C’erano una volta le edicole in Italia: perché chiudono e cosa perdiamo con la loro scomparsa

Erano 35.000 vent’anni fa. Oggi sono meno di 20.000, e di queste solo 10.720 vendono in via esclusiva o prevalente stampa e periodici — dati SNAG, gennaio 2025. Secondo Unioncamere, tra settembre 2019 e settembre 2023 sono scomparse quasi 2.700 edicole, di cui 2.327 erano ditte individuali.

Oltre 4.900 comuni italiani sono oggi privi di un solo punto vendita di giornali. Il Molise ne ha 33 in tutta la regione. Non è solo una crisi commerciale: è la scomparsa di un presidio fisico dell’informazione che nessuna app ha ancora sostituito davvero.

Ogni volta che si parla di edicole che chiudono, si parla di margini commerciali, distribuzione, concorrenza digitale. Raramente si parla di ciò che scompare insieme all’edicola: un luogo fisico dove il lettore comprava il suo giornale preferito, dove la pensionata di periferia trovava ogni mattina il suo quotidiano senza bisogno di un contratto internet, dove le posizioni politiche più diverse condividevano lo stesso scaffale senza che nessun algoritmo decidesse cosa mostrare a chi.

Da 35.000 a meno di 20.000 in vent’anni

Nel 2004 le edicole attive in Italia erano circa 35.000. A gennaio 2025 quelle che vendono in via esclusiva o prevalente stampa sono 10.720, con un calo del 4,6% solo nel 2024. Se si considera il totale dei punti vendita che trattano prodotti editoriali — incluse tabaccherie e rivendite miste — si sale a circa 20.000. M-DIS, il principale distributore italiano di stampa, rifornisce ogni mattina circa 20.000 punti vendita: è il numero che meglio rappresenta i punti di contatto ancora attivi tra lettori e stampa cartacea.

Quello che i dati Unioncamere mostrano è una desertificazione che ha caratteristiche geografiche precise: colpisce di più i comuni piccoli e le periferie urbane. A Roma sono scomparse 303 edicole in quattro anni (-21%). A Torino 138 (-21,6%). A Milano 129 (-11,9%). Nelle province meno densamente popolate, molti comuni sono passati da due o tre edicole a zero.

La matematica che spiega le chiusure

Il margine del rivenditore di stampa è circa il 23% del prezzo di copertina. Su un quotidiano da 1,50 euro significa circa 35 centesimi per copia. Uno studio di Data Media Hub e Stampa Romana calcola che il giro d’affari medio di un’edicola pura sia attorno ai 55.000 euro annui, con un margine lordo di circa 12.700 euro. Stare aperti 28-29 giorni su 30, dalle 6 del mattino, pagare l’affitto o le tasse sul suolo pubblico, con meno di 1.100 euro lordi al mese di margine: i conti non reggono più in molte aree del paese.

Le vendite nei primi sei mesi del 2025 tramite canale edicola si attestano a 868.000 copie medie giornaliere — sotto quota un milione per la prima volta — con una flessione dell’8% rispetto al 2024. Il canale edicola, che nel 2021 pesava il 75% delle vendite totali, nel 2025 è sceso al 67%: otto punti percentuali in meno in quattro anni. Il calo rallenta leggermente — da -10% annuo costante a -8% — ma non si inverte.

Cosa si perde davvero quando un’edicola chiude

L’edicola era un presidio democratico dell’informazione nel senso più letterale: un luogo fisico dove chiunque poteva acquistare qualsiasi testata, indipendentemente dall’orientamento politico, senza intermediari algoritmici che decidono cosa mostrare in base al profilo digitale.

Il feed di Facebook mostra notizie selezionate in base ai comportamenti passati e costruisce bolle. L’edicola mostrava tutto e la scelta era del lettore, non dell’algoritmo e della sua filter bubble.

Questo dettaglio ha implicazioni profonde sul pluralismo dell’informazione. La rete distribuisce miliardi di notizie al giorno, ma in modo asimmetrico: l’algoritmo amplifica certi contenuti e ne sopprime altri, costruisce percorsi informativi personalizzati che raramente mettono il lettore di fronte a punti di vista radicalmente diversi dai suoi. L’edicola non aveva questo problema. Era, nel senso più fisico del termine, un luogo di pluralismo.

I 3,5 milioni di italiani senza accesso alla stampa locale

Uno studio di Confesercenti calcola che quasi 3,5 milioni di italiani non possono più comprare giornali o riviste nel loro comune. Sono spesso le persone meno equipaggiate per leggere le notizie online: anziani, residenti in aree rurali, chi non ha una connessione stabile.

La desertificazione delle edicole colpisce in modo sproporzionato chi era già ai margini dell’ecosistema informativo digitale. Oltre 2.000 comuni italiani sono privi di edicola, e altrettanti ne hanno una sola, che di solito è anche una tabaccheria con esposizione editoriale limitata.

Il problema della distribuzione che si ritira

I distributori locali di stampa stanno riducendo i giri nelle zone dove il numero di copie consegnate scende sotto la soglia di convenienza economica. In alcune aree, gli edicolanti devono ritirare le copie non più al chiosco ma in punti di raccordo distanti anche molti chilometri. Chi non può permettersi quella trasferta smette di vendere giornali.

È un circolo vizioso: meno edicole significano meno punti di distribuzione, che significano meno copie vendute, che giustificano la chiusura di altre edicole.

Gli aiuti di Stato: tardivi ma non inutili

Il Parlamento italiano ha avviato percorsi di sostegno per le edicole — contributi per ristrutturazioni, agevolazioni fiscali, fondi per la trasformazione in punti multiservizi. Le misure sono state giudicate insufficienti dalle associazioni di categoria rispetto alla velocità delle chiusure.

La trasformazione in punti multiservizi — con offerte di giochi, e-commerce, servizi locali — ha aiutato alcune edicole che hanno potuto investire, ma non è una soluzione generalizzabile, e la reperibilità dei giornali resta un ostacolo concreto.

Alcuni esperti del settore proiettano che i ricavi digitali supereranno quelli cartacei solo tra il 2039 e il 2040: nel frattempo, la rete distributiva cartacea continua a erodersi.

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio

Matteo Di Medio è un giornalista digitale ed esperto di content strategy. È Caporedattore di Gioco Pulito e Influent People, due delle principali testate editoriali digitali del settore, e ricopre il ruolo di Responsabile dei Contenuti presso la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation.
Nel corso della sua carriera ha contribuito alla crescita e allo sviluppo editoriale di numerosi progetti digitali, curando la produzione e la direzione dei contenuti con un approccio orientato alla qualità e alla visibilità online.

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