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BeReal e l’authenticity trend. L’evoluzione della comunicazione sui social media

Dicembre 28, 2025

L’ultimo decennio della storia digitale è stato dominato da un paradigma estetico ben preciso, dettato principalmente dall’ascesa di Instagram. Per anni, la cultura dei social media si è basata sulla cura maniacale dell’immagine, sulla ricerca della perfezione visiva e sulla selezione dei momenti migliori della propria esistenza.

Tuttavia, negli ultimi tempi si è assistito a una controtendenza significativa in questo modello narrativo. L’esplosione di popolarità di BeReal, avvenuta prevalentemente tra il 2022 e il 2023, non rappresenta soltanto il successo momentaneo di una nuova applicazione, ma segnala un mutamento antropologico nel modo in cui le nuove generazioni intendono la presenza online.

Si tratta del cosiddetto “authenticity trend“, una tendenza che rifiuta la finzione patinata a favore di una rappresentazione più cruda, immediata e, teoricamente, veritiera della realtà quotidiana.

La nascita della stanchezza da perfezione

Per comprendere il successo di BeReal, è necessario analizzare il contesto sociale in cui si è inserito. Dopo anni passati a scorrere feed infiniti di vacanze perfette, corpi scolpiti e successi professionali ostentati, gli utenti hanno iniziato a manifestare una profonda stanchezza psicologica, spesso definita come “social media fatigue“.

Studi sociologici e report di settore hanno evidenziato come la pressione performativa delle piattaforme tradizionali abbia contribuito a un aumento dell’ansia sociale, specialmente tra la Generazione Z. In questo scenario saturo di filtri e ritocchi fotografici, l’autenticità è diventata la valuta più preziosa.

Non si cerca più l’aspirazionalità irraggiungibile, bensì la connessione umana basata sulla condivisione delle imperfezioni. BeReal ha saputo intercettare questo bisogno latente offrendo una struttura tecnica che impedisce, o quantomeno ostacola fortemente, la costruzione artificiale dell’immagine.

L’anti-Instagram e l’imprevisto

Il funzionamento di BeReal è stato progettato per smantellare le abitudini consolidate sugli altri social network. L’applicazione invia una notifica a tutti gli utenti simultaneamente in un momento casuale della giornata, concedendo una finestra di soli due minuti per scattare una foto.

L’assenza di filtri per il fotoritocco e l’obbligo di utilizzare contemporaneamente la fotocamera posteriore e quella anteriore costringono l’utente a mostrare non solo ciò che sta guardando, ma anche il proprio volto in quel preciso istante, senza possibilità di prepararsi o mettersi in posa. Un meccanismo che elimina la fase di pre-produzione del contenuto che caratterizza Instagram o TikTok.

Non c’è tempo per scegliere l’angolazione giusta o per sistemare le luci; il risultato è spesso una fotografia banale, mossa o poco gratificante, che ritrae scene di vita ordinaria come schermi di computer, mezzi pubblici o stanze in disordine. È proprio in questa banalità che risiede la rivoluzione dell’app: normalizzare la vita quotidiana, sottraendola alla dittatura dell’evento eccezionale.

La risposta dei giganti tecnologici e il trend

La prova definitiva che l’authenticity trend non fosse una moda passeggera è arrivata dalla reazione dei competitor storici. Piattaforme come Instagram e TikTok, sentendosi minacciate dal cambio di paradigma, hanno introdotto funzionalità palesemente ispirate a BeReal.

 TikTok ha lanciato “TikTok Now“, mentre Instagram ha sperimentato le “Candid Stories“, entrambe funzionalità che replicano la logica della doppia fotocamera e della condivisione istantanea. Questo fenomeno di mimesi industriale dimostra che la domanda di contenuti non filtrati è ormai strutturale. I grandi player del settore hanno compreso che per trattenere l’attenzione degli utenti più giovani non è più sufficiente offrire strumenti per abbellire la realtà, ma è necessario fornire spazi dove la realtà possa essere espressa nella sua forma più grezza.

L’autenticità è passata dall’essere una caratteristica di nicchia a diventare una “feature” indispensabile nell’ecosistema digitale globale.

Il paradosso dell’autenticità performativa

Nonostante le premesse idealistiche, il discorso sull’autenticità digitale solleva questioni complesse e talvolta contraddittorie. Molti critici dei media osservano che, nel momento in cui un comportamento viene mediato da uno schermo e condiviso con un pubblico, perde intrinsecamente la sua natura di purezza.

Anche su BeReal, si è sviluppata una forma di “autenticità performativa“. Gli utenti, sapendo che la notifica potrebbe arrivare in qualsiasi momento, o scegliendo di postare in ritardo (il cosiddetto “Late BeReal“) quando stanno facendo qualcosa di interessante, continuano a esercitare un controllo sulla propria immagine.

Si crea quindi un paradosso in cui l’essere “reali” diventa a sua volta una posa, uno stile estetico studiato per apparire casuale e noncurante. La ricerca spasmodica del vero rischia di trasformarsi in una nuova convenzione sociale, dove l’imperfezione è accettata solo se rientra in determinati canoni di gradevolezza o ironia, escludendo ancora una volta gli aspetti realmente negativi o noiosi dell’esistenza.

L’evoluzione delle relazioni digitali: dai follower agli amici

Un altro aspetto centrale dell’evoluzione innescata da BeReal riguarda la dimensione della rete sociale. Mentre l’era degli influencer si basava sull’accumulo indiscriminato di follower, il trend dell’autenticità spinge verso un ritorno a cerchie più ristrette e intime.

Su BeReal e nelle nuove funzionalità dei social mainstream, l’enfasi è posta sulla condivisione con gli amici veri, quelli che non giudicano una foto venuta male, segnando un passaggio dal modello del “broadcasting” (trasmissione) a quello del “narrowcasting” (trasmissione ristretta).

Le persone sembrano voler recuperare la funzione originaria dei social network: mantenere i contatti con le persone care, piuttosto che gestire un personal brand per un pubblico di sconosciuti. Un ridimensionamento delle aspettative di audience che contribuisce a un ambiente digitale meno tossico e più sostenibile emotivamente, dove l’accettazione sociale non si misura in migliaia di like, ma nelle reazioni genuine delle persone che contano davvero.

Claudia Barbara

Claudia Barbara

Claudia Barbara è una giornalista digitale ed esperta di content strategy. Collabora con la Linking Agency, realtà specializzata in Digital PR, SEO e Web Reputation, dove si occupa della pianificazione e gestione strategica dei contenuti. È inoltre giornalista presso alcune delle principali testate editoriali digitali dell'agenzia, tra cui Influent People, La Vera Cronaca e Best of Puglia, contribuendo alla loro crescita editoriale con un approccio attento alla qualità e alla rilevanza dei contenuti.

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