Mentre l’Italia del 1987 si avviava a festeggiare il Natale nel pieno del suo fervore economico, un ufficio del CNUCE presso il CNR di Pisa stava per segnare il destino tecnologico del Paese.
Il 23 dicembre di quell’anno veniva ufficialmente registrato cnuce.cnr.it, il primo dominio internet con targa italiana. Quell’evento non rappresentava solo la creazione di un indirizzo elettronico, ma costituiva l’atto formale con cui l’Italia reclamava la propria sovranità e identità all’interno della nascente rete globale.
Pisa: la capitale tecnologica
Il primato di Pisa non fu affatto casuale, poiché la città toscana rappresentava già da tempo il cuore pulsante della ricerca informatica nazionale. Solo un anno prima, nel 1986, i ricercatori del CNUCE erano riusciti a stabilire la prima connessione via satellite con la rete Arpanet negli Stati Uniti.
Con la registrazione del suffisso nazionale, l’Italia si posizionò come il quarto Paese in Europa a ottenere un’estensione propria, seguendo le orme di Gran Bretagna, Germania e Francia, e precedendo molte altre nazioni che ancora non avevano compreso la portata rivoluzionaria di questo strumento.
Il processo tecnico per ottenere il dominio richiese un’interlocuzione diretta con Jon Postel, lo scienziato americano che all’epoca gestiva quasi manualmente l’assegnazione degli indirizzi IP nel mondo attraverso lo IANA.
Figure chiave come Stefano Trumpy, Luciano Lenzini e Blasco Bonito furono i pionieri che riuscirono a convincere le autorità internazionali a delegare al CNR di Pisa la gestione del registro italiano. In un’epoca in cui si combatteva ancora una battaglia tecnica tra diversi standard di comunicazione, la scelta dei ricercatori pisani di adottare il protocollo TCP/IP si rivelò una mossa lungimirante che salvò l’Italia dall’isolamento digitale.
Una rete diversa da quella odierna
Quell’Internet primordiale era molto diverso da quello grafico e multimediale che frequentiamo oggi, poiché il World Wide Web sarebbe stato inventato solo qualche anno dopo.
La velocità di connessione era infinitesimale rispetto ai moderni standard della fibra ottica e il dominio serviva quasi esclusivamente per scambiare dati scientifici o messaggi testuali tra accademici e centri di calcolo. Nonostante queste limitazioni tecniche, la struttura logica creata allora è la stessa che permette oggi il funzionamento di ogni sito web moderno.
Quel primo seme piantato due giorni prima del Natale di trentotto anni fa ha dato vita a un ecosistema che oggi conta oltre tre milioni e mezzo di domini registrati sotto l’estensione .it.
Quel primo dominio fungeva da portale per l’istituto di calcolo pisano, ma simbolicamente apriva la porta a tutto ciò che oggi consideriamo quotidiano: l’e-commerce, i social media, lo streaming e l’informazione online.
