Il Parlamento italiano sta accelerando verso un giro di vite normativo sul fenomeno dei “baby influencer” e sulla tutela dei minori nell’ambiente digitale. È stato depositato in Senato un Disegno di Legge di iniziativa bipartisan, promosso in particolare da Fratelli d’Italia, con la senatrice Lavinia Mennuni come prima firmataria, e sostenuto anche dal Partito Democratico.
L’obiettivo primario del provvedimento è arginare lo sfruttamento economico e proteggere la dignità dei bambini e degli adolescenti sul web, con l’intenzione di arrivare a un’approvazione definitiva entro l’inizio del 2026.
Innalzamento del limite di età e obbligo di verifica
Il DDL introduce nuove regole rigide per l’accesso ai social network. Le proposte sul tavolo prevedono l’innalzamento dell’età minima per l’apertura di un account, che potrebbe salire a 15 anni (o 14, soglia ancora in discussione). Inoltre, si punta a fissare a 16 anni l’età al di sotto della quale è indispensabile il consenso dei genitori per il trattamento dei dati personali.
Per garantire l’effettiva applicazione di questi limiti, il testo impone ai fornitori di servizi di social network l’obbligo di verifica dell’età degli utenti. Le piattaforme dovranno negare l’accesso a chi non rispetta le soglie, pena sanzioni da parte del Garante della Privacy. La verifica avverrà tramite l’utilizzo di strumenti tecnologici, come il futuro “mini-portafoglio” digitale europeo o sistemi nazionali provvisori, in grado di certificare l’età in modo sicuro e senza la raccolta di dati non necessari.
Lo sfruttamento economico dei minori
Il provvedimento interviene in maniera specifica sull’attività dei “baby influencer”, spesso minori utilizzati dai genitori per generare profitti. Tra le misure chiave per contrastare lo sfruttamento, viene imposto l’obbligo di indicare in modo chiaro e inequivocabile la natura pubblicitaria dei contenuti o delle sponsorizzazioni, garantendo la trasparenza pubblicitaria.
Si stanno discutendo anche regole per evitare lo sfruttamento economico indiretto e, al riguardo, si sta considerando la possibilità di imporre che i proventi derivanti dalle attività social siano depositati su un conto vincolato e intestato al minore, garantendo che i guadagni siano disponibili per lui al raggiungimento della maggiore età. Infine, i contratti stipulati da minori di 15 anni in questo ambito potrebbero essere dichiarati nulli.
Vigilanza e urgenza legislativa
L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) avràun ruolo centrale, occupandosi di vigilare sull’attuazione della legge, monitorare l’evoluzione del fenomeno e pubblicare un report annuale sui dati acquisiti.
I promotori del DDL hanno evidenziato l’urgenza di colmare un vuoto normativo in un contesto in forte crescita, dove l’attuale sistema basato sull’autocertificazione dell’età si è rivelato inefficace. Questa iniziativa, sostenuta in modo trasversale, rappresenta un passo significa per bilanciare le opportunità del digitale con la fondamentale difesa del diritto all’infanzia.
