Howard Shultz e il successo di Starbucks

Settembre 14, 2024

Quando parliamo di caffè non ci può non venire in mente la nostra amata Italia, universalmente considerata una delle patrie mondiali di questa bevanda che ha conquistato i palati in ogni angolo del Mondo.

Ma quando invece parliamo di business e caffè dobbiamo inevitabilmente spostarci dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, negli Stati Uniti, nello Stato occidentale di Washington, dove sorge Seattle.

Questa metropoli, divenuta nel tempo il sinonimo di grandi business e grandissime aziende, come Microsoft o Boeing, tanto per citarne alcune, e che anche i meno avvezzi conoscono per aver dato i natali a leggende musicali del calibro di Jimi Hendrix e Kurt Cobain, deve gran parte della sua notorietà per essere il luogo in cui ha preso vita il brand di caffè più famoso e diffuso al Mondo. Stiamo ovviamente parlando di Starbucks, una realtà che da locale è divenuta globale grazie all’intuizione di un uomo partito dal basso ma con le idee molto chiare, Howard Shultz.

Ecco la sua storia.

La storia di Howard Shultz

Mentre il marchio Starbucks è conosciuto praticamente da tutti, compresi coloro che lo considerano il “male assoluto” in quanto ben lontano dalla concezione “pura” del caffè, il nome di Howard Shultz non dice nulla alla maggioranza delle persone. Ma è proprio grazie a lui se l’azienda ha assunto una dimensione mondiale, grazie alla sua intraprendenza e, in qualche modo, a un piccolo ma grande contributo arrivato dall’Italia.

Howard Shultz nasce a New York negli anni 50 e vive la sua infanzia e giovinezza nel quartiere di Brooklyn, all’epoca periferia degradata e povera della Grande Mela. Tra difficoltà economiche familiari e una condizione di vita al limite della miseria, il nostro protagonista riesce a barcamenarsi con lavoretti di ogni tipo e, grazie a un discreto talento nel football americano, ottiene una borsa di studio presso l’Università del Michigan. 

I successi nello sport non arrivano, così Shultz decide di concludere gli studi e ottenere una laurea, per affacciarsi definitivamente nel mondo del lavoro. La sua prima occupazione è alla Xerox, dove lavora nella divisione vendite e il suo talento al riguardo gli permette di lasciare l’azienda per approdare presso la Hammerplast, ditta svedese con sede a New York, all’interno della quale riesce a fare carriera fino a diventarne Vice Presidente.

Durante questa esperienza, entra in contatto con un rivenditore di caffè di Seattle, che lo incuriosisce a tal punto da organizzare un viaggio verso la città per conoscere i proprietari di questo piccolo negozio chiamato…indovinate come? Starbucks. Il nome di questo brand ha una storia in particolare, scelto dai tre fondatori prendendo spunto da un protagonista del celebre romanzo Moby Dick di Melville, per un motivo prettamente fonetico e senza alcuna attinenza con il libro. 

Da qui inizia la nostra storia. E’ il 1981, e Shultz a Seattle rimane subito impressionato dall’attività, che all’epoca riforniva i clienti esclusivamente di caffè, tè e spezie. Decide quindi di abbandonare il lavoro sicuro e redditizio all’Hammerplast per trasferirsi a “Emerald City” anche a costo di uno stipendio basso, acquisendo qualche azione dell’azienda.

Le ambizioni di Howard, però, non andavano di pari passo con le intenzioni dei proprietari, restii a far crescere la società come lui avrebbe voluto. E’ in questo momento che entra in gioco l’Italia. Durante un suo viaggio a Milano, il futuro Mr Starbucks viene ispirato dall’atmosfera e la convivialità di uno dei tanti bar presenti nel capoluogo lombardo e capisce tutto il potenziale di questa tipologia di attività. Ricordiamoci che all’epoca il negozio di Seattle non serviva caffè ma semplicemente vendeva chicchi tostati. 

La svolta e l’acquisizione di Starbucks

Entusiasta di ciò che aveva appreso nel BelPaese, Shultz propone ai proprietari la sua idea di convertire l’azienda ma, anche in questo caso, trovo il muro da parte loro. Per questo abbandona il lavoro e mette in moto questo concept fondando la sua società nel 1987 con una catena di negozi bar dal nome “Il Giornale”. Parallelamente i fondatori di Starbucks decidono di vendere e Shultz non ci pensa due volte ad acquisire la società, creando uno staff competente e adeguatamente formato proveniente da altre aziende del settore. 

Il business cresce in modo esponenziale e dagli otto store presenti all’epoca sul territorio a stelle e strisce passa agli attuali, che sono oltre 30 mila, sparsi in ogni angolo del mondo, con un volume di fatturato di oltre 26 miliardi di dollari e la quotazione in borsa, in quello che può essere considerato uno dei migliori esempi di start up dell’epoca.

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio è un giornalista digitale ed esperto di content strategy. È Caporedattore di Gioco Pulito e Influent People, due delle principali testate editoriali digitali del settore, e ricopre il ruolo di Responsabile dei Contenuti presso la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation.
Nel corso della sua carriera ha contribuito alla crescita e allo sviluppo editoriale di numerosi progetti digitali, curando la produzione e la direzione dei contenuti con un approccio orientato alla qualità e alla visibilità online.

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