Fulco Pratesi, scomparso lo scorso 1° marzo 2025 all’età di 90 anni, è stato una figura poliedrica e carismatica, un vero e proprio pioniere dell’ambientalismo italiano. La sua vita è stata un susseguirsi di battaglie per la tutela della natura, condotte con passione, determinazione e una profonda conoscenza del territorio, simboleggiate dalla fondazione di WWF Italia, istituzione di riferimento a livello globale per quanto riguarda la tutela degli ecosistemi e delle specie viventi.
La storia di Fulco Pratesi
Fulco Pratesi, nato a Roma il 6 settembre 1934, ha incarnato, come appena accennato una personalità simbolo dell’ambientalismo italiano e mondiale, dedicando la sua intera esistenza alla salvaguardia della natura. La sua profonda passione per l’ambiente si manifestò fin dalla tenera età, alimentata dalle esperienze dirette con la natura durante l’infanzia, in particolare durante il periodo trascorso nella campagna viterbese durante la Seconda Guerra Mondiale, quando entra in contatto e scopre la bellezza e la fragilità degli ecosistemi.
Dopo aver conseguito la laurea in architettura all’Università La Sapienza nel 1960, Pratesi intraprese un percorso che lo avrebbe portato a diventare un pioniere della conservazione ambientale in Italia. Nel 1966, diede vita all’Associazione Italiana per il World Wildlife Fund, che in seguito sarebbe diventata il WWF Italia, trasformando l’organizzazione in un punto di riferimento cruciale per la protezione dell’ambiente nel paese. La sua leadership visionaria e il suo impegno instancabile lo portarono a ricoprire ruoli di primo piano all’interno nell’istituzione, contribuendo attivamente alla sua crescita e al suo impatto.
WWF e non solo
La sua attività però non si limitò al WWF, in quanto fu anche un giornalista e illustratore, utilizzando la sua penna e il suo talento artistico per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni ambientali, collaborando con numerose testate giornalistiche e pubblicando libri e articoli di divulgazione scientifica. Il suo attivismo lo portò a intraprendere anche la carriera politica, divenendo parlamentare, dove continuò a difendere le cause ambientali con passione e determinazione.
Nel corso della sua vita si batté instancabilmente per la salvaguardia di aree naturali di grande valore, come il Parco Nazionale del Circeo e l’Oasi di Orbetello, ottenendo importanti risultati nella protezione di questi preziosi ecosistemi. Ricoprì anche la carica di Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo e dal 1998 fu rieletto Presidente del WWF Italia, rimanendo in carica fino all’aprile del 2007, per poi assumere la carica di Presidente Onorario.
Nel 2020, l’Università di Palermo gli conferì la Laurea Honoris Causa in Biodiversità e biologia ambientale. Lo scorso marzo 2025, divenuto vedovo da pochi mesi, si spense all’età di 90 anni, lasciando un’eredità immensa e duratura nel panorama ambientalista italiano.
L’eredità di Pratesi
Come abbiamo detto, l’eredità di Fulco Pratesi è immensa e duratura. Il suo lavoro ha contribuito concretamente a creare una cultura e una visione collettiva e ambientalista in Italia, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza della tutela della natura. La sua passione, il suo coraggio e la sua determinazione continuano a ispirare le nuove generazioni di ambientalisti e la sua figura è stata omaggiata da numerosi riconoscimenti, tra cui premi e onorificenze per il suo ruolo alla causa. Il suo ricordo rimane vivo in tutti coloro che si impegnano per un futuro sostenibile. Con la sua scomparsa, l’Italia ha perso un grande uomo, ma il suo spirito e il suo lavoro continueranno a guidare la lotta per la protezione del nostro Pianeta.
Le origini del WWF
Il World Wide Fund for Nature, noto con l’acronimo WWF, rappresenta, come noto, una delle forze più influenti a livello globale nella tutela dell’ambiente. Il logo del WWF, un panda gigante stilizzato, è un’icona globale della conservazione. Disegnato da uno dei fondatori, Sir Peter Scott nel 1961, si ispira a “Chi Chi”, un panda dello zoo di Londra. L’animale, con il suo aspetto tenero e vulnerabile, simboleggia le specie a rischio. Il bianco e nero del logo, oltretutto, riduce i costi di stampa, elemento importante per un’organizzazione no-profit, anche se non sappiamo se le motivazioni siano collegate a questo fattore.
La storia del WWF inizia nel 1961, quando un gruppo di visionari, tra cui il biologo Sir Julian Huxley e il succitato ornitologo Sir Peter Scott, si riunì in Svizzera con l’obiettivo di creare un’organizzazione capace di mobilitare risorse per la conservazione della natura. Tra i fondatori vi furono anche Bernardo dei Paesi Bassi, Filippo di Edimburgo ed Edward Max Nicholson.
Da allora, il WWF intraprese un percorso di crescita costante, ampliando il proprio raggio d’azione dalla protezione delle singole specie animali alla salvaguardia degli interi ecosistemi e alla promozione di uno sviluppo sostenibile. Oggi, con una presenza in oltre 100 paesi, l’ente si impegna in progetti che spaziano dalla protezione delle foreste pluviali alla conservazione degli oceani, dalla lotta al cambiamento climatico alla promozione di pratiche agricole sostenibili.
Il WWF in Italia
In Italia, l’organizzazione ha avuto un ruolo centrale fin dalla sua nascita nel 1966, grazie proprio all’impegno del nostro Fulco Pratesi, diventando un punto di riferimento per la tutela del patrimonio naturale del paese. Tra le “battaglie” più famose possiamo citare la protezione di specie iconiche e locali come l’orso bruno marsicano e il lupo appenninico, ma anche la protezione di habitat preziosi come le zone umide e le foreste, gestendo anche una rete di oasi, aree protette che rappresentano un modello di conservazione e di fruizione responsabile del territorio.
