dove real beauty

Dove, l’esempio di marketing basato sui valori e sull’inclusione

Agosto 24, 2025

Il brand Dove, di proprietà del gigante Unilever, ha saputo trasformare radicalmente la propria immagine e il proprio posizionamento sul mercato, non solo vendendo prodotti per la cura del corpo, ma promuovendo un’idea di bellezza più inclusiva e autentica.

Dalla sua nascita nel 1957, l’azienda ha mantenuto la promessa di offrire prodotti delicati e idratanti, ma è nel 2004, con il lancio della celebre campagna “Real Beauty“, che ha riscritto le regole del marketing nel settore della cosmesi e dell’igiene personale.

Questa iniziativa, basata su valori etici e sulla valorizzazione della diversità, ha reso Dove un punto di riferimento per il marketing basato sullo scopo, dimostrando che l’autenticità, la responsabilità d’impresa e l’impegno sociale possono essere potenti leve di crescita e di fedeltà del cliente.

La nascita della campagna “Real Beauty”

La campagna “Real Beauty” è nata da una ricerca interna di Dove che ha rivelato un dato sconfortante: solo il 2% delle donne si sentiva rappresentato dai modelli di bellezza proposti dalla pubblicità.

Una evidenza che ha spinto l’azienda a interrogarsi sul ruolo che il brand potesse avere nel cambiare la percezione della bellezza e nell’aiutare le donne a sentirsi più sicure di sé. La campagna ha rotto con i canoni tradizionali del settore, che prediligevano modelle irrealisticamente perfette e ritoccate digitalmente, un po’ come accaduto con la questione relativa ai filtri bellezza su Tik Tok, che sono stati rimossi proprio in un’ottica di non promuovere una distorsione della realtà.

Al loro posto, Dove ha scelto di mostrare donne vere, di diverse età, etnie, corporature e con le loro imperfezioni, celebrando la bellezza in ogni sua forma. L’idea di fondo era semplice ma allo stesso tempo rivoluzionaria: la bellezza non è un ideale da raggiungere, ma una realtà da scoprire in ognuno di noi.

Inclusione e autenticità come pilastri della comunicazione

L’inclusione è il fulcro della strategia di marketing di Dove. Il brand non si è limitato a mostrare donne diverse nei suoi spot pubblicitari, ma ha costruito un intero ambiente di comunicazione basato su questo valore.

Ha lanciato diverse iniziative e progetti a supporto della sua missione e visione aziendali. Un esempio notevole è il “Dove Self-Esteem Project“, un programma educativo rivolto a ragazzi e ragazze per aiutarli a sviluppare un rapporto positivo con il proprio corpo e a superare l’insicurezza legata all’aspetto fisico, promuovendo l’autostima.

Attraverso workshop, materiali didattici e partnership con scuole e organizzazioni, l’azienda ha dimostrato che il suo impegno va oltre la vendita di prodotti e si estende alla responsabilità sociale di educare le nuove generazioni a un’idea di bellezza più sana e realistica. La trasparenza e l’autenticità sono stati i fattori chiave di questo successo e al riguardo, Dove si è impegnata a non utilizzare la manipolazione digitale nelle immagini delle sue campagne, guadagnando la fiducia dei consumatori che hanno percepito l’impegno del brand come genuino e non come una semplice strategia commerciale.

Il successo commerciale e la sfida etica

La scelta di Dove di improntare il marketing sull’inclusione e i valori sociali si è tradotta anche in un notevole successo commerciale. La campagna Real Beauty ha generato un’enorme risonanza mediatica e ha portato a un aumento rilevante della brand awareness e della fedeltà dei clienti.

Numerose ricerche di mercato hanno dimostrato che i consumatori sono disposti a sostenere e a premiare i brand che dimostrano un impegno sociale autentico e, in questo senso, l’azienda è diventata un caso di studio esemplare per dimostrare che il marketing basato sullo scopo non è solo etico, ma anche un potente motore di business.

Le critiche di purpose washing

Tuttavia, il percorso di Dove non è stato privo di sfide e anche critiche. Il brand è stato talvolta accusato di “purpose-washing“, ovvero di utilizzare la sua immagine di inclusione per nascondere pratiche aziendali meno etiche o per promuovere prodotti non sempre coerenti con i valori dichiarati, un po’ come succede con il greenwashing per quel che riguarda la sostenibilità ambientale.

Ad esempio, alcuni critici hanno fatto notare che, pur promuovendo un’idea di bellezza naturale, Dove fa parte di una multinazionale che possiede anche brand che si basano su canoni di bellezza più tradizionali, spingendo il marchio a una continua riflessione e a un impegno costante per mantenere la coerenza tra il suo messaggio e le sue azioni.

L’azienda ha risposto pubblicamente a queste osservazioni, rafforzando il suo impegno per la trasparenza e cercando di dimostrare che la sua missione di inclusione è un valore che guida l’intera organizzazione, non solo le sue campagne pubblicitarie.

Claudia Barbara

Claudia Barbara

Claudia Barbara è una giornalista digitale ed esperta di content strategy. Collabora con la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation, dove si occupa della pianificazione e gestione strategica dei contenuti. È inoltre giornalista presso alcune delle principali testate editoriali digitali dell'agenzia, tra cui Influent People, La Vera Cronaca e Best of Puglia, contribuendo alla loro crescita editoriale con un approccio attento alla qualità e alla rilevanza dei contenuti.

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