Nel panorama italiano della sostenibilità e delle energie rinnovabili, alcune storie nascono come progetti locali e si trasformano rapidamente in modelli di riferimento nazionale. È il caso di Geostudiogroup, l’impresa con sede a Ragusa che da oltre venti anni opera nei settori dal green energy, dall’ambiente, dall’edilizia e dalle telecomunicazioni.
Più che una semplice società di consulenza tecnica, Geostudiogroup è un vero ecosistema in cui innovazione, territorio e comunità si intrecciano per dare forma a un futuro più equo e sostenibile. Oggi rappresenta un partner strategico per aziende, istituzioni e privati che intendono investire nella transizione energetica, grazie a un approccio capace di coniugare rigore tecnico e visione profondamente umana.
La nascita di una visione integrata
Per oltre venti anni, la storia di Geostudiogroup è stata una narrazione di costante impegno nel settore delle energie rinnovabili. Un arco temporale che ha permesso di consolidare competenze e di costruire una reputazione solida. Una moltitudine di impianti fotovoltaici è stata realizzata in Sicilia e in alcune parti d’Italia, portando energia pulita e nuove opportunità di sviluppo. Parallelamente, Geostudiogroup ha stretto collaborazioni con i principali operatori nazionali del settore e con enti pubblici, dimostrando la capacità di integrare infrastrutture energetiche e digitali in un’unica visione.
La crescita non si è limitata ai numeri, ma ha avuto un impatto diretto sul territorio generando occupazione e nuove opportunità di lavoro con il fine di contribuire a valorizzare le comunità locali ed a rafforzare il tessuto economico locale.

L’impegno della società verso il territorio trova la sua massima espressione nel progetto agrivoltaico denominato “Landolina” sito nel comune di Scicli, nella provincia di Ragusa. Più che una semplice infrastruttura energetica, Landolina rappresenta un modello di integrazione virtuosa tra innovazione e tradizione locale. Un impianto da 9 MWp, esteso su circa 17 ettari, capace di soddisfare il fabbisogno energetico di oltre 5.000 famiglie e, al tempo stesso, di valorizzare le colture agricole nel pieno rispetto delle specificità locali. Il progetto, premiato con “UnipolSai – L’Italia che verrà” nel gennaio 2022, si è distinto per il forte coinvolgimento della comunità, che ha contribuito con quasi 180.000 euro. Questo modello partecipativo ha ottenuto il riconoscimento di IRENA come best practice internazionale, a testimonianza della sua capacità di coniugare innovazione, sostenibilità e inclusione sociale.
In generale, la costanza con cui l’azienda ha saputo crescere e diversificare le proprie attività ha reso Geostudiogroup una realtà capace di integrare energia, edilizia e grandi opere infrastrutturali, offrendo soluzioni complete e scalabili.
Le origini
Quando Geostudiogroup muoveva i primi passi, non esistevano riferimenti o linee guida per far convivere discipline così distanti e vi era soltanto l’intuizione che l’innovazione più autentica nasca nelle zone di confine, dove competenze diverse si contaminano e generano soluzioni nuove – sempre nel rispetto dello sviluppo sostenibile.
In questo modo i progettisti come ingegneri, agronomi, tecnici ed esperti ambientali iniziarono a lavorare gomito a gomito con uno scopo comune. Ad unirli, la convinzione che un impianto fotovoltaico non sia solo una somma di moduli e cavi, ma un organismo vivente all’interno di un ecosistema che va compreso, rispettato e valorizzato.
“È dall’intersezione tra questi ambiti che si creano opportunità concrete. Cantieri digitalizzati, edifici che funzionano come nodi di reti smart e impianti energetici connessi a sistemi di telecomunicazione evoluti. Quella che inizialmente sembrava la sfida nell’unire competenze eterogenee si è trasformata nella principale leva di crescita e differenziazione”, raccontano i fondatori dell’azienda Privitera Garozzo Franco e Salvatore Camillieri.
È proprio qui che ha preso forma l’approccio “olistico” che oggi caratterizza l’azienda. Un metodo in cui ogni scelta, dalla ricerca dei terreni alla direzione lavori, dalla progettazione alla manutenzione, viene inglobata in una visione più ampia, capace di integrare tecnologia, territorio e sostenibilità economica.
Le acquisizioni strategiche e le partnership
Se la crescita organica è stata il motore, le partnership e le collaborazioni hanno rappresentato il carburante. Geostudiogroup ha saputo costruire relazioni solide con aziende agricole, proprietari terrieri e istituzioni locali, trasformando la transizione energetica in un processo condiviso. Il Parco Agrisolare nella Piana di Catania, denominato Big Fish (con potenza nominale complessiva di 227 MW) e Sardella (con una potenza nominale complessiva di 46,1 MW) – ad oggi il più esteso in Italia – è un’opera emblematica della transizione energetica. Geostudiogroup ne ha curato parte della progettazione e successivamente la Direzione Lavori e la Sicurezza, contribuendo ad un progetto che riduce i costi energetici e rafforza la competitività delle imprese agricole. In questo contesto, Geostudiogroup si è posizionata come interlocutore privilegiato, accompagnando le imprese agricole in ogni fase del percorso, dalla consulenza tecnica alla realizzazione.
Questa capacità di integrare energia e agricoltura è diventata un marchio distintivo dell’azienda, che oggi guarda con interesse progetti di agrivoltaico avanzato. In tali progetti, la produzione di energia si combina con la tutela della biodiversità e la continuità delle coltivazioni, dimostrando che la sostenibilità può essere declinata in forme innovative e rispettose del territorio.
L’anima del progetto
Nonostante la crescita e la diversificazione, l’anima dell’azienda è rimasta fedele alla sua missione originale: mettere al centro le persone e il territorio. La filosofia aziendale rifiuta la logica del “progetto standardizzato” e punta invece a soluzioni su misura, capaci di rispondere alle esigenze specifiche di ogni cliente e territorio. La tecnologia è un supporto indispensabile che deve fondersi con il criterio umano. Ogni impianto, ogni consulenza, ogni intervento edilizio è pensato per generare valore reale e duraturo.
Questa visione si traduce in un approccio “people-centric”, dove la sostenibilità non è solo ambientale, ma anche sociale ed economica. Geostudiogroup non costruisce semplici impianti ma un futuro condiviso. Ogni progetto diventa un tassello di un mosaico più ampio, in cui innovazione e comunità si intrecciano per dare vita a un modello di sviluppo inclusivo.
Progettare con il territorio
In un tempo in cui le parole “transizione energetica” riecheggiano ovunque, Geostudiogroup ha scelto di dare alla sostenibilità un significato concreto. Non un claim, non un auspicio, ma un metodo operativo. La forza di un progetto non si misura solo in chilowatt. Oggi, in particolar modo, si misura nel modo in cui dialoga con il luogo che lo accoglie. È per questo che la progettazione integrata rappresenta la colonna portante dell’identità aziendale.
“Ogni valutazione tecnica, che sia la resa energetica, i costi di realizzazione o i modelli di manutenzione, è affiancata da un’analisi della vocazione agricola e ambientale dell’area – affermano i fondatori – La domanda non è mai «si può fare?», ma «si può fare bene, rispettando il paesaggio e generando valore duraturo?»”.
Questo perché, come anticipato, per l’azienda la sostenibilità non è mai una singola metrica, ma una trama di fattori interdipendenti che tengono considerazione del suolo, dell’acqua, delle colture, della redditività e della comunità. Ne consegue che la realizzazione di un impianto richiede un dialogo costante tra competenze diverse, senza frammentazioni. In questa direzione, l’azienda ha scelto di trasformare il cantiere in uno spazio digitale condiviso.
“Si tratta di uno spazio unico in cui ogni professionista può lavorare, aggiornare dati, verificare processi, ridurre errori e sincronizzare le attività – specificano – Direzione Lavori e Coordinamento della Sicurezza non sono più compartimenti separati, ma parti integranti dello stesso ecosistema operativo”.
Agrivoltaico, una nuova relazione con la terra
Tra le punte di diamante aziendali troviamo le attività che riguardano l’agrivoltaico e quando si parla di agrivoltaico, i pregiudizi sono ancora molti.
“Il più diffuso? Che sottragga terre all’agricoltura e possa essere dannoso per le coltivazioni. In realtà, se progettato correttamente, accade l’esatto contrario – svelano Privitera Garozzo e Camillieri – Gli impianti agrivoltaici permettono alle colture di crescere in condizioni più stabili, protette dagli stress climatici, con minore perdita d’acqua e un microclima più favorevole. I pannelli non oscurano la terra ma la proteggono. Allo stesso tempo, il terreno continua a produrre e spesso meglio di prima”.
Per trasformare questa visione in realtà, Geostudiogroup lavora su tre parametri specifici, calibrando altezza, inclinazione e disposizione dei moduli di ogni impianto sulle reali esigenze agronomiche. Ma non tutte le colture si prestano, e proprio per questo serve un’analisi scientifica e site-specific per fare in modo che l’integrazione diventi simbiotica e non antagonista.
È un equilibrio sottile, ma quando raggiunto crea un modello innovativo e redditizio in cui energia e agricoltura non si contendono lo spazio, ma lo condividono.
Guardare avanti
La sfida per i prossimi anni è chiara è quella di consolidare il ruolo di Geostudiogroup come leader della transizione energetica in Italia e aprire nuove prospettive a livello internazionale. Motivo per cui l’azienda guarda con interesse all’internazionalizzazione, con la possibilità di replicare il modello italiano in altri contesti europei. La visione a lungo termine è quella di diventare un modello replicabile, capace di dimostrare che innovazione, sostenibilità e comunità possono convivere e prosperare insieme.
Sotto la guida strategica e “people-centric” del suo team, Geostudiogroup ha dimostrato che per dominare il mercato della sostenibilità serve una visione autentica che ponga il territorio e le persone al centro. La storia dell’azienda è la prova che una visione nata in Sicilia può trasformarsi in un riferimento nazionale e internazionale, capace di guidare la transizione energetica con competenza, passione e responsabilità.
