Il processo a Google per la pubblicità online

Settembre 9, 2024

E’ iniziato ieri, 9 settembre 2024, negli Stati Uniti il processo che vede sul banco degli imputati Google, che si terrà ad Alexandria, in Virginia. L’argomento riguarda l’antitrust, in quanto il Dipartimento di Giustizia americano accusa il colosso a stelle e strisce di concorrenza sleale, in quanto attraverso la propria tecnologia avrebbe commesso degli abusi per avere una posizione dominante nel mercato della pubblicità online.

Nello specifico, i procuratori hanno dichiarato che Google abbia una posizione di monopolio nell’infrastruttura tecnologica che si occupa del flusso di news e informazioni, con oltre 150 mila vendite di annunci pubblicitari al secondo, utilizzando modalità di acquisizioni, restrizioni e manipolazioni delle aste pubblicitarie.

Ovviamente, il gigante tecnologico nega le accuse, portando a suo favore le prove dell’esistenza di concorrenza all’interno della propria app e della propria TV online. 

Qualora fossero confermate le accuse, il giudice distrettuale potrebbe costringere la società a vendere alcuni asset pubblicitari come ad esempio Google Ad Manager.

Questo processo fa seguito a un altro contenzioso dello scorso agosto, quando Google perse la causa relativa al monopolio dei motori di ricerca, anche in questo caso configurandosi come un monopolista in modo illegale. In questa occasione, l’azienda fu accusata di pagare miliardi di dollari altre aziende, come Apple e Samsung, per risultare come il motore di ricerca di default all’interno degli smartphone e dei device prodotti da quest’ultimi.

Anche Londra e l’Europa contro Google

Le accuse a Google non rimangono però confinate sul territorio a stelle e strisce. Qualche giorno fa, infatti, le autorità britanniche hanno accusato l’azienda di abuso di posizione dominante sul mercato UK, sostanzialmente le stesse accuse mosse dal Dipartimento di Giustizia americano.

La Competition and Markets Authority (CMA) ritiene che Google stia utilizzando pratiche anticoncorrenziali che potrebbe arrecare un danno agli inserzionisti ed editori UK. 

Anche in questo caso, i vertici societari hanno negato tali comportamenti, sottolineando come la piattaforma sia sempre impegnata ad aiutare i siti web e le app a finanziare i propri contenuti, in modo da ottimizzare le risorse per attirare e raggiungere la clientela, con l’obiettivo di creare valore per i propri partner. Aggiunge infine, che le accuse sono il frutto di interpretazioni errate del settore della tecnologia.

Redazione

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