Andrea Pietrini YOURgroup

Andrea Pietrini YOURgroup: cos’è il fractional management e perché è cruciale per le PMI

In un mercato sempre più instabile, rapido e imprevedibile, la vera sfida per le piccole e medie imprese italiane non è solo resistere, ma evolversi. Oggi più che mai, il business richiede visione, flessibilità e la capacità di adottare modelli organizzativi all’avanguardia, in grado di adattarsi a scenari in continua trasformazione. Il capitale manageriale diventa così un asset strategico ed una risorsa che deve essere ripensata in chiave accessibile e dinamica.

È proprio da questa esigenza che nasce il fractional management, un approccio innovativo che consente alle PMI di accedere a competenze di alto livello senza vincoli strutturali rigidi. Un modello che non solo ridefinisce il concetto di leadership, ma apre nuove prospettive per la crescita e la competitività del tessuto imprenditoriale italiano.

Ne parliamo con Andrea Pietrini, chairman di YOURgroup, realtà pioniera in Europa e prima in Italia in questo ambito. Un’intervista che racconta non solo un percorso imprenditoriale, ma una visione concreta di come le aziende possano affrontare la complessità contemporanea con strumenti nuovi, più agili e più efficaci.

Chi e cosa fa Your Group

Dott. Pietrini, la storia di YOURgroup nasce da quello che molti definirebbero un incidente di percorso, ossia la fine di un incarico executive. Possibile che, almeno in parte, dentro di lei esistesse già il desiderio di uscire da quel sistema? Che quel licenziamento sia stato anche, magari inconsciamente, una porta che aspettava di aprirsi?

All’epoca l’ho vissuto come uno shock, come accade a chiunque perda improvvisamente il proprio ruolo. Ma con il senno di poi capisco che non è stato un incidente di percorso: è stato un punto di svolta.

Avevo trascorso molti anni nel mondo corporate e avevo avuto grandi responsabilità, ma iniziavo a percepire che il modello tradizionale del management stava diventando sempre più rigido. Il talento manageriale veniva spesso “intrappolato” dentro strutture molto verticali e poco flessibili.

Quel momento mi ha costretto a fermarmi e a guardare il sistema da fuori. E quando guardi le cose da fuori, spesso vedi opportunità che prima non vedevi.

Il licenziamento è stato, in effetti, una porta che si è aperta. Non verso un nuovo lavoro, ma verso un’idea: ripensare il modo in cui il management può creare valore per le imprese.

Se tornasse a quel 2011, qual è stata la singola intuizione che le ha fatto capire che non stava solo cercando un nuovo lavoro, ma stava inventando una nuova categoria professionale per l’Italia?

L’intuizione è arrivata osservando le PMI italiane.

Abbiamo un tessuto imprenditoriale straordinario, fatto di aziende innovative, creative, spesso leader nei loro settori. Ma molte di queste imprese non possono permettersi manager di altissimo livello a tempo pieno.

Mi sono chiesto: perché queste competenze devono essere accessibili solo alle grandi multinazionali?

Da quella domanda è nato il concetto di fractional management: manager di grande esperienza che lavorano accanto alle imprese in modo flessibile, portando competenze strategiche quando servono davvero.

Non era semplicemente una nuova carriera. Era un modo nuovo di organizzare il capitale manageriale.

Nel reclutare i suoi primi partner, qual è stata la resistenza più difficile da abbattere: quella dei manager o quella degli imprenditori?

All’inizio entrambe, ma per ragioni molto diverse.

I manager dovevano superare un cambio di mentalità profondo. Passare da una carriera lineare a un modello più imprenditoriale significa assumersi nuove responsabilità e accettare una dimensione di maggiore libertà, ma anche di maggiore autonomia.

Gli imprenditori, invece, dovevano abituarsi all’idea che un manager esterno potesse entrare in azienda e contribuire alle decisioni strategiche.

Con il tempo abbiamo dimostrato che il fractional manager non arriva per sostituire l’imprenditore, ma per rafforzarlo. E quando un imprenditore vede risultati concreti, la fiducia nasce molto rapidamente.

In un tessuto di PMI spesso gelose della propria gestione familiare, come si riesce a stabilire quella fiducia immediata necessaria per sedersi al tavolo delle decisioni in poche ore?

La fiducia si costruisce con la credibilità.

I fractional manager di YOURgroup sono tutti professionisti che hanno guidato aziende, gestito trasformazioni e affrontato momenti complessi. Quando entrano in un’impresa non portano solo teoria, portano esperienza reale.

Gli imprenditori italiani sono molto pragmatici: riconoscono rapidamente quando hanno davanti qualcuno che può davvero aiutarli a crescere.

Il nostro lavoro è proprio questo: mettere il talento manageriale al servizio dell’imprenditore nel momento in cui serve di più.

Qual è la “red flag” che vi fa capire che un manager, pur eccellente, non è adatto al modello Fractional?

La più evidente è l’incapacità di uscire dalla logica del ruolo.

Nel fractional management non esiste il potere della posizione. Non c’è una gerarchia da cui derivare autorità.

Un fractional manager deve saper creare valore attraverso le proprie competenze, la propria visione e la propria capacità di lavorare al fianco dell’imprenditore.

Se un manager è troppo legato al titolo o alla struttura, difficilmente riesce ad adattarsi a questo modello. Per questo la selezione in YOURgroup è molto rigorosa: cerchiamo non solo competenza, ma anche mentalità.

Se dovesse guardare ai 15 anni di YOURgroup, qual è stato il momento di criticità massima?

I primi anni sono stati i più difficili.

Quando proponi qualcosa che non esiste ancora, devi prima convincere il mercato che il problema esiste davvero. Molti pensavano che il fractional management fosse un’idea interessante ma di nicchia.

Poi il mondo è cambiato. Le crisi economiche, la pandemia e le trasformazioni tecnologiche hanno reso evidente quanto le aziende abbiano bisogno di competenze flessibili.

Quello che all’inizio sembrava un modello pionieristico oggi è diventato una risposta concreta alla complessità del mercato.

In che modo YOURgroup è cambiata internamente per non diventare rigida proprio mentre vendeva flessibilità?

Abbiamo cercato di rimanere fedeli al nostro DNA.

YOURgroup non è una struttura tradizionale: è un network di manager di alto livello che condividono esperienze, competenze e visione.

Abbiamo investito molto nella costruzione di una community manageriale forte, capace di crescere insieme e di portare valore alle imprese. Questo è il vero patrimonio dell’azienda: il capitale umano.

Se il Fractional Management è la risposta alla complessità di oggi, quale sarà l’evoluzione successiva?

Credo che stiamo andando verso un modello di impresa sempre più “liquido”.

Le aziende avranno un nucleo stabile di persone e, attorno a quel nucleo, una rete di competenze altamente specializzate che entrano ed escono in funzione dei progetti e delle strategie.

In questo scenario il fractional management diventa uno degli strumenti più potenti per rendere le imprese più competitive.

Non è una soluzione temporanea. È una nuova architettura del lavoro manageriale.

Infine, una curiosità personale: qual è la sfida che oggi toglie il sonno ad Andrea Pietrini?

Più che una preoccupazione è una responsabilità.

In questi anni abbiamo dimostrato che il fractional management può funzionare e può creare valore per le imprese. Ora la sfida è portare questo modello a un livello ancora più alto, continuando a crescere senza perdere la qualità e i valori con cui siamo nati.

YOURgroup oggi rappresenta una delle realtà più avanzate nel panorama europeo del fractional management.

Il mio obiettivo è semplice: fare in modo che sempre più imprenditori possano accedere a competenze manageriali di alto livello e che sempre più manager possano esprimere il proprio talento in modo libero e imprenditoriale.

Perché quando talento e impresa si incontrano nel modo giusto, succedono cose straordinarie.

Redazione

Redazione

La redazione di Influent People riunisce giornalisti con lunga esperienza ed esperti di comunicazione digitale, SEO e web reputation. Li unisce un obiettivo: raccontare il sistema dell'informazione e della comunicazione con il rigore del giornalismo e la precisione del digitale.

Articolo Precedente

Win Win e SOSNESS: l’imprenditoria femminile di Victoria Ferrua che costruisce sicurezza

Studio-Aiazzi
Articolo successivo

Studio Aiazzi, quattro decenni di consulenza del lavoro tra tradizione e innovazione

Sign Up to Our Newsletter

Be the first to know the latest updates

Informazione, Digital e Comunicazione di Successo
Direttore Antonio Padellaro