I ricavi dei quotidiani italiani nel 2019 erano pari a 1,47 miliardi di euro. Nel 2025, secondo le stime PwC, sono scesi in modo significativo. Nel 2040, secondo le proiezioni del settore, i ricavi digitali supereranno quelli cartacei.
Nel mezzo ci sono quindici anni in cui l’editoria italiana deve trovare un modo di sopravvivere a una transizione che è già in corso e che non si fermerà. Quindici anni non è molto. E non ci sono segnali che il sistema stia reagendo con la velocità e la coerenza che la situazione richiederebbe.
Ci sono tre scenari plausibili per l’editoria italiana nei prossimi cinque-dieci anni. Non si escludono a vicenda — possono coesistere in segmenti diversi del mercato. Ma ognuno implica conseguenze diverse per il pluralismo dell’informazione, per i giornalisti e per il sistema democratico italiano.
Scenario 1: ulteriore consolidamento oligopolistico
Il mercato editoriale italiano si restringe attorno a un numero sempre più piccolo di grandi operatori. Cairo/RCS, Caltagirone, Monrif, GEDI/Antenna acquisiscono le testate in difficoltà o le fanno scomparire.
I giornali locali o chiudono o vengono assorbiti dai grandi gruppi nazionali che li gestiscono come redazioni satellite con contenuto condiviso. Il numero di giornalisti scende, le redazioni si accorciano, il giornalismo d’inchiesta si riduce ulteriormente.
Chi ci sta scommettendo? I grandi editori, nel silenzio. Nessuno lo dichiara esplicitamente — nessun gruppo editoriale dice pubblicamente di voler ridurre il pluralismo — ma è l’esito naturale di un sistema che non interviene con strumenti di sostegno al pluralismo. Se i meccanismi di mercato continuano a operare senza correttivi significativi, il consolidamento è lo scenario più probabile.
Le conseguenze per il pluralismo
In questo scenario, il pluralismo formale resta — i brand sopravvivono — ma il pluralismo sostanziale si riduce. Quattro gruppi con posizioni strutturalmente simili sul mercato, sul lavoro, sulla politica economica possono produrre giornali con nomi diversi ma con angolature sempre più convergenti sulle grandi questioni.
Scenario 2: frammentazione in nicchie di qualità
Mentre i grandi si consolidano, cresce un ecosistema di testate piccole e di qualità che servono nicchie specifiche: giornalismo investigativo, analisi di settore (testate specializzate per economia, diritto, tech), giornalismo locale di comunità, newsletter di autori. Questo ecosistema è economicamente fragile — le singole testate sono piccole e vulnerabili — ma collettivamente produce una diversità di voci che il consolidamento oligopolistico non riesce a cancellare.
Chi ci sta scommettendo? I giornalisti che lasciano le grandi redazioni per fondare testate indipendenti. I lettori che pagano abbonamenti multipli a piccole testate di qualità. Le fondazioni internazionali che finanziano il giornalismo investigativo in Italia. È lo scenario più interessante culturalmente ma anche il più economicamente instabile: richiede un continuo afflusso di nuovi fondatori, lettori disposti a pagare e finanziatori disposti a rischiare.
Il ruolo dell’AI in questo scenario
L’intelligenza artificiale può favorire questo scenario riducendo i costi di produzione per le piccole testate: un team di due giornalisti con strumenti AI adeguati può produrre una quantità di contenuto che prima richiedeva una redazione di dieci. Ma l’AI crea anche competizione: i motori di ricerca AI come Perplexity e Google AI Overview cominciano a rispondere direttamente alle query degli utenti senza che questi visitino i siti delle testate, riducendo il traffico organico. Per le piccole testate che dipendono dalla SEO per la scoperta, questo è un problema serio.
Scenario 3: il default del giornalismo locale
Il terzo scenario non è un’alternativa ai primi due: è ciò che accade nel frattempo, mentre il sistema si riorganizza. Il giornalismo locale italiano — i quotidiani regionali e provinciali, le redazioni territoriali dei grandi gruppi — sta già collassando.
Le notizie dei consigli comunali, delle sentenze dei tribunali locali, dei bilanci delle ASL, delle crisi delle piccole imprese: tutte cose che nessuno coprire più in modo sistematico in molte aree del paese.
Questo è lo scenario meno discusso e il più pericoloso democraticamente. Non è visibile perché non produce un momento di crisi ma un lento svuotamento.
Chi non sa cosa decide il consiglio comunale non può votare in modo informato alle elezioni locali. Chi non sa come vengono spesi i fondi pubblici non può chiedere conto ai propri amministratori.
Il giornalismo locale non è decorativo: è infrastruttura democratica.
Cosa servirebbe davvero: politiche e strumenti
La Francia destina ogni anno centinaia di milioni di euro al sostegno dell’editoria, inclusi sussidi diretti alle testate locali e al pluralismo. La Germania ha un sistema di finanziamento indiretto attraverso le istituzioni culturali e i consigli di amministrazione delle emittenti pubbliche. La Norvegia sussidia direttamente i giornali locali in nome del pluralismo democratico.
Il sostegno all’editoria locale e indipendente
L’Italia ha un sistema di contributi pubblici all’editoria più limitato, più opaco e più esposto alle pressioni politiche. I contributi vanno in parte a testate di partito o di associazioni, in parte a realtà locali, ma non con la logica sistematica e trasparente del sostegno al pluralismo. L’European Media Freedom Act del 2025 richiede più trasparenza sulla pubblicità statale, che è un primo passo. Ma non è sufficiente.
La questione dell’equo compenso e le piattaforme
La battaglia italiana sull’equo compenso — il diritto degli editori a essere remunerati quando le piattaforme distribuiscono i loro contenuti — è già avanzata. AGCOM ha emesso decisioni su Meta, la FIEG ha presentato esposto su Google AI Overviews.
Se questa battaglia sarà vinta — e la sentenza della Corte di Giustizia UE che ha confermato la compatibilità della normativa italiana col diritto comunitario va in quella direzione — parte dei ricavi che oggi finiscono alle piattaforme potrebbe tornare agli editori. Non risolverebbe tutti i problemi, ma cambierebbe l’economia del sistema in modo significativo.
