà diffusa, lo scienziato sostiene che i governi dovranno necessariamente introdurre misure radicali come il reddito di base universale. Nel mondo previsto per il 2026, la gestione politica del progresso sarà importante quanto il progresso stesso per garantire la stabilità della società.
