Il giornalismo che fa la differenza: Elisabetta Reguitti e le inchieste sulla pedofilia nello sport

Milano, metropoli dinamica e cuore pulsante dell’Italia, si trova ad affrontare un’ombra inquietante che si insinua tra le pieghe della quotidianità: la pedofilia e gli abusi sui minori. Due recenti inchieste condotte con meticolosità da Elisabetta Reguitti squarciano il velo su realtà sconcertanti, portando alla luce storie di manipolazione online e violenza fisica consumate ai danni di giovanissime vittime. Da un vice allenatore di calcio che adescava online i suoi atleti a un istruttore di maneggio che abusava della fiducia delle sue allieve, queste indagini rivelano la fragilità dell’infanzia di fronte alla perversione adulta e interrogano la responsabilità collettiva nel proteggere i più vulnerabili.

La pedopornografia online

Attraverso le testimonianze dirette e l’analisi dei dettagli processuali, gli articoli di Reguitti non solo ricostruiscono gli orrori subiti, ma offrono anche spunti di riflessione cruciali sul dilagante fenomeno della pedopornografia online e sulle dinamiche silenziose che possono proteggere gli abusatori.

Elisabetta Reguitti: una vita per il giornalismo tra inchieste e impegno civile

Elisabetta Reguitti – Credit Dagospia

Dopo gli anni di formazione nel precariato giornalistico, che l’hanno vista impegnata nella scrittura, nella produzione video-audio e nella gestione web, Elisabetta Reguitti è diventata giornalista professionista, conoscendo da vicino la precarietà del “cottimo e a chiamata”. Il suo arrivo a Roma ha coinciso con la nascita de Il Fatto Quotidiano, un progetto a cui ha contribuito fin dal principio. Un suo suggerimento si rivelò cruciale: fu lei, infatti, a proporre il nome della testata all’allora direttore Antonio Padellaro, memore della passione familiare per la trasmissione di Enzo Biagi.
La sua produzione video è variegata, con alcuni lavori visibili sul canale “Elisabetta Reguitti Reportage” e altri, come “Haiti Oggi” con le musiche di Paolo Fresu, rintracciabili online. Membro attiva di Articolo 21, ha partecipato alla realizzazione del libro sulla discriminazione femminile nel calcio, “Giocare con le Tette”. Il suo talento è stato riconosciuto nel 2009 con la vittoria del premio “Cronisti Guido Vergani” (sezione radio-web e TV). Tra il 2013 e il 2014 ha intrapreso una parentesi come portavoce parlamentare. Nel 2016 ha prestato la sua consulenza alla trasmissione Rai “I Dieci Comandamenti” e ha gestito la comunicazione media e social per la giornata della legalità “23 maggio” della Fondazione Giovanni Falcone.

Il caso choc dell’allenatore di Milano

E’ la vicenda giudiziaria del vice allenatore di calcio di una polisportiva milanese che adescava e convinceva i ragazzi – minori di 14 anni – a produrre materiale a sfondo sessuale. L’uomo è stato condannato a sei anni di reclusione per attività criminosa di pornografia minorile e violenza sessuale aggravata.

In questa storia l’imputato, poco più che trentenne, cercava anche di ottenere che le stesse vittime diventassero a loro volta autori di nuovi filmati che avrebbero dovuto ritrarre i propri compagni di squadra sotto la doccia. Una richiesta, questa, non andata a buon fine a differenza di tutto il materiale pornografico raccolto dagli inquirenti su fatti avvenuti, per lo più, nella nuova frontiera del non reale: chat di messaggistica e “chat room virtuali” nelle quali è possibile parlare, con perfetti sconosciuti, per tutto il tempo desiderato e condividere file multimediali oltre ad effettuare anche video conversazioni. L’abusatore agiva sotto doppia copertura con il profilo giovani ragazze di pochi anni più grandi delle vittime. La sua era ormai una procedura ben rodata: inviare fotografie esplicite femminili e chiedeva ai suoi interlocutori di fare altrettanto con le loro parti intime.

Uno schema d’approccio confermato dai minori ascoltati


Il Giudice parla di “inganno sapientemente tramato nei confronti dei minori adescati riuscendo a indurli ad agire con lusinghe e blandizie realizzate attraverso un registro linguistico tipicamente adolescenziale e pertanto altamente credibile”. Chiedeva video in diretta dal contenuto erotico che poi registrava in modo da produrre materiale pedopornografico. Interdetto in perpetuo da qualsiasi “ufficio attinente alla tutela, alla curatela o all’amministrazione di sostegno nonché da qualsiasi incarico nelle scuole di ogni ordine e grado” l’imputato nelle carte è stato descritto come persona “dai modi gentili, pacati che non aveva mai tenuto nei confronti dei ragazzini della squadra, comportamenti inopportuni o sgradevoli tanto che la sua richiesta di arresto aveva provocato in tutti i conoscenti, un particolare sgomento”.

I dati inquietanti sulla pedofilia

Nella recente giornata contro la pedofilia e pedopornografia l’associazione “Save the Children” ha diffuso questi dati:
nel primo semestre del 2024, le vittime del reato di pornografia minorile in Italia sono quasi raddoppiate: 137 rispetto alle 75 dello stesso periodo del 2023. Di queste, il 66% ha meno di 14 anni.
In ambito digitale, la Polizia postale ha trattato 2.809 casi tra pedopornografia e adescamento online, con un incremento del 6% rispetto al 2023. Preoccupa soprattutto l’età delle vittime: oltre la metà (56%) degli adescamenti online ha coinvolto minori tra i 10 e i 13 anni, mentre il 7% dei casi ha riguardato bambine e bambini sotto i 10 anni. Nella sola Milano, il V Dipartimento Tutela della famiglia, dei minori e di altri soggetti deboli, coordinato dall’Aggiunto Maria Letizia Mannella – della Procura ha addirittura istituito un sottogruppo specializzato, composto da due sostituti procuratori, che si occupa solo di reati pedopornografici.
Sono loro che hanno avviato e chiuso le indagini che hanno portato alla condanna del vice allenatore di calcio; un caso nel quale però emerge anche un doppio “abuso” dei minori: sul piano della persona ma anche e soprattutto della loro anima.

La Sentenza

Nella sentenza si legge infatti come “gli atti preparatori alla richiesta di fotografie e video rientrano nel concetto di adescamento condotte per indebolire la volontà del minore: ottenere il massimo controllo con tecniche di manipolazione psicologiche convincendo la vittima della normalità dei rapporti sessuali tra adulti e minori”. Le vittime vengono definite “autori mediati”.

Nelle conversazioni emergono espressioni volgari ma nessuna forma di minaccia: nelle richieste oscene formulate dall’imputato la scelta o meno di assecondarle non risulta in alcun modo coartata, se non dall’inganno di presentarsi ai suoi interlocutori come una loro coetanea.

Gli abusi al maneggio e l’orrore negli occhi di una tredicenne

“Pensavo di essere fuori di testa. Di essermelo sognato. Io quando sono successe queste cose avevo tredici anni e lui settantuno”.


Questo è il passaggio del verbale degli incidenti probatori contenuti della sentenza di condanna a 10 anni e tre mesi di reclusione – Tribunale onorario di Milano V sezione penale – per violenza sessuale di un ultrasettantenne. Tutto avviene nell’atmosfera bucolica di un maneggio in provincia di Milano.

L’imputato è un istruttore

Le vittime ragazzine all’epoca dei fatti avevano tra i 14 e i 15 anni.
Tutte hanno raccontato delle sue attenzioni inopportune, dei palpeggiamenti ma anche di veri e propri abusi sessuali.


“Gli volevo tanto bene, cioè mi ha aiutata tantissimo (…). Mi ero attaccata a lui perché non avevo né il padre, non avevo nessuno e stavo sempre lì. Mi ero affezionata a lui”.


Questa vittima si fidava di quell’uomo che l’ha usata per il suo piacere. Tre lunghi anni in cui l’adolescente allora bambina ha confessato di aver pensato: “…non dovrebbe fare queste cose, che però io non so come fare. Facevo finta che non fosse successo perché dicevo non è così, non può essere così”.

Oggi, ventenne agli inquirenti che la interrogano risponde: “…Adesso sono un po’ più, come dire, cosciente di come sono nello spazio che se provasse a fare qualche cosa gli potrei dire qualcosa mentre allora…ero completamente fuori”.

Atteggiamenti violenti dell’uomo nei confronti delle giovani

Ogni occasione era buona per avvicinarle in zone buie, lontano dagli altri: mentre si lavavano le mani, accudivano e preparavano il cavallo per la lezione. Lui senza alcun rispetto per quelle bambine che gli erano state affidate dai genitori per praticare sport, nessun timore di essere visto.
Violento tanto che durante gli interrogatori protetto emergono i racconti di come quei fatti incidessero sulle loro vite: l’inizio di gravi disturbi alimentari, diagnosi di depressione, scatti d’ira e ricoveri ospedalieri.
Gli atteggiamenti violenti e volgari dell’uomo nei confronti delle giovani erano costanti anche se “era molto attento a evitare qualsiasi tipo di approccio di questo tipo davanti ai genitori”.

Il racconto delle vittime

Una tra le vittime racconta di “essersi chiusa come un bozzolo, restia a fidarsi del prossimo, ad affezionarsi al prossimo”.
Lui che le abbraccia e le tocca, manda messaggi chiedendo di vedere i nuovi tatuaggi. Carezze sempre più fuori luogo e imbarazzanti alle quali le bambine non sanno come reagire.

Alla domanda del Giudice: “E tu cosa facevi in quei momenti?”, la risposta è: “Guardavo per terra, chiudevo gli occhi e guardavo per terra. Non sapendo cosa fare, non capendo se dirglielo. Mi sentivo stranita”.
Rileggere con cura le carte, di una condanna già rilanciata dei media è restituire dignità alle vittime: tralasciare le volgarità delle parole usate da quell’uomo e l’oscenità delle sue azioni ma immaginarsi la tragedia nella quale si sono trovate le testimoni accomunate anche da una sorta di senso di colpa: subivano ma si sentivano loro “non giuste.”
In un passaggio una di loro confessa: “Pensavo di essere fuori di testa di essermelo sognato”.

La vergogna nella vergogna

L’aggravante di questa brutta storia è la frase: “Però al maneggio girava la voce che lui ti toccava il sedere”. Voci che la ragazza ammette di aver sentito “dai grandi”.
Una vergogna nella vergogna: qualcuno, forse molti sapevano eppure hanno taciuto e nessuno che poteva è intervenuto. Così a causa della codardia dei “grandi” hanno subito delle bambine.

Redazione

Redazione

La redazione di Influent People riunisce giornalisti con lunga esperienza ed esperti di comunicazione digitale, SEO e web reputation. Li unisce un obiettivo: raccontare il sistema dell'informazione e della comunicazione con il rigore del giornalismo e la precisione del digitale.

Articolo Precedente

Indro Montanelli: grandezza, contraddizioni e cosa resta del suo metodo

Articolo successivo

Helen Lansdowne Resor, la prima copywriter della storia

Sign Up to Our Newsletter

Be the first to know the latest updates

Informazione, Digital e Comunicazione di Successo
Direttore Antonio Padellaro