Tra pianificazione strategica e gestione del rischio, il rapporto tra imprese e fisco sta assumendo contorni sempre più orientati alla previsione. Il Concordato Preventivo Biennale si inserisce proprio in questo scenario come uno strumento che consente a professionisti e aziende di “mettere a terra” le prospettive di crescita, trasformando le previsioni in un accordo fiscale capace di offrire stabilità, ma anche di richiedere scelte ponderate. Una decisione che incide direttamente sulla visione e sulla sostenibilità del business nel medio periodo.
A delinearne caratteristiche, vantaggi e possibili criticità è il Commercialista Emanuele Sorrentino, che analizza le nuove regole del Concordato Preventivo Biennale, spiegando in modo chiaro a chi si rivolge, come viene determinato il reddito e quali valutazioni imprenditori e professionisti sono chiamati a compiere prima di aderire. Dalla certezza del carico fiscale alle opportunità di reinvestimento, emerge uno strumento che può trasformarsi in una leva strategica, soprattutto per chi guarda alla crescita con un approccio strutturato e consapevole.
Dottor Sorrentino, il Concordato Preventivo Biennale è stato prorogato con nuove regole. Può spiegarci in modo semplice come funziona e quali categorie di contribuenti possono aderire?
Il Concordato Preventivo Biennale è un “patto di stabilità” tra il contribuente e il Fisco, in cui si stima quanto il contribuente guadagnerà nei prossimi due anni. Se la stima viene accettata, il contribuente pagherà le imposte su quella cifra, tutto quello che guadagnerà in più sarà praticamente esentasse.
Possono aderire i soggetti ISA (imprese e professionisti con ricavi fino a 5,1 milioni), mentre da quest’anno è preclusa la possibilità di adesione ai contribuenti in regime forfettario. Sempre dal 2026, se hai debiti tributari maggiori di 5.000€, resti fuori.
Oltre alla tassazione agevolata, quali sono gli altri vantaggi premiali previsti per chi accetta la proposta 2026-2027?
Chi aderisce al concordato, oltre alla certezza delle tasse, può beneficiare dell’esclusione dagli accertamenti basati su presunzioni semplici e di una riduzione dei termini per l’accertamento (che scendono di un anno). Inoltre, non vengono applicati gli studi di settore o le medie ISA per quel biennio.
Entrando nel merito, come viene determinato il reddito su cui si basa il concordato e quale ruolo ha la proposta dell’Agenzia delle Entrate in questo processo?
Il reddito non viene scelto a caso; Agenzia Entrate utilizza algoritmi che incrociano i dati storici del contribuente, le medie del settore e le pagelle ISA. La proposta arriva direttamente tramite i software dedicati.
Il ruolo dell’Agenzia è predittivo, ma la decisione finale spetta al contribuente, supportato dal suo consulente, che deve valutare se quella proiezione è realistica o se, come può accadere, il business ha prospettive di crescita maggiori.
Una volta definito il reddito, come funziona la tassazione sul maggior imponibile?
Sul reddito corrispondente a quello dell’anno precedente, continui a pagare l’imposta ordinaria; sulla parte incrementale proposta da Agenzia, si applica un’imposta sostitutiva del 10% (che sale al 12% o al 15% al decrescere del punteggio ISA). L’extra reddito eventualmente prodotto, è esentasse.
In breve, se l’anno scorso hai dichiarato 100.000 e l’Agenzia ti propone 125.000, su 100.000 paghi le aliquote IRPEF a scaglioni (o l’IRES se società di capitali), su 25.000 paghi l’imposta sostitutiva (10% – 12% – 15%).
A prima vista può sembrare uno strumento vantaggioso, ma quali sono gli elementi di rischio che un contribuente deve valutare prima di aderire?
Il rischio principale è l’imprevedibilità: se il tuo reddito dovesse crollare drasticamente per una crisi di mercato o un problema personale, tu sei comunque impegnato a pagare le tasse sulla cifra pattuita (salvo eventi eccezionali previsti dalla norma, come gravi danni documentati). Non è una scelta da fare con leggerezza o basandosi sulla sorte.
Alla luce di questi aspetti, possiamo dire che il concordato è una soluzione adatta a tutti oppure ci sono profili per cui è meno conveniente?
Possiamo dire che il concordato è una soluzione perfetta per chi ha un business in fase di scalata o chi prevede un biennio di forte espansione. Al contrario, è meno conveniente per chi opera in settori ad alta volatilità o per chi sta vivendo una fase di contrazione. Chi ha un reddito stabile o calante non avrebbe alcun beneficio nel “congelare” una tassazione potenzialmente più alta del dovuto.
Nella sua attività ha già avuto modo di analizzare casi concreti. Ci sono esempi che dimostrano in modo chiaro i benefici di questo strumento?
Sì, un buon 10% di clienti del nostro studio ha optato per l’adesione al CPB; penso ad un mio cliente nel settore della consulenza IT. Grazie alla scalabilità del suo modello di business, abbiamo previsto un raddoppio del fatturato nel biennio 2026-2027, con un aumento dei costi molto più contenuto.
Aderendo al concordato, pagherà le imposte su una base molto vicina al suo storico, rendendo l’extra-profitto derivante dalla crescita quasi totalmente esentasse. È un risparmio che il cliente potrà reinvestire in nuove assunzioni e tecnologia, magari acquistando macchinari interconnessi che beneficiano dell’iperammortamento.
Quali sono gli errori più comuni che imprenditori e professionisti commettono quando valutano o accettano il concordato?
L’errore più grave è l’approssimazione. Molti lo vedono come un condono o un modo per “mettersi a posto” col passato. Non è così. È una proiezione sul futuro. Accettare senza aver fatto un budget serio per i prossimi 24 mesi è come guidare a fari spenti: rischi di trovarti a pagare tasse su soldi che non hai mai incassato.
Un altro errore è sottovalutare le cause di decadenza, come violazioni formali o omessi versamenti, che possono far saltare l’accordo e riaprire le porte agli accertamenti.
In un contesto così complesso, quanto è centrale il ruolo del consulente nella valutazione e nella gestione di questa scelta?
Il consulente oggi è un analista di dati e un gestore del rischio. Non basta fare i calcoli; bisogna conoscere l’imprenditore, la sua visione e i suoi progetti. Il ruolo del Commercialista è proprio questo: filtrare la complessità burocratica e dire al cliente se,in base ai numeri e alla strategia, questo patto conviene o danneggia l’impresa. Senza una guida tecnica, il concordato è un salto nel buio.
