In Italia, la maggioranza di giovanissimi, precisamente otto su dieci nella fascia d’età compresa tra gli undici e i tredici anni, ha uno smartphone, utilizzato tutti i giorni per navigare su internet e frequentare le piattaforme social.
Una evidenza che non può non preoccupare, sottolineando non solo una notevole diminuzione dell’età media di chi utilizza questi strumenti, ma anche un incremento del numero di minori di quattordici anni in possesso di un dispositivo personale. Ciò avviene in un contesto globale in cui, nel corso del 2024, si è superata la soglia di cinque miliardi di individui con un account sui social network.
A questo si aggiungono ulteriori dati da parte di Paolo Soraci, psicologo e dottorando presso l’Università Niccolò Cusano, nella sua analisi sull’uso “Problematico dello smartphone e dei social: analisi e possibili interventi”, sollevano ulteriori inquietudini.
Un trend preoccupante
A partire dal 2010, si è osservato un marcato incremento nei tassi di problematiche di salute mentale tra gli adolescenti. Tra gli studenti universitari negli Stati Uniti, le diagnosi di depressione e inquietudine sono aumentate di oltre il doppio nel periodo compreso tra il 2010 e il 2018. Ancora più allarmante è il fatto che nel decennio che si è concluso nel 2020, il numero di accessi ai servizi di emergenza per atti di autolesionismo è cresciuto del 188% tra le ragazze adolescenti statunitensi e del 48% tra i ragazzi. Parallelamente, il tasso di suicidi tra i giovani è aumentato del 167% tra le femmine e del 91% tra i maschi.
Nel corso del 2023, circa la metà della popolazione italiana con più di quattordici anni ha effettuato acquisti online, con una maggiore tendenza riscontrata tra gli uomini (54%) rispetto alle donne (45,7%). Dal punto di vista geografico, il commercio elettronico risulta più diffuso nelle regioni settentrionali d’Italia (54%) rispetto a quelle meridionali (42,3%). Gli italiani hanno trascorso più di 6 ore al giorno connessi a Internet, di cui quasi due su piattaforme social e le restanti per servizi di streaming e broadcasting.
Le problematiche dell’iperconnessione
Tale fenomeno ha ripercussioni inevitabili sul benessere psichico e sulle dinamiche interpersonali, come sottolineato dal professore Renato Pisanti, docente di psicologia sociale della comunicazione all’Unicusano: “In ambito accademico, molteplici ricerche hanno messo in luce l’impatto negativo sul sereno equilibrio mentale di un impiego smodato di apparecchiature digitali e piattaforme sociali tra i giovani. Si pensi, ad esempio, al ‘British millenium cohort study’, un’indagine che segue il benessere mentale di 19.000 ragazzi nati tra il 2000 e il 2002, il quale ha evidenziato come, specialmente tra le giovani donne, la frequenza di stati depressivi aumentasse parallelamente alle ore dedicate ai social media.
“Le ragazze che dedicavano più di cinque ore al giorno a tali piattaforme avevano una probabilità tre volte maggiore di manifestare depressione rispetto a coloro che non le utilizzavano affatto.” Come evidenziato nello studio, sebbene la tecnologia offra la possibilità di connettersi virtualmente, può al contempo sfavorire l’interazione offline , favorendo un aumento del senso di isolamento sociale, senza contare tutte le implicazioni collegate all’autostima e alla considerazione di se stessi, fattori ormai completamente o quasi influenzati dalla rete, dai commenti digitali e dai “mi piace”, e ispirati da modelli estetici e comportamentali non corretti o irrealizzabili, portando a insoddisfazione personale e auto esclusione dalla società.
